L’artista pugliese Margherita Ragno si racconta


Margherita Ragno, Untitled, Photo by Angela Labalestra, Bari, 2018

Margherita Ragno, Untitled, Photo by Angela Labalestra, Bari, 2018

La bellezza imperfetta dei nudi femminili. L’artista pugliese Margherita Ragno si racconta

32 anni, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bari, da diversi anni si è fatta apprezzare da un pubblico variegato ed ha ottenuto diversi riconoscimenti anche a livello mondiale.

Margherita Ragno
La rivista Rolling Stones ha dedicato una rubrica alle sue opere originali e anticonformiste.

Untitledl’ultima mostra, sottolinea il pensiero chiave dell’artista:tutti i lavori sono senza titolo perché preferisco che chi guarda si sorprenda come meglio crede, senza istruzioni da parte mia”.

Fotografia di Angela Labalestra, Bari, 2017

Photo by Angela Labalestra, Bari, 2018

Volti di donna e corpi femminili, lontani anni luce dalla perfezione delle forme e dalla bellezza, oggettivamente intesa.

“Sono tutti nudi femminili, più di qualcuna ammicca eroticamente, perché la pornografia è un linguaggio più facile di quanto si è abituati a credere”.

Nei soggetti predilige l’abbondanza, i difetti, le rughe, gli inestetismi, senza filtri di alcun tipo.

Secondo me c’è un sacco di bellezza racchiusa in queste piccole cose che ad altri farebbero anche ribrezzo”.

Questo lo slogan dell’artista, che racchiude gran parte dei suoi disegni a grandezza naturale, realizzati con la semplice tecnica del pastello su carta. Più che disegni, sembrano vere e proprie fotografie.

Una mostra da non perdere, un percorso espositivo che rompe gli schemi e libera la mente grazie ad uno stile originale in grado di immortalare “la bellezza reale” nelle sue imperfezioni.

Fotografia di Angela Labalestra, Bari, 2018

Photo by Angela Labalestra, Bari, 2018

Come è nata la passione per il disegno?

“La passione per il disegno nasce con me. Non so dirti l’attimo esatto in cui è successo, ma è una cosa che faccio da sempre, fin da piccolissima”.

Nei ritratti fai riferimento particolare a qualche corrente artistica? A chi t’ispiri?

“Non c’è una corrente artistica da cui attingo, ma ci sono alcuni fotografi contemporanei che adoro come Erwin Olaf, Evelyn Bencicova o Romina Ressia”.

Perché la scelta di ritrarre nudi femminili? Quale messaggio vuoi trasmettere coi tuoi lavori?

“Ritraggo nudi femminili perché è ciò che conosco meglio. Scelgo bellezze insolite, che non rispecchiano i canoni che la società ci suggerisce, prediligendo donne in là con l’età perché di sicuro possono raccontare di più. E a dare un messaggio sono loro. Io faccio da tramite”.

Fotografia di Angela Labalestra, Bari, 2017

Photo by Angela Labalestra, Bari, 2018

I ritratti sembrano fotografie vere e proprie. Fa parte del tuo stile avvicinarti anche al mondo della fotografia?

“I miei ritratti tendono all’iperrealismo senza raggiungerlo del tutto, a mio avviso. Lavoro partendo da una foto, per cui si, in qualche modo rientra nel mio stile”.

Che tecnica usi e quanto tempo impieghi a realizzare le tue opere?

“Uso i pastelli su carta, lavoro molto lentamente e impiego circa un mese per terminare una delle mie signore”.

Sei sempre soddisfatta dei risultati oppure tendi a rimaneggiare i tuoi quadri col desiderio di raggiungere una qualche forma di perfezione, nel senso soggettivo del termine?

“Non sono mai e dico, mai soddisfatta, potrei lavorarci su all’infinito”.

In una prospettiva futura vorresti che questa passione diventasse un lavoro vero e proprio?

“Anzitutto direi che è più di una passione, è parte integrante. Per me disegnare è d’importanza vitale. Per la stessa ragione, l’idea di farne un lavoro vero e proprio, non mi entusiasma, bisognerebbe trovare il giusto compromesso”.

Qual è la spinta a migliorarti ogni volta che cominci un lavoro?

“Ogni volta che comincio un nuovo lavoro mi auguro di saper cogliere sempre più dettagli, sempre più toni”.

“Untitled” è la tua ultima mostra a Bari. Credi che nel contesto sia stata una buona vetrina per la promozione artistica delle tue opere?

“Assolutamente sì, perché lo spazio che mi ha ospitata, il 206, col suo stile industriale e i suoi immensi muri bianchi si presta ad accogliere qualsiasi cosa e i ragazzi che lo gestiscono e lo animano sono una ventata di aria fresca, professionali e in gamba come pochi”.