ASPIRANTI MODELLE: LA LIBERATORIA è UN OBBLIGO, NON UNA FACOLTA’


IMG_2340RRIVISTAQuello che andiamo ad affrontare in questo numero per la rubrica “Aspiranti Fotomodelle” è un tema spinoso: la liberatoria.
Rispondo subito a una prima domanda che molti si fanno: “Quando occorre firmare una liberatoria fotografica?”. La risposta è semplice: SEMPRE!
Quando si fotografano delle persone, che si tratti di ritratti singoli o di gruppo, e nella fotografia i volti di una o più persone sono riconoscibili, per poter esporre o utilizzare le immagini in pubblico (internet, giornali, mostre, ecc.) è necessario, per legge, possedere una liberatoria firmata da ciascuno.
Chi dice che la liberatoria non è sempre necessaria non dice il vero.
Lo affermano gli articoli 96, 97 e 98 della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 (legge sul diritto d’autore):
Art. 96 – Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio, senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente. Dopo la morte della persona ritratta si applicano le disposizioni del secondo, terzo e quarto comma dell’art.93.
Art. 97 – Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici e culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta.
Art. 98 – Salvo patto contrario, il ritratto fotografico eseguito su commissione può dalla persona fotografata o dai suoi successori o aventi causa essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre senza il consenso del fotografo, salvo pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo. Il nome del fotografo, allorché figuri sulla fotografia originaria, deve essere indicato. (omissis….).
Pertanto la necessità della liberatoria si basa su questi due punti:
1) la liberatoria è un contratto che regola il rapporto fotografico tra il fotografo e la fotomodella;
2) la liberatoria, anche ai sensi della legge sulla privacy, attesta il consenso all’utilizzo dei dati personali e alla pubblicazione delle immagini.
Rammento anche che l’autorizzazione è richiesta espressamente per legge in caso di pubblicazione, pertanto è reato pubblicare una fotografia senza il consenso del soggetto fotografato.
Alla luce di quanto riportato fino a ora, sottoscrivere la liberatoria è un obbligo e serve a tutelare entrambi i soggetti e a stabilire tutte le condizioni relative al servizio fotografico effettuato.IMG_5121RRR
La liberatoria va compilata in duplice copia (una per il fotografo e una per la fotomodella) e firmata da entrambe le parti. Nel caso la fotomodella sia minorenne, a sottoscriverla devono essere i genitori o chi esercita la patria potestà.
Nella situazione specifica della fotomodella minorenne vi sono due casistiche che provo a riassumere:
– se i genitori sono sposati legalmente può essere sufficiente anche la firma di un solo genitore in quanto la patria potestà sul minore è congiunta;
– se i genitori sono separati, divorziati, conviventi o sposati solo in chiesa diventa obbligatoria la firma di entrambi, fatto salvo il caso in cui la patria potestà venga riconosciuta da un giudice solo a uno dei due.
Ricordo, inoltre, che la liberatoria deve essere conservata: è importante possederne copia in caso di controversie.
In ogni caso non c’è liberatoria che si può far valere se si pubblicano immagini che in qualche modo risultino lesive della dignità e del decoro della persona ritratta.
Gli elementi essenziali che devono essere inseriti in liberatoria sono:
– le generalità della modella: cognome e nome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza;
– il luogo in cui è stato realizzato il servizio;
– il genere di fotografia realizzate;
– il consenso alla pubblicazione e l’eventuale possibilità di consentire a persone terze la pubblicazione (art director, mua, hair stylist, ecc.);
– il consenso al trattamento dei dati ai fini della legge sulla privacy e i dati del fotografo al quale si accorda il consenso;
– il tipo di rapporto che è stato stabilito (tfp, tfcd, con compenso, ecc.);
– i termini entro i quali la fotomodella concede il diritto all’utilizzo dell’immagine;
– i termini e le condizioni di consegna delle foto.
mariangela lauria sergio di bitetto fabrizio capraRRRR  Poiché riveste anche valenza contrattuale, la liberatoria può essere integrata con altri elementi concordati tra le parti (chi fosse interessato può richiedere una bozza di liberatoria che ho elaborato scrivendo alla mia mail fcapra.beautiesmodel@gmail.com).
