Il castello di gioia del colle (secona parte)


IMG_9336RIl cortile interno del Castello, su cui si affacciano quasi tutti gli ambienti, secondo un’architettura d’ispirazione araba, si presenta a forma di trapezio irregolare, segno dell’adattamento di un edificio preesistente. Lo si nota, oltre che in pianta, dall’attuale splendida terrazza panoramica, con vista sulle due torri e sui giardini, laddove nel 1821-1822 la principessa Maria Emmanuella Caracciolo, madre di Carlo III De’ Mari, ultimo feudatario di Gioia, Acquaviva e Castellaneta, aveva edificato ad uso personale degli appartamenti, in parte crollati, in parte demoliti nel corso dei restauri.
In questo settore Nord, resti di strutture murarie (lasciate a vista nel vano scale) sono il chiaro indizio di una ristrutturazione urgente del fortilizio prenormanno. Si tratta di blocchetti di pietra calcarea a forma di parallelepipedo o di cubo, e di un’opera mista, in blocchi informi di pietra calcarea e tufo sbozzati sommariamente e con inzeppature. Si ipotizza che la roccaforte fosse un luogo di rifugio per gli abitanti del vicino villaggio in occasione delle ricorrenti scorrerie saracene, e forse, sullo scorcio del IX secolo, un avamposto militare nella riconquista bizantina del territorio, per quasi trent’anni alla mercé dell’Emirato di Bari, con Taranto, saracena, assurta a porto principale del Sud Italia per lo smistamento di un fiorente commercio di schiavi (847-871). La sua ubicazione, al centro dell’antico asse viario tra queste due città, giustifica la funzione strategica e il progressivo ampliamento del primitivo nucleo bizantino.

La leggenda del nome
L’ubicazione al centro dell’antico asse viario tra le due città giustifica la funzione strategica ed il progressivo ampliamento del primitivo nucleo “bizantino”, da sempre luogo di passaggio e di sosta per viandanti, militari, mercanti e pellegrini, anche per la presenza di pozzi d’acqua sorgiva. Un’altra leggenda spiega il nome di Gioia, con cui il borgo venne ufficialmente designato per secoli nell’età moderna, finché con l’Unità d’Italia, per distinguerlo da altri comuni omonimi del Sud, fu aggiunto il complemento “del Colle”, dalla collina di Monte Sannace, sede dell’acropoli dell’importante città peucezia (forse la Thuriae menzionata dallo storico Livio), i cui reperti sono conservati ed esposti nelle sale museali del Castello.
IMG_9362RLa storia narra di una dama, in viaggio da Bari a Taranto, che sostò in una locanda a metà strada. Sul far della sera, attratta dall’amenità del luogo, si aggirava nei prati rincorrendo lucciole e finì col perdere un prezioso gioiello che portava appuntato sul petto. All’indomani, ripreso il viaggio, si accorse con rammarico nella carrozza d’averlo smarrito e, essendole caro, ordinò al cocchiere di tornare indietro a recuperarlo; lo rinvenne lei stessa, rovistando affannosamente fra l’erba, e fu tale la sua gioia da ribattezzare col nome di “Gioia” il piccolo villaggio attorno alla locanda. Lo stemma del Comune, derivato da un bassorilievo in pietra scolpito dal primicerio Giovanni de Roccha nel 1480, riproduce appunto, tra l’altro, una coppa ricolma di gioielli.
La suggestione popolare ha creato anche un collegamento tra l’enigmatico maniero e l’altrettanto misteriosa città di Monte Sannace, idealmente ritenuta l’antica Gioia, le cui rovine sono visibili da secoli e hanno restituito numerosi oggetti (vasi, monete) di una remota antichità, dispersi in collezioni private locali, nazionali e straniere, almeno dalla fine del XVI secolo e fino all’inizio degli scavi ufficiali nel ‘900.
Secondo la tradizione popolare un percorso sotterraneo, utilizzato in segreto dal Re in occasioni di pericolo, unirebbe il Castello alla città peucezia di Monte Sannace. Ma si tratta davvero di suggestione? L’insistenza di questa voce suggerirebbe di no. In effetti cunicoli, sia pure di lunghezza limitata, sono stati trovati tra le case del centro storico, impiegati forse in passato come vie di fuga, a volte intasati da acque sorgive e quindi svuotati e sigillati, altre volte velocemente indagati ed occultati per consentire il prosieguo di lavori edilizi. Anche nel cortile del Castello una conduttura collega il pozzo, ubicato in posizione decentrata, con una cisterna sotterranea che si trova lungo il lato est, con evidente funzione di riserva d’acqua, ma un altro camminamento ipogeo è attestato sempre verso N.E. (quindi proprio in direzione di Monte Sannace), con uno sbocco nel giardino privato, un tempo appartenente al Castello.
Un ulteriore cunicolo, in direzione di Gioia, è stato individuato sotto una botola della chiesetta trecentesca dell’Annunziata in località Monte Rotondo, nell’allora feudo di Monte Sannace. La chiesetta sorge su una collinetta adiacente al parco archeologico, dove ha luogo dopo la Pasqua una suggestiva cerimonia religiosa, con celebrazione eucaristica e triplice processione per la dedicazione dei bambini alla Madonna, che in passato costituiva un vero e proprio rito popolare per la prevenzione dell’ernia infantile.
Un altro cunicolo ancora emerse alcuni anni fa durante lavori in corso nell’area di una discarica dismessa, nella stessa località. Molte sono poi le cavità naturali scavate dalle falde freatiche in un territorio con caratteristiche carsiche, punteggiato di lame e pozzi, che sono state sfruttate dall’uomo nel corso dei secoli.

Foto di Angelo Ferri su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia

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