Dalla Dea Madre alla Vergine Maria


DeaMadre (Copy)Una delle caratteristiche essenziali del cattolicesimo odierno è il culto della Vergine Maria. Esso è anche uno dei principali motivi di disaccordo teologico con le chiese protestanti, insieme al culto dei santi. La differenza, su cui in questa sede non ci dilungheremo, è di carattere filosofico-teologico e si riassume in una domanda: “Può l’uomo arrivare a Dio da solo o ha necessità di entità mediatrici che intercedano per lui e gli indichino la direzione del percorso?”
A tale domanda ognuno può fornire la sua risposta, ma vediamo di capire il motivo storico di questa differenza.
Da dove origina nella religione cattolica “romana” il culto della Vergine Madre di Dio? Tale concetto fu proclamato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica con il Concilio di Efeso nel 431 d.C. ed è importante specificare che l’incarnazione di Gesù è cosa diversa dalla semplice manifestazione del divino in forma umana comune alla mitologia di molte religioni pagane o dal concetto di “avatar” della religione induista. Nel primo caso si tratta di “apparizioni” temporanee, nella religione induista si tratta invece di discesa del divino nel mondo umano.
Il Cristo è qualcosa di diverso; non è Dio che scende in terra (come l’avatar) ma una sua emanazione (il Figlio) che si realizza sia sul piano spirituale che su quello materiale ed è perciò fatta di carne e sangue. Tale concetto rispecchia dunque la mentalità storico-materialista dei romani piuttosto che quella degli ellenici. Non a caso di tale concetto non si trova traccia nel primo cristianesimo fondato da San Paolo (greco) ma appare solo successivamente, a seguito della “romanizzazione” della religione cristiana.
Il Dio incarnato trova alcuni fondamenti nell’importanza data al “femminino” nella dottrina gnostica, in cui è presente l’idea della “Dea Madre” in grado di guidare l’uomo verso la conoscenza suprema. “Sophia” è la saggezza creatrice che forma la Sacra Trinità familiare Padre-Figlio-Madre, ma la Madre, nella religione cristiana degli albori, viene privata del suo connotato femminile per divenire “neutro” pneuma, cioè lo Spirito Santo.
L’apice della negazione del ruolo del femminile (Dea Madre) si ebbe con l’eresia ariana. Ario rifiutava la natura divina di Gesù considerandolo un semplice profeta, di conseguenza rifiutava anche il ruolo dello Spirito Santo e di Maria. La reazione della Chiesa Romana alla concezione ariana fu netta, a causa di una cultura fortemente radicata in idee molto più antiche del cristianesimo come il Mitraismo, il culto di Cibele e quello della Dea Madre, presente anche nella dottrina gnostica.
Non per caso il femminile ritorna a Efeso, in terra gnostica, con una concezione del ruolo di Maria che si presta a forti parallelismi con il concetto archetipico e onnipresente di Dea Madre di tutti gli uomini, che trova la sua espressione nei culti mariani odierni.
Prima di Gesù anche Mitra e Horus nascevano il 25 Dicembre da madre vergine. La religione mitraica ebbe un forte influsso sulla religione cattolica romana e le due religioni convissero per circa due secoli, competendo fra loro per divenire religione ufficiale dell’Impero. La religione tradizionale romana era infatti ormai decaduta dal punto di vista spirituale, e ridotta alla mera veste rituale e celebrativa il cui significato spirituale era stato dimenticato. Per colmare tale vuoto altre religioni si contesero il primato, fino a quando la competizione si risolse con il sincretismo delle dottrine mitraiche e del culto di Cibele nel cristianesimo.
Il personaggio di Mitra ha moltissime analogie con quello di Gesù:

– era l’incarnazione del Sole;
– nacque il 25 dicembre, giorno del Solstizio d’Inverno secondo i calendari dell’epoca;
– alla sua nascita fu adorato dai pastori, che gli recarono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra;
– ascese in cielo, venne posto sul trono accanto al dio del Sole, divenne partecipe cioè della sua onnipotenza, e infine fu parte di una Trinità;
– un giorno sarebbe tornato a risvegliare e a giudicare i morti;
– era il demiurgo fra cielo e terra, fra Dio e l’umanità, il Redentore del mondo e il Salvatore;
– era accostato all’immagine del gallo e delle chiavi, entrambi simboli del dio del Sole;
– fece scaturire l’acqua dalla roccia come il miracolo della rupe di Mosè e il miracolo della fonte di S. Pietro;
– fu assassinato dai suoi nemici che gli trapassarono il costato con una lancia;
– resuscitò al terzo giorno;
– il giorno consacrato al Dio Sole era il Dies Solis (ted. Sonntag; ingl. Sunday), celebrato in modo particolare nel culto di Mitra come primo giorno della settimana, e in seguito definito Il giorno del Signore (Dies dominica) dai cristiani.

