IL CASINO DEL DUCA


casino del duca 1.1Nel circondario di San Basilio, nel versante settentrionale del territorio di Mottola, in provincia di Taranto, sorge il Casino del Duca, una costruzione rurale che ancor oggi, nonostante lo stato di abbandono e di degrado in cui si trova, domina la zona con la sua imponente costruzione.
E’ stato strategicamente costruito presso uno snodo stradale che da sempre ha rivestito una grandissima importanza per le comunicazioni e i commerci tra la costa Jonica e quella adriatica, e per le direttrici di traffico verso la Basilicata e le aree interne della Murgia nord occidentale. Il nome della zona probabilmente deriva da una comunità di monaci basiliani, che intorno all’anno Mille si erano rifugiati presso i boschi della contrada.
Ad edificarlo fu la famiglia Caracciolo, Duchi di Martina, strettamente legata alle sorti di San Basilio e proprietaria della zona, che tra la fine del 600 e l’inizio del 700 decise di procedere all’ampliamento e alla ristrutturazione di una masseria preesistente. L’intervento salvaguardò e comprese all’interno del fabbricato una chiesa rupestre di origine basiliana, a due navate e due absidi, scavata nel tufo e affrescata secondo le caratteristiche di quelle comunità monastiche. La chiesa esiste ancora ma è malridotta, con resti degli affreschi in precario stato di conservazione.
Il 27 Novembre 1824 Maria Argentina, ultima esponente del casato ducale e quindicesima duchessa di Martina, sposa Riccardo de’ Sangro, esponente di una famiglia di antica nobiltà strettamente legata alla Casa di Borbone, portando in dote il feudo di Mottola. Il matrimonio è fortemente voluto dalla madre della duchessa, Francesca Giudice del Gesso, che in questo modo spera di riconquistare ai duchi di Martina il favore dei regnanti borbonici, fortemente compromesso nel decennio francese dalle esplicite simpatie filo-murattiane del defunto duca Placido, marito di Francesca e padre di Maria Argentina. Dal matrimonio nascono due figli, Placido e Nicola de’ Sangro, che ereditano in successione il titolo di duca di Martina.
casino del duca 8Tra il 1827 e il 1849 Maria Argentina procede ad un nuovo ampliamento del fabbricato seicentesco, che ora prende il nome di Casino del Duca, ed alla costruzione di una nuova chiesa sulla antica cripta ipogea. La struttura assume una dimensione notevole, con una pianta labirintica articolata attraverso numerose stanze. Nel 1849 Riccardo de’ Sangro, uomo di stampo lealista, essendo stato uno dei più stretti collaboratori dei sovrani borbonici, viene nominato Generale da Ferdinando II, che lo vuole al suo fianco.
L’inverno del 1860 è uno dei più freddi del XIX secolo; Francesco II di Borbone ha abbandonato Napoli per raggiungere Gaeta. Il vero nemico della guarnigione è però il tifo, che si manifesta ai primi di dicembre mietendo un numero impressionante di vittime civili e militari, tra cui i generali Ferrari, Caracciolo di San Vito e lo stesso Riccardo de ‘Sangro. Anche per questa moria, dopo oltre tre mesi di resistenza, il 13 febbraio 1861 la guarnigione capitola, mentre Francesco II si mette in salvo nello Stato Pontificio.
Dopo la caduta della monarchia napoletana il figlio maggiore di Riccardo, Placido de’ Sangro, va esule a Parigi insieme ad un folto numero di aristocratici e proprietari terrieri di fede borbonica. Placido negli anni di esilio raccoglie a Parigi una delle maggiori collezioni italiane di arti decorative, che comprende oltre seimila opere di manifattura occidentale e orientale, databili dal XII al XIX secolo, in seguito donata al Museo partenopeo del Duca di Martina, nella villa Floridiana di Napoli.
Nel 1876 il duca Nicola de’ Sangro commissiona a San Basilio la costruzione, nelle vicinanze del Casino del Duca, di Casa Isabella, in onore della consorte Isabella de Medici. Sin dalla fondazione Casa Isabella è tappa obbligata per il commercio del grano trovandosi sulla via che dalla terra d’Otranto porta alla dogana di Capitanata e avendo la famiglia de’ Sangro giurisdizione feudale su gran parte del territorio.
Nel 1881 Placido rientra in Italia in seguito alla morte del figlio Riccardo, suicida a causa di una delusione d’amore, e si ritira a San Basilio dove fa erigere il Monumento al Cacciatore, raffigurante un cacciatore che accarezza il suo cane, dedicato alla memoria del figlio Riccardo. Il monumento, alto circa 20 metri e ispirato ad una guglia del Duomo di Milano, viene progettato dall’architetto Barone e realizzato dallo scultore napoletano Raffaele Bellazzi. Verrà distrutto da un fulmine nel 1974, durante un terribile temporale.
Nei primi anni del ‘900 presso Casa Isabella e il Casino del Duca vengono allestiti degli splendidi giardini e quest’ultimo complesso prende il nome di Casa della Contessa Spinelli de’ Marsi, che ne promuove un ulteriore ammodernamento e ristrutturazione.
Negli anni ‘30 la borgata rurale diventa un importante laboratorio nel Mezzogiorno per la conduzione mezzadrile dei latifondi, grazie alla sperimentazione, voluta dai duchi de’ Sangro, dei princìpi della riforma agraria fascista.
Con la guerra comincia il declino del Casino del Duca. Nel 1943 diventa sede del comando bellico inglese e nei boschi di Burgensatico e Dolcemorso si insediano gli accampamenti degli alleati polacchi, neozelandesi ed inglesi. Nel 1950 molte delle terre ducali, circa quattromila ettari, vengono espropriate dalla riforma fondiaria ed assegnate ai contadini mottolesi.
Oggi la struttura, pur carica di storia e testimone delle vicende del territorio, giace dimenticata e in completo abbandono.

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