Stranger Things e il fantastico mondo degli anni 80


Stranger things

N°12 DICEMBRE 2017

“Siamo a Hawkins. Sai qual è la cosa più grave che è successa nei quattro anni che lavoro qui? Un gufo che ha attaccato Eleonor Gillespie perché aveva preso i suoi capelli per un nido”. Lo sceriffo Hopper apre così il trailer di Stranger Things, serie americana che il 27 ottobre ha lanciato su Netflix la seconda stagione.

Per tutti i nostalgici degli anni 80 un vero tuffo nel passato sulle note di Should i stay or should i go, brano intramontabile dei Clash, la canzone preferita dei fratelli Byers, il pezzo con cui Will, il ragazzino scomparso, manifesta la sua presenza.

Stranger Things è la quintessenza dei film cult che hanno modellato l’immaginario fantastico di un’intera generazione. Grazie alla fotografia e alla scelta accurata dei piccoli personaggi, semplici e genuini, agli occhi di chi non ne ha mai sentito parlare, Stranger Things sembra proprio un film datato ’80 e non una ricostruzione fedele del periodo.

Stranger things anni 80

Sono sempre loro i protagonisti, quei ragazzini coraggiosi, che abbiamo amato per la loro semplicità, amicizia, lealtà, rispetto reciproco e spirito di avventura con tanto di escamotage e piani b, tutti aspetti lontani dall’individualismo tecnologico dei nostri anni. In Stranger Things ci sono i Goonies, gli Explorers, I Navigators ma anche Stand by me di Bob Reiner (i ragazzi che passeggiano sulle rotaie) e Spielberg, il narratore bambino per eccellenza.

Ad un occhio attento molte sequenze sono simili a quelle di Incontri ravvicinati del terzo tipo e di Et l’extraterrestre: le scene in bici, rigorosamente bmx, il mezzo che i bambini anni 80 prediligevano per spostarsi, il simbolo della libertà, “bastava avere una bici e potevi andare anche in capo al mondo” e poi le scene delle torce in mezzo alla foresta.

I fratelli Duffer, registi della serie, da divoratori cronici di pellicole sci- fi cult di quegli anni hanno fatto proprio del citazionismo la fortuna di Stranger Things. E ciò traspare in molte sequenze copiate con la carta carbone sia nella composizione delle immagini sia nelle azioni che compiono i personaggi:

https://www.youtube.com/watch?v=wBjgFt6lVHM

Improvvisamente nella tranquilla cittadina di Hawkins, dove non accade mai nulla scompare un ragazzino Will Byers. I suoi amici cominciano a cercarlo. Incontrano Undici, una bambina dai poteri sovrannaturali, sottoposta ad esperimenti governativi che riesce a sfuggire al suo triste destino. Lo sceriffo Hopper lo cerca insieme ai suoi uomini e alla madre di Will, interpretata da una coraggiosa Winona Ryder, l’unica a credere che suo figlio sia ancora vivo. Alla fine della prima stagione Will viene ritrovato nel Sottosopra, una sorta di mondo parallelo popolato da un mostro che succhia linfa vitale.

Le otto puntate della prima stagione sembrano concludersi col ritorno alla normalità ma è evidente che il male oscuro non è ancora stato sconfitto e costituirà quindi il leitmotiv per la seconda stagione, per certi versi non del tutto necessaria.

In Stranger Things trova spazio anche il mondo degli adolescenti, del college, del Tempo delle mele, dei party, dei balli di fine anno, dei baci rubati alla Dawson’s Creek ma anche delle capigliature cotonate, dei flipper, dei sintetizzatori, dei videogiochi otto bit sull’onda evanescente dei drive in, dei fast food e delle auto colorate in stile American Graffiti.

Stranger Things parla direttamente al cuore dei suoi spettatori focalizzando l’attenzione su un gruppo di ragazzini che vogliono farcela da soli anche a costo di trasgredire bonariamente le regole della famiglia e di accettare le giuste punizioni.

Le fughe notturne, in particolare di Mike che escogita soluzioni ingegnose per poter nascondere Undici, l’unica che può ricondurli da Will, lo spirito di cameratismo che si rifà propriamente al cinema d’avventura 80 style, in cui l’innocenza dei ragazzini fa capolino in un mondo di adulti radicato nella routine e distante anni luce. I problemi e gli obiettivi dei piccoli diventano vere e proprie missioni da portare a termine dove le abilità e l’intuito superano di gran lunga le regole convenzionali imposte dagli adulti “bravi solo a fare dei gran casini”.

