Animal Equality: dieci anni di attività per i diritti degli animali


pressefoto_gefion (Copy)Di allevamenti intensivi si parla sempre più spesso. Le atrocità perpetrate sugli animali al loro interno non sono più un mistero per nessuno. Anche la televisione nazionale sembra abbia iniziato ad intensificare la propria attenzione rispetto a tale tematica, con servizi dedicati e programmi in prima serata.
Eppure tutto ciò ancora non basta… Non basta a fermare lo sfruttamento di altre vite. Non basta a far cessare pratiche cruente. Non basta a promuovere stili alimentari diversi…
Così alcune organizzazioni hanno deciso di dedicare la loro mission proprio alla difesa degli animali da allevamento, a quelli rinchiusi in acquari e circhi, a quelli che, in altre parole, sono meglio noti come “animali da reddito”, un’espressione forte e sconfortante al tempo stesso.
Per far ciò, allora, Animal Equality organizza da ben 10 anni campagne informative e investigazioni che hanno portato i suoi volontari a varcare le porte di macelli e di allevamenti, per far conoscere alle persone la realtà che vige all’interno di queste strutture. Non-luoghi, in cui la morte fa da padrona e la vita subisce impotente….
Per capirne un po’ di più rispetto a tale fenomeno abbiamo intervistato Matteo Cupi, Direttore Nazionale di Animal Equality, che ci ha raccontato questa realtà e ci ha aiutati a conoscere meglio la sua organizzazione.

D: Innanzitutto come nasce Animal Equality nel mondo, quando nasce in Italia e di cosa si occupa di concreto?
MC: Animal Equality nasce a Madrid nel 2006 da un’idea di Sharon Nuñez Gough, Javier Moreno e Jose Valle, attivisti impegnati da anni nel mondo della protezione animale. A poco a poco si sono aperte sedi in America latina per poi ritornare in Europa ed espandersi fino all’Asia. Al momento siamo attivi negli Stati Uniti, Messico, Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e India. In Italia l’organizzazione viene registrata ufficialmente nel 2012, ma possiamo dire che la fase preparatoria e le nostre indagini all’interno di allevamenti e macelli sono iniziate nel luglio 2010 a seguito del mio rientro a Milano dalla Spagna. Nel concreto la nostra organizzazione dà voce agli animali d’allevamento di tutto il mondo, incoraggiando la società a compiere scelte alimentari compassionevoli e invitando le aziende ad adottare politiche a favore degli animali. L’organizzazione realizza iniziative a sfondo educativo, investigazioni, attività di negoziazione con le aziende e campagne legali.

D: In quali parti d’Italia operate e come è possibile aiutarvi concretamente?
MC: In Italia al momento operiamo su Milano e Roma, presto inizieremo a svolgere le nostre attività in altre città italiane. È possibile appoggiare l’associazione aiutandoci economicamente a portare avanti le nostre campagne di sensibilizzazione verso il pubblico, inoltre un altro buon modo consiste nel mettere a disposizione la propria attività professionale sotto forma di volontariato.

bcn (Copy)D: Avete realizzato un significativo numero di indagini e di investigazioni. Quali sono le principali forme di maltrattamento che avete riscontrato al momento in Italia?
MC: Animal Equality ha all’attivo oltre 30 investigazioni sotto copertura all’interno di allevamenti e macelli. Durante le nostre ispezioni abbiamo riscontrato diverse irregolarità, che poi non sono altro che pratiche standard utilizzate dall’industria della carne, come ad esempio scrofe inseminate artificialmente all’interno di minuscole gabbie di gestazione, animali con prolassi rettali lasciati senza nessuna cura veterinaria, cuccioli che non sono riusciti a sopravvivere, abbandonati senza cure, schiacciati e gettati l’uno sull’altro come spazzatura. Non è raro inoltre che fra gli animali si verifichino casi di cannibalismo e di autolesionismo, per via del forte stress indotto dalla contenzione di tali strutture. Tutto il sistema intensivo aggredisce con violenza il benessere degli animali e i loro diritti morali in quanto essere senzienti.

D: Cosa può fare ognuno di noi per opporsi a tale situazione?
ORIZZONTE-n°8-2016_2p-18MC: Ognuno di noi può fare qualcosa di positivo per ridurre la sofferenza degli animali su scala globale. Se ogni italiano smettesse di mangiare carne una volta alla settimana, si risparmierebbe la vita di oltre 22 milioni di animali ogni anno. E’ un primo passo che tutti possono fare verso una dieta compassionevole e a base vegetale. Sta a noi decidere cosa fare se abbiamo a cuore le sorti degli animali rinchiusi negli allevamenti e le loro sofferenze. Ogni piccolo gesto può fare la differenza.

D: Qualcos’altro che vorresti dire di voi?
MC: La nostra organizzazione da qualche mese ha lanciato una campagna innovativa nell’ambito della protezione animale, che prende il nome di iAnimal. Il progetto utilizza la tecnologia della realtà virtuale a 360° per dare vita a un’esperienza immersiva in cui lo spettatore viene trasportato all’interno degli allevamenti intensivi e dei macelli. Per il lancio italiano abbiamo avuto il supporto della nota conduttrice televisiva Giulia Innocenzi, narratrice nel nostro video a 360° sugli allevamenti e macelli di maiali, primo di una lunga serie di investigazioni che presenteremo prossimamente.
Vari studi indicano che le esperienze della realtà virtuale hanno un maggior impatto sul pubblico rispetto ai video convenzionali. Secondo una ricerca portata avanti dalla Georgia e Stanford University la realtà immersiva dà luogo a un cambiamento più duraturo rispetto a un filmato o a un volantino.
Ad ottobre 2016 rilasceremo uno studio sull’impatto di questo nuovo mezzo usato per sensibilizzare il pubblico.
Per maggiori informazioni è disponibile un sito web dedicato: www.iAnimal.it

Al momento i volontari di Animal Equality sono presenti in tutta Italia per far sperimentare, a chi vorrà, quest’immersione virtuale all’interno di un macello. Continueremo, pertanto, a seguirli, documentando anche le loro future indagini.
Un grazie di cuore da parte di tutta la Redazione a Matteo Cupi, per il tempo che ci ha dedicato, e a tutti i volontari per quel che fanno ogni giorno.

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