Bombe su Roma storie di bunker e di rifugi



War Theatre #12 (Muhldorf, Germany) BOMBING A consolidated B-24 Liberator of the 15th A.F. releases its bombs on the railyards at Muhldorf, Germany on 19 March 1945. Bombers of the 15th A.F. are slicing vital rail lines from Vienna to Munich as the air offensive against the enemy reaches an all time high.

Con la sua storia millenaria Roma è affascinante tanto in superficie, con i suoi monumenti, palazzi gentilizi, piazze, quartieri particolari, quanto sotto terra, con i suoi reperti, acquedotti e tunnel. La Roma sotterranea riserva anche sorprese molto interessanti: luoghi celati, che affascinano per la loro storia, la loro funzione e per come si sono conservati.
Tra questi, recentemente, si sono riaccesi i riflettori sui bunker, di cui Roma è disseminata. Vere e proprie fortificazioni, progettate per resistere anche agli attacchi chimici. Come in altre città europee, anche nella Capitale queste strutture sono oggetto di interventi di recupero che possano proporle al pubblico. Il giornalista e studioso Lorenzo Gassi, pluripremiato e impegnato su diversi fronti, nel 2014 ha curato per il Centro di Ricerche Speleo Archeologiche Sotterranei di Roma la pubblicazione Bunker di Roma – Guida ai Rifugi Sotterranei, con il Patrocinio della Provincia di Roma. Lo studio descrive i 12 bunker sotterranei, ne fa la storia ed è corredato da foto.
Roma da sempre ospita i palazzi del potere e con essi le più alte cariche politiche e istituzionali, che devono essere protette da qualsiasi tipo di minaccia e attacco, in particolare durante un conflitto armato. Proprio per questo motivo, tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 la Capitale è stata dotata di costruzioni di difesa dagli attacchi aerei e dalle temute armi chimiche. Mentre alla popolazione erano destinati rifugi solitamente ricavati negli scantinati dei palazzi e delle case, per la nomenclatura politica e militare e per la famiglia reale vennero progettati e realizzati luoghi blindati ad alta sicurezza. Il risultato di tale attenzione sono dodici tra rifugi e bunker antiaerei realizzati durante la II Guerra Mondiale, in gran parte per volontà di Mussolini. Villa Torlonia è sede di ben tre rifugi (di cui solo uno visitabile su prenotazione). Dal 1925 al 1943 il Duce ha vissuto con la sua famiglia nel Casino Nobile, di cui abbiamo parlato nell’articolo “Le meraviglie di Villa Torlonia” pubblicato nel numero di marzo.
Nel 1940 l’Italia entra in guerra e Mussolini ordina la realizzazione di un rifugio antiaereo a Villa Torlonia. Lo si ricava da una grotta-cantina non più utilizzata, che viene dotata di una uscita di sicurezza, porte in acciaio e un sistema di filtraggio dell’aria, costituito da un ventilatore azionato da una manovella. All’interno c’è un telefono, collegato ad una linea diretta e riservata, reti con materassi e un bagno. Vi si accede da una scala che scende in un pozzetto, celato da una piramide.
Tuttavia è situato troppo distante dalla residenza e per questo viene definito “una trappola”: è rischioso da raggiungere e scomodo da utilizzare, tanto che leggenda vuole che Mussolini quando suonava la sirena si fermasse fuori dall’ingresso. Questi motivi convincono il Duce a far realizzare un altro rifugio, stavolta nello stesso Casino Nobile, dove un tempo erano le vecchie cucine. I muri vengono rinforzati con uno strato di cemento armato spesso 20 cm e s’installano porte antigas, prodotte dalla Società Anonima Bergomi di Milano.
villa-ada4 (Copy)Tuttavia i bombardamenti su Milano, Torino e Genova persuadono Mussolini della necessità di un vero e proprio bunker a Villa Torlonia, per il quale vengono chiamati i Vigili del Fuoco di Roma. Il preventivo per la realizzazione è di 240 mila lire e i lavori, con inizio a dicembre 1942, sarebbero dovuti durare tre mesi. Il bunker, a cui si accede da una ripida scala del seminterrato della casa padronale, è composto da più bracci, disposti a forma di croce, e situato ad una profondità di 6,5 metri. Due sono le uscite d’emergenza: la prima sbocca all’interno del parco mentre la seconda, risalendo una scala a pioli, sfocia in un pozzo situato all’angolo del palazzo. La struttura è cilindrica e realizzata in cemento armato spesso quattro metri, sei nella parte superiore, in modo da resistere a bombe di sei tonnellate.