Stranger things
Stranger thingsEd è ai bambini che tocca salvare il mondo perché così accadeva nei mitici anni 80. Di queste convinzioni sono intrisi i ricordi impalpabili e sfocati di un modus vivendi a tratti bucolico nel contatto con la natura, amica, meravigliosa e nel contempo piena di insidie come la foresta che inghiotte Will, la stessa che mimetizza e rigurgita creature mostruose che aprono improvvisi varchi temporali.

Anche Spielberg ha dato voce al mondo dell’infanzia, ha usato il punto di vista dei bambini, ha dato loro una dimensione ben precisa, la stessa che Stephen King ha poi sapientemente infarcito di paura. Non per niente i riferimenti alla pellicola It, remake contemporaneo del celebre film horror, sono molteplici. Il più evidente è nel cast: l’attore Finn Wolfhard diventa il piccolo protagonista del gruppo di ragazzini in It e in Stranger Things.

Mike è il personaggio che più attrae grazie al candore, al coraggio e alla sensibilità impressi sul suo volto. Un leader inconsapevole in grado di catalizzare le aspettative sia di un pubblico già addestrato a personalità così temerarie sia delle nuove generazioni distanti da una dimensione di gioco pura, semplice e innocente ma per certi versi attratte dalle rocambolesche avventure dei piccoli Mc Gyver.

Stranger things

Stranger things

Mike all’inizio della seconda serie ha perso la grinta che lo contraddistingue e spera sempre che Undici possa tornare, infatti tenta di contattarla tramite le frequenze radio di un walkie talkie.

È passato un anno da quando Will è riuscito a fuggire dalle grinfie del Demogorgone, il mostro del mondo parallelo, il Sottosopra. La vita ad Hawkins cerca di tornare alla normalità, nonostante la morte di Barbara. Will è l’unico che non riesce a dimenticare quello che ha visto e Nancy non si rassegna alla perdita dell’amica. E non sarà solo Undici ad essere sfuggita dal laboratorio degli esperimenti governativi.

La seconda stagione infatti si apre con una rapina nella cittadina di Pittsburgh. Una ragazza affiliata a una banda criminale riesce a seminare la polizia grazie ai suoi poteri speciali (anche qui le analogie con gli X-Men non sfuggono). La ragazza ha un numero tatuato sul braccio, come Undici che ritroviamo alla fine del primo episodio a mangiare Eggos a casa di Hopper.

Il Sottosopra, la dimensione oscura creata dal professor Martin Brenner (Matthew Modine), continua a perseguitare Will con premonizioni che si manifestano attraverso gli elementi della natura (le zucche contaminate) e torna a minacciare la tranquillità effimera da poco conquistata. Questa volta l’obiettivo non è Will ma “tutti gli altri”.

Immancabile già nel primo episodio della seconda stagione una smisurata celebrazione degli anni 80 dai videogames arcade come Dragon’s Lair, ai cartoni animati come i Masters of the universe, ai giocattoli tipici di quel periodo come il Millennium Falcon di Star Wars di cui Mike è costretto a disfarsene, fino al titolo stesso del primo episodio, omaggio incondizionato alla serie cinematografica “Mad Max”, il nome utente di una ragazzina stravagante appena trasferitasi ad Hawkins che ha battuto il record di Dustin a Dragon’s Lair.

Stranger things

E ancora Terminator, i Ghostbusters, icone e simboli entrati nell’immaginario di chi è stato bambino in quegli anni e rispolvera con stupore ogni dettaglio. Anche i personaggi stessi della serie somigliano a tanti volti noti dell’infanzia made in 80: Dustin a Chunk, Barbara a Stef dei Goonies, Jonathan a Kevin Bacon nei Tremors, lo sceriffo Hopper a Jack di Shining e infine Undici quando viene nascosta e rivestita diventa una specie di Et umana.

Se l’originalità non è il piatto forte di questa serie ci ritroviamo davanti a un prodotto in cui la mancata innovazione non costituisce affatto un deterrente.

Anche la soundtrack non delude le aspettative: i Foreigner, i Toto, i Talking Heads, i Clash, Joy Division, New Order, Jefferson Airplane e tanti altri.

Ed è proprio la generazione dei nati tra i settanta e gli ottanta a soffrire della sindrome di Peter Pan e a considerare Stranger Things una delle ricostruzioni più dettagliate di un’infanzia perduta, di un mondo intrappolato in un eterno sottosopra di ricordi.