Consideriamo infine un ultimo aspetto dell’argomento: la liberatoria può essere revocata?
Una ragazza potrebbe, nel corso della propria esistenza, decidere di non voler più fare la fotomodella: i motivi che la portano a questa decisione possono essere tanti e spesso la prima cosa a cui pensa è di chiedere ai fotografi con cui ha collaborato di eliminare le foto che la ritraggono.
A parole sembra semplice ma in sostanza tutto è estremamente complesso.
Innanzitutto, come abbiamo già affermato, la liberatoria è un “contratto” che si stipula tra chi “scatta” e chi “posa”, con quest’ultimo soggetto che autorizza all’utilizzo delle immagini, espressamente rinunciando alla propria riservatezza, che è garantita per legge.
Pertanto per bloccare la pubblicazione delle foto è necessario inviare al fotografo una revoca scritta della liberatoria, che deve essere sempre accompagnata da valide, precise e gravi motivazioni che portano a far valere questo diritto: un fidanzato geloso, il matrimonio, la scelta di cambiar vita… non sono di per sé validi motivi per chiedere la revoca di una liberatoria e se una revoca suffragata da questi motivi viene impugnata davanti a un giudice normalmente quest’ultimo darà ragione al fotografo.
Bisogna notare che la revoca ha effetto dal momento in cui viene ufficialmente e formalmente ricevuta dal fotografo. Questo significa che quanto pubblicato prima di quella data è stato pubblicato lecitamente e pertanto non se ne può richiedere “formalmente” l’eliminazione.
Con la revoca della liberatoria, in sostanza, la modella dice al fotografo che da quel momento non è più autorizzato a pubblicare le foto che la ritraggono ma non può obbligarlo a “cancellare” tutto quanto ha pubblicato precedentemente alla revoca.
Addirittura se le foto fanno parte di un progetto o di un qualcosa di più articolato (non parlo delle singole foto scattate per puro diletto) il fotografo potrebbe avvalersi del diritto di chiedere un indennizzo.
Questo è quanto succede applicando la legge.francesca giai fabio carbonara fabrizio capra RR
Tuttavia esiste sempre la regola del buon senso, e se tra le due parti in causa non sorgono problemi particolari il fotografo, con un accordo bonario, potrebbe anche acconsentire a eliminare le foto della ragazza; però è bene ricordare che non è un suo obbligo ma solo la sua disponibilità ad andare incontro alle esigenze della ragazza.
Concludiamo anche questo articolo con il tradizionale parere dell’amica fotomodella genovese Stefania Merello che cura sul suo blog lo spazio “Diventare fotomodelle” (http://smerello72.123homepage.it/).
“Eccomi a commentare un tema del
icato ma importante. Penso che sia una tutela avere la liberatoria, specialmente quando si lavora con fotografi che non si conoscono. Personalmente, sono stata fortunata, nel senso che non ho avuto problematiche anche quando ho scattato senza ‘il pezzo di carta’ firmato. Ritengo sia fondamentale essere chiare fin dal principio. Se non amate che le vostre immagini vengano pubblicate sul web, oppure che siano esposte in pubblico, dovete chiarirlo subito e metterlo appunto “nero su bianco”. Nel caso ci siano poi esigenze diverse nel tempo, sia per il fotografo sia per la modella, credo ci possa essere anche un accordo bonario di reciproco rispetto nel comunicarlo. Sono del parere che buon senso e correttezza siano le regole di base, al di là di un accordo scritto. Per esperienza, una volta che mettete semplicemente un’immagine su Facebook “diventa di tutti” in ogni senso, per cui una tutela a ‘copertura totale’ non esiste, nel senso che se qualche personaggio scorretto, ne fa un uso improprio, ovviamente dovrete correre ai ripari legalmente”.
Ringrazio, infine, per avermi illuminato con un suo intervento sulla “revoca della liberatoria” l’amico fotografo Giovanni Battista Carlo Sambuelli.

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