Quando, nel 1943, Mussolini viene arrestato il bunker non è ancora terminato: mancano le rifiniture e la calotta in cemento di copertura dell’uscita; i ritardi dipendono dalla scarsa consistenza del terreno, che costringe a poggiare le fondamenta ad una profondità doppia rispetto a quanto progettato. Durante l’occupazione tedesca vi trovano riparo in più occasioni gli abitanti della zona quindi, dopo la guerra, la struttura resta in stato di abbandono fino al 2006 quando, dopo il restauro dei sotterranei, il bunker può essere visitato previa prenotazione.
Spostiamoci ora al civico 355 di via della Camilluccia, dove un tempo sorgeva l’omonima Villa. E’ la fine del 1939 quando la famiglia Petacci si trasferisce a Villa Camilluccia, ed è qui che Mussolini si intrattiene con l’amata Claretta; per questo motivo ha fatto blindare un alloggio al seminterrato, che all’occorrenza fungesse da rifugio antiaereo. Nel 1975, dopo anni di degrado, la villa è stata demolita e con essa è scomparso il rifugio; resta solo una planimetria del seminterrato. Ora al suo posto ci sono edifici che ospitano sedi diplomatiche dell’Iraq.
Per garantire la protezione a Palazzo Venezia, sede ufficiale del Governo fascista dal 1929, dov’era lo studio personale di Mussolini, nel 1939 vennero blindati dei locali preesistenti. Nel 2010, durante lo sgombero di una stanza usata come magazzino, è stata scoperta una botola da cui parte una scala che scende per quattro metri, giungendo fino ad alcuni locali di forma rettangolare la cui superficie complessiva è di circa 80 metri quadrati, con solaio, pavimento e pareti in cemento armato. Poco distante, nei sotterranei del Vittoriano, venne attrezzato un rifugio collettivo, completo di latrine a dispersione e di un posto di pronto soccorso. Nel 2002 gli speleologi del CAI vi hanno rinvenuto resti di alcune cassapanche originali in legno e vari oggetti di uso comune, come alcuni pettini e un termometro. Sui muri sono ancora visibili scritte lasciate dagli abitanti della zona, che avevano lì trovato riparo, che danno testimonianza degli stati d’animo di quei momenti.
Nel maggio del 2012 i media, soprattutto locali, si sono occupati del degrado in cui versava il bunker antiaereo dei Savoia, a Villa Ada. Allora di libero accesso, era disseminato di scritte di natura satanica, pentacoli e ritratti luciferini. Era un luogo pericoloso, ritrovo di sbandati, persone senza fissa dimora e tossicomani dove, secondo gli abitanti della zona, si svolgevano messe nere.
bunker-villa-torlonia (Copy)E’ il 1904 quando Villa Ada torna ad essere la residenza privata della famiglia reale, che usa come rifugio antiaereo i sotterranei della Palazzina Reale, nota come Villa Savoia e oggi sede dell’Ambasciata d’Egitto; nel 1941 viene però fatto costruire il nuovo bunker, più resistente. Nel 2012 il Comune di Roma ha installato un cancello per evitare che vi si possa accedere, nell’ipotesi di un futuro recupero.
Anche Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, tra le fine del 1939 e l’inizio del 1940 ha avuto il suo bunker antiaereo e antigas, destinato ai dipendenti dell’ente e della Prefettura. Lo scavo venne eseguito velocemente, senza riguardi per i reperti archeologici rinvenuti, e il manufatto fu realizzato in cemento armato, con una intercapedine esterna di un metro e solai e murature spessi 20 e 40 centimetri, resistenti a bombe di una tonnellata. Il bunker era collegato con la Provincia e la Prefettura da due gallerie, mentre una terza uscita dava sul Foro di Traiano. Era costituito da due ampli locali comunicanti attraverso finestrelle, corredati da bagni, infermeria e magazzino, tutti a compartimenti stagni, con portelloni in acciaio, dotati di spioncino e guarnizioni antigas. Il ricambio dell’aria era alimentato da due biciclette fissate a terra che azionavano una dinamo. Secondo alcune testimonianze il bunker ospitava una centrale, come quella del Viminale, che comandava le sirene di allarme antiaereo di Roma. È visitabile previa prenotazione, nell’ambito del percorso multimediale delle Domus Romane (per informazioni www.palazzovalentini.it).
