Intervista al regista coratino Massimiliano Tedeschi


Massimiliano Tedeschi

N°10 OTTOBRE 2017

Hai sempre avuto la passione per il cinema? Da quanti anni la coltivi? Quali sono stati i tuoi precedenti lavori?

Si, dall’età di 8 anni il mio sogno nel cassetto è stato quello di recitare. Mi ricordo che da piccolo negli anni 80 mi affascinavano molto i film “cult. Mi incantavo alla tv vedendo i film del nostro attore Pugliese Lino Banfi, nel contempo mi mettevo a ridere e non finivo quello che stavo mangiando. A volte venivo rimproverato perché si freddava la pasta e non mi andava più. E sognavo ad occhi aperti un domani di poter lavorare nel mondo del cinema. Purtroppo, all’epoca, accademie o comunque corsi dalle nostre parti non erano presenti e per poter cercare di realizzare questo sogno ero costretto a recarmi a Roma, ma ero ancora piccolo. Questo sogno è rimasto chiuso nel cassetto fino all’età di 21 anni. Avevo iniziato a frequentare una nuova comitiva e all’interno di questa comitiva c’era un altro ragazzo appassionato come me, solo che gli altri lo prendevano in giro dicendo che era un pazzo. Io lo capivo avevamo la stessa passione, lo stesso interesse, perciò riferii a lui della mia passione, nacque una bella amicizia, tutt’oggi anche se lui è nel nord Italia lavorando in questo settore ci sentiamo. Iniziai a girare un cortometraggio muto tutto in bianco e nero, racchiudendo tutti i valori della famiglia in questo lavoro. Questa esperienza da attore mi fece capire che quello che amavo era proprio questo, d’altronde tutti noi artisti siamo narcisisti. Il fatto di entrare in un set, aspettare per essere truccato da professionista mi entusiasmava tanto, era un’esperienza nuova per non parlare della prima, anch’essa fantastica, salire su un palco per raccontare i miei stati d’animo. Era fantastico. Mesi dopo sempre con questo mio amico girammo un cortometraggio dove questa volta ne curai pure la sceneggiatura. Ma la mia svolta è avvenuta con la mia prima web serie Chiamami, dove io ero uno dei protagonisti “Nico”. E poi dopo un pò di esperienza mi sono interessato anche della regia con confusioni mistiche. Il mio primo cortometraggio genere drammatico, è stato girato poiché l’attrezzatura mi mancava, con una macchina fotografica e anche se non era stato creato con attrezzatura professionale superò il primo step a un festival del cinema di Roma “Il corto”. Tu mi vuoi? (vincitore del premio della “giuria popolare” nel 2012 al festival di Mendicino (CS). La web serie nel 2015 Doppiamente sui disturbi mentali, nel 2016 la seconda stagione, il cortometraggio Retroscena (vincitore del festival 2017 A day movies) e Laura. Quest’ultimo pluripremiato oltreoceano. Miglior film straniero, Miglior attrice protagonista sia dalla giuria tecnica che dalla fan page, Miglior attore nel ruolo del cattivo, Migliori attrici di supporto (2 premi), Miglior Sceneggiatura al Christian Film Festival e un Award Merit al Christian Family Film Festival.

Com’è nata l’dea di Laura? Cosa ti ha ispirato?

Io seguo molto le serie tv americane, infatti lo stile di Laura è americano e quando parlo di stile intendo regia, location, idee. Direi tra tutte, Orange is the new black, non a caso la linea narrativa si basa molto su questa serie tv. Viene girato in parte in una cella, in parte in una modesta casa con vari flashback familiari. Quello che si vede in tv oggi rispecchia l’odierno, vedi litigi familiari per sciocchezze, problemi di violenza domestica, ragazzi che a 16 anni hanno già tutto e si stancano facilmente di quello che hanno.

In quale genere cinematografico si colloca la tua ultima produzione? E a quale fascia di pubblico si rivolge?

Drammatico, non ha nessuna censura è fruibile da tutti e comunque da chi ama in parte anche l’azione.

Laura ha vinto dei premi negli USA. Avrà un seguito?

Questa domanda mi ha spiazzato un po’.  Al momento l’idea è quella di assaporare queste vittorie e sperare in altre, anche se non si esclude un sequel ovviamente sulla scia della prima produzione.

Pensi che Laura sia stata un’evoluzione rispetto ai tuoi precedenti lavori dal punto di vista della crescita personale e professionale?

Si, un cambiamento c’è stato, in positivo. Si può parlare di evoluzione perché c’è una visione diversa nella location, nel messaggio e poi non avevo mai affrontato un tema alquanto scottante. E anche nelle riprese, si è usato un carrello con il relativo binario cosa che in passato non avevo mai fatto, grazie a un’armonia, empatia sul set con persone molto preparate. Anche per questo quando mi si chiede se i premi sono personali o di squadra, rispondo che soprattutto l’award merit che racchiude tutto è un premio di tutta la squadra e non ad personam.

Su cosa ti sei basato per la scelta del cast?

Su amici di vecchia conoscenza. Sapevo come recitavano, infatti gli ottimi risultati si sono subito notati.

Laura cortometraggio

Raccontaci com’è stata questa esperienza sul set.

Un’esperienza fantastica, attori bravi e seri. Staff tecnico preparatissimo che ha saputo dare consigli validissimi.

Quale morale e messaggio sociale lascia impressi nello spettatore?

Abbraccia il tema scottante e di attualità della violenza sulle donne. Parla di una giovane donna che affronta il carcere per un grave delitto commesso dalla persona che più ama ed è un’allegoria di ciò che Gesù ha fatto morendo sulla croce per salvare l’umanità.

Chi è il tuo regista preferito?

Steven Spielberg.

Laura cortometraggio

Chi vorresti ringraziare?

Lo sceneggiatore Antonio Todisco che mi ha aiutato molto nella regia, l’attrice protagonista Simona Rutigliano, le 2 coprotagoniste Celeste Francavilla e Angela Labalestra, l’attore protagonista nel ruolo del padre Pietro Ruscigno, Antonella Colasanto, Nicola Losapio, Isabella Di Liddo e Monica Notarnicola. Mi sono avvalso di due professionisti come staff tecnico, Raffaella Fasano direttore della fotografia e Luigi Ranieri assistente alla regia. Senza il loro supporto non sarei riuscito ad ottenere questo risultato.

A chi dedichi queste vittorie?

Ai miei genitori che hanno sempre creduto in me e che quando vedono mi vedono scoraggiato sono sempre lì a darmi un conforto morale.