ASPIRANTI FOTOMODELLE: è necessario sprovincializzarsi


29926_404933382439_58555022439_4255746_2694448_nIn questo numero rischierò forse di essere un po’ polemico, un po’ troppo diretto e, magari, di urtare le convinzioni di qualcuno ma tratterò di situazioni che vanno affrontate seriamente se si vuole effettivamente intraprendere l’attività professionale di fotomodella.
Sto parlando di un fenomeno abbastanza diffuso tra molte ragazze che credono di “poter fare quello che vogliono” perché si credono fotomodelle; in particolare mi riferisco al fenomeno del “provincialismo” tipico di molte ragazze che, a vario titolo, intraprendono o intendono intraprendere questo percorso lavorativo.
Vediamo innanzitutto cosa riporta la Treccani al termine “provincialismo”: “Mentalità, modo di fare, atteggiamento considerati tipici di chi vive o è vissuto in provincia, quindi caratterizzati da limitatezza culturale, meschinità di gusto e di giudizio” oppure “In senso più ampio, con riferimento a manifestazioni letterarie, artistiche, culturali, intellettuali, ristrettezza di interessi dovuta a scarsi contatti con centri e ambienti culturalmente più aggiornati e di respiro più universale”.
Bisogna aver coscienza del fatto che modelle non ci s’improvvisa e che per svolgere quest’attività è necessario avere un minimo di “cultura del settore”. E’ necessario avere ampiezza di vedute, pur vivendo in realtà lontane da quello che è il centro del mondo della moda. Bisogna pensare come se si vivesse in una grande città, dove la modella è una delle tante componenti del tessuto sociale, anche se si vive in provincia, dove purtroppo non è considerata allo stesso modo.
Se ci si ferma al “cosa dirà la gente di me”, o se la preoccupazione maggiore è il timore di ricevere critiche, la soluzione è una sola: cercarsi un altro lavoro.
modella-1Decidere di intraprendere il percorso che porterà a essere una “modella” richiede:
– Sacrificio,
– Impegno,
– Dedizione,
– Capacità di conciliare la propria vita pubblica con quella privata,
– Disposizione ad affrontare e sopportare le critiche, le delusioni e gli inevitabili insuccessi,
– Capacità di gestire la propria immagine,
– Attitudine a non farsi influenzare da persone esterne, siano parenti, amici o estranei,
– Il non volere tutto e subito.
Senza tutto questo, fare la fotomodella è solo un gioco. Non si è fotomodelle solo perché lo si indica come lavoro su facebook, o per aver fatto qualche sporadico servizio fotografico, o aver partecipato a concorsi, o a sfilate, spesso non pagate.
Essere fotomodella significa impegnarsi in modo costante, mettendo a disposizione i propri servizi, la propria immagine e la propria professionalità per un lavoro, sia esso destinato a un’agenzia, a un’azienda o a un fotografo.
Una ragazza che vuol fare la modella non deve trascurarsi e non deve prendere alla leggera l’impegno che è richiesto: posare o sfilare è decisamente faticoso ed estenuante, pertanto bisogna essere sempre in forma, fisica e mentale, per poter rendere al meglio sul set.
La sera prima di un servizio non c’è festa, discoteca, cena con gli amici che tenga, esiste solo il riposo, per essere in forma e rendere al meglio.
Prima di un servizio si dovrebbe andare in ritiro, come fanno gli atleti: è decisamente provinciale tirare tardi la sera e arrivare il giorno dopo sul set con due “occhietti da mojito”.
Attenzione anche, qualunque sia lo stadio della propria evoluzione professionale, a insistere per fare solo ciò che piace; anche questo è un atteggiamento “provinciale” mentre fare al meglio quello che viene richiesto, sempre nei limiti delle proprie scelte, è profondamente professionale. Non si possono “fare storie” su richieste (lecite) avanzate dal committente.
ORIZZONTE-n°8-2016_2p-37Facciamo un esempio per chiarire questo concetto. Ad una sfilata vengono assegnati alla modella i vari cambi, da provare e quindi indossare sulla passerella; la modella non può rifiutarsi d’indossare un abito perché non le piace, ma deve provarlo nel modo più professionale possibile, per mettere chi è incaricato di fare le scelte nelle migliori condizioni di valutare se il capo va bene o meno. Sarà il cliente o l’art director ad esprimersi. Un episodio così è realmente accaduto ed è un chiaro esempio di provincialismo: nel momento in cui accetto un lavoro lo accetto nella sua globalità, tanto più che percepisco un compenso.
Un altro problema che un’aspirante fotomodella deve imparare a superare sul set consiste negli stati di “imbarazzo”, “timidezza”, “pudore”, “insicurezza”. Se il cliente paga per un determinato servizio non può buttare via del tempo perché la ragazza è “timida” o “imbarazzata”.
Questo può succedere inizialmente, anche se è meglio che non avvenga, per scatti a scopo personale, specie se non si conosce il fotografo e si è soli, ma non può mai accadere su un set professionale, dove la produzione investe capitali e risorse per la realizzazione di un lavoro e il tempo perso per far ambientare la modella è tempo sottratto al risultato finale, e va ad incidere sulla ottimizzazione dei costi e dei tempi.
Ancora: un altro esempio di provincialismo è il mancato rispetto di quanto si è concordato.
Se ci si è accordati sui generi da fare durante il servizio non si può assolutamente pensare di cambiare unilateralmente idea all’ultimo momento, decidendo di non fare più un genere concordato; un fotografo sceglie una determinata modella perché si è dichiarata disponibile a fare un certo genere di foto, qualora questo impegno venisse disatteso non solo il compenso potrebbe non essere più corrisposto, ma l’episodio potrebbe incidere pesantemente sulla valutazione professionale della modella.
E come ben si sa, in certi ambienti le voci si diffondono rapidamente.
Nella scelta dei generi da fare, invece, è sbagliato condizionare le proprie scelte in funzione di “quello che può dire la gente”, anziché di ciò che si vuole realmente fare. Le scelte devono essere ponderate sull’obiettivo che ci si pone, tenendo presente ogni possibile risvolto lavorativo; tanto la gente avrà sempre da criticare e il virus del “finto moralismo” non ha una cura.
Se, per esempio, un’aspirante fotomodella vuole proporsi per cataloghi e pubblicità, non può pensare di escludere dai propri generi “costumi da bagno” e “intimo”: significherebbe ridurre notevolmente la possibilità di trovare lavori.
Pertanto, quando si ha la volontà di intraprendere questa attività, oltre alle caratteristiche fisiche bisogna tenere presenti anche tutte queste situazioni, perché fare la modella è anche una questione di mentalità, personalità e di un buon feeling con se stessa.
Come ricordano spesso scout di agenzie importanti, non bisogna volere tutto e subito; il percorso è lungo e i tempi per affermarsi variano in base a molte situazioni e condizioni tra cui, appunto, la mentalità e, a volte, anche un po’ di fortuna.
Senza queste caratteristiche la strada diventa lunga e faticosa, e non sempre conduce agli obiettivi minimi che ci si è prefissati.

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