Anche il quartiere Eur ha il suo bunker. Tra il ‘37 e il ‘39 il quartiere, allora E42 (Esposizione 1942), era in costruzione e al primo piano interrato del Palazzo degli Uffici, a circa otto metri di profondità, venne realizzato un bunker destinato ai dirigenti e alle maestranze, soprattutto femminili. Era attrezzato e progettato per ospitare fino a 300 persone per diversi mesi e comprendeva anche un’infermeria. Due tandem, ancora presenti, azionavano il sistema di areazione; inoltre ci sono ancora i cartelli di suddivisione del personale per gruppi e le indicazioni Silenzio, Calma e Vietato fumare e le due porte antigas, che recano la targa “Officine aeromeccaniche Gambarotta Torino”. I muri hanno uno spessore di 20 centimetri con una intercapedine esterna di 25 centimetri, che isola totalmente il bunker dal resto dello stabile. L’interno si estende su 475 metri quadri, con una lunga via di fuga diretta verso Ostia. Il suo utilizzo non fu quello ipotizzato: dopo l’armistizio divenne sede del comando dei capisaldi 5 e 9 del I Reggimento dei Granatieri di Sardegna a difesa di Roma; successivamente ospitò i profughi giuliano/dalmati ed è stato utilizzato anche come spazio espositivo. Al momento è chiuso al pubblico.
termini2 (Copy)Altra infrastruttura strategica e importante di Roma era ed è la Stazione Termini. A dieci metri sotto il piano dei binari si trova il bunker voluto da Mussolini nel 1936 per ospitare una cabina di controllo sotterranea. Al suono delle sirene il capostazione, i due vicecapi e gli addetti scendevano nei sotterranei, chiudevano la doppia porta blindata con guarnizioni antigas, avviavano il riciclo dell’aria e se necessario i gruppi elettrogeni. Il bunker ospita tre lunghe consolle, con le loro 730 levette e gli schermi luminosi con le mappe dei binari, attraverso le quali venivano manovrati gli scambi. Il sistema per motivi di sicurezza era attivabile solo con una coppia di chiavi. I locali sono ben conservati; ci sono ancora gli alloggiamenti e i filtri dell’aria, ai carboni attivi e calce. Un cunicolo porta ad una scala con uscita su una banchina della stazione.
Due locali spogli e una porta blindata sono invece quello che resta del rifugio antiaereo del Palazzo dell’Esercito di via XX Settembre, oggi sede dello Stato Maggiore dell’Esercito e del Segretariato Generale della Difesa. Qui trovarono riparo dal caos successivo alla proclamazione dell’armistizio i membri della famiglia reale prima di partire per Pescara. Anche i vertici del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma ebbero il loro rifugio, nei sotterranei della caserma di via Genova. Vi si accedeva da tre scale, dai lati a dal centro del palazzo, e consisteva in una grande camerata per centinaia di persone e locali di servizio. Del rifugio non rimane nulla poiché, a seguito di un allagamento, i sotterranei di via Genova sono stati ristrutturati.
Durante la Seconda Guerra Mondiale sui palazzi di Roma vennero poi installate un centinaio di sirene d’allarme antiaereo, che venivano azionate da un comando sito nei sotterranei del Palazzo del Viminale. I suoni avevano durata di 15 secondi, intervallati da pause di pari durata. Il cessato allarme era rappresentato da un fischio di due minuti. In caso di avaria o mancanza di energia elettrica l’allarme veniva dato con tre colpi di cannone ad intervalli di cinque secondi. Fino agli anni settanta il mezzogiorno è stato scandito dal suono delle sirene e su alcuni palazzi sono ancora visibili tratti del cavo che le collegava in rete. Alcune di esse sono ancora lì, al loro posto, come quella di via Santa Costanza, quella sulle officine ATAC di via Prenestina, quella sull’Istituto Superiore di Sanità e quella a trombe sul tetto dell’ITIS Galilei, in via Conte Verde.

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