L’origine delle dottrine mariane nel cristianesimo deriva però molto probabilmente da un altro culto, anch’esso originario dell’Asia minore come quello di Mitra: il culto di Cibele, il terzo grande competitor per la supremazia religiosa nell’Impero romano nei primi secoli dopo Cristo.
Si era propagato a partire dalla Frigia (oggi Turchia), la stessa regione dove i primi cristiani, raccolti attorno a Giovanni e Paolo, iniziarono l’evangelizzazione dei “gentili”, e fra le due confessioni religiose fu subito conflitto, tanto che i primi cristiani rappresentavano la Dea madre Cibele, come una “prostituta coronata di torri” seduta sul mostro da lei addomesticato; questa immagine ritornerà successivamente nell’iconografia mariana come la Vergine che schiaccia la testa del serpente o la dama del liocorno che ne accoglie la testa sul grembo.
La Dea Madre Cibele, era analoga all’Artemide greca, all’Ishtar babilonese, alla dea solare degli antichi sciti. Così ne parla l’Imperatore Giuliano Flavio nella sua “Orazione a Cibele”:
“Chi è allora la Madre degli Dei? Lei è la sorgente degli Dei intellettuali e creativi, che a turno guidano gli dei visibili: lei è sia madre che sposa del mitico Zeus; venne per succedere ma anche per regnare insieme col grande Creatore; Lei ha il controllo di ogni forma di vita, e la Causa di tutte le generazioni; Lei porta facilmente alla perfezione tutte le cose che sono fatte. Senza dolore Lei porta alla nascita […] Lei è la Vergine senza Madre, al fianco dello stesso Zeus, e in assoluta verità lei è Madre di tutti gli Dei […]”.
La Dea Madre non è la creatrice dell’universo, ma è mandata dal Dio Creatore per mettere all’opera l’energia universale ma potenze oscure avverse (il Nemico della tradizione ebraica o i Giganti della tradizione germanica) si accaniscono contro quest’opera compromettendola. Il mondo allora verrebbe distrutto senza l’opera salvifica di un’altra entità divina: il Figlio, che ha il compito di rinnovare l’armonia sconfiggendo il Nemico e rinnovando annualmente l’azione del Creatore.
La Dea partorisce dunque un figlio, Attis, da Vergine cioè senza il dominio del maschio (la vergine non era colei che si asteneva dall’accoppiamento, ma colei che non era sottoposta all’uomo, dunque non aveva marito; la vergine nel senso odierno era chiamata invece “virgo intacta”). Il Figlio da adulto diviene l’amante della madre, ma quando Attis s’innamora della figlia del re Mida la madre gelosa si vendica e lo rende folle spingendolo ad evirarsi. Cibele seppellisce quindi i genitali del figlio-amante, che diviene così Mithra-Christ-937x1024 (Copy)Dio della vegetazione, che ogni anno muore e resuscita.
Il Figlio viene considerato amante della madre per sancire il ripetersi dell’unione con l’energia creatrice e al termine del ciclo annuale deve morire per rinascere con l’intera natura. La commemorazione della morte del Figlio corrisponde al “taurobolio”, la morte del Toro praticata nel culto di Cibele, il cui rituale consisteva nel fare ricevere ai fedeli il sangue del toro, in un vero e proprio battesimo di sangue. Il toro veniva poi evirato e i testicoli venivano uniti alle corna, trasportati nel tempio della Dea e deposti ai piedi dell’altare.
Il taurobolio era anche presente nel mithraismo e rappresentava l’uccisione delle tenebre che portava alla rinascita del Sole e della natura; lo stesso principio che troviamo, in un’altra forma mitica, anche nei Misteri di Eleusi a proposito della dea Demetra, che scende negli inferi alla ricerca della figlia Kore-Persefone, prigioniera di Ade-Plutone. Un’altra corrispondenza è quella con Ishtar ed il suo figlio-amante Tammuz e ancora con Iside ed Osiride.
La sanguinosa agonia di Attis è, per molti versi, analoga alla Passione cristiana. Tutto il mito è carico di significati esoterici e metafisici sul senso della vita e della rinascita dell’uomo. Attis è un modello archetipico dell’essere umano che, con la sua evoluzione personale e con l’aiuto della Madre-Spirito divino, si accinge alla rinascita iniziatica dopo la morte. La morte non è dunque la fine di tutto ma un “passaggio” attraverso il superamento della realtà visibile.
La religione di Cibele è, come il cristianesimo, una religione salvifica, che estende la possibilità di risorgere a tutta l’umanità a prescindere dalla razza. Tale bisogno spirituale si era diffuso nei primi secoli dopo Cristo a causa dello svuotamento dei contenuti metafisici ed esoterici dei culti ufficiali dell’Impero.
Cibele è la rappresentazione concreta dell’energia creatrice, il principio generatore che muove e trasforma il mondo, personificazione della creazione permanente che opera per avanzare dalla materia prima verso la Pietra Filosofale; in altre parole è il soffio che dà la vita, parte dell’eterna Trinità divina che al “neutro” verrà chiamata Spirito Santo.
Siamo dunque di fronte a quello che Jung definirebbe un archetipo dell’inconscio collettivo o se si preferisce dell’inconscio esoterico che si manifesta con il perpetuarsi in tutte le culture, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, dell’icona della Dea Madre Vergine del Sole Salvatore, che rinasce al Solstizio d’Inverno per portare la Luce al Mondo.

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