I GRANDI DELLA FOTOGRAFIA: FRANCESCA WOODMAN



I135-1/2, 12/1/05, 9:44 AM, 16G, 4362x4190 (607+860), 100%, Cruz 080205, 1/120 s, R67.3, G57.4, B71.7

Francesca Woodma è una fotografa americana la cui figura enigmatica ed inquieta è rimasta a lungo nella memoria artistica collettiva e la cui opera è annoverata come una fra le più influenti del XX secolo. La sua parabola artistica si estende in un breve lasso di tempo (1972-1981) così come la sua vita, dando una connotazione ancora più incisiva e graffiante alla sua opera. Nasce il 3 aprile 1958 a Denver in una famiglia di artisti: il padre George è un pittore abbastanza rinomato, la madre Betty una brillante ceramista. E’ proprio il padre ad incoraggiare la figlia ad esprimersi attraverso la fotografia.
Francesca frequenta, insieme con suo fratello Charles, le scuole a Boulder mostrando un precoce interesse per il Daidaismo e l’arte surrealista. Nel 1971, a tredici anni, entra nel mondo della fotografia producendo il primo di tanti autoscatti. Trascorre una parte dell’infanzia a Firenze, in una fattoria con la famiglia, innamorandosi perdutamente dell’Italia, Tornata in America, s’iscrive alla Abbott Academy e poi alla Rhode Island School of Design di Providence. Sono proprio i corsi europei della RISD a riportarla in Italia, precisamente a Roma, nel 1977.
In quell’anno conosce Giuseppe Casetti, proprietario della libreria Maldoror, che entusiasta delle sue fotografie, le propone di organizzare una mostra.
La mostra s’inaugura nel 1978, che è un anno particolarmente creativo per la ventenne Woodman, che nell’estate di quell’anno espone anche presso la Galleria di Ugo Ferranti.
L’anno successivo torna a Providence, dove completa gli studi, quindi si reca per le vacanze estive a Stanwood in compagnia del suo fidanzato B. Moore. In questo periodo Francesca Woodman realizza parecchie opere e allestisce la sua personale “Swan Song” presso la Woods-Gerry Gallery, un omaggio a Marcel Proust.
Torna quindi a New York e va a vivere in un antico e fatiscente palazzo nel quartiere industriale Pilgrim Mills, che diventa lo scenario della maggior parte delle sue foto.
Francesca_Woodman-4 (Copy)Nell’80 lavora al Temple Project, passando le vacanze estive nel New Hampshire dove s’interessa particolarmente alla natura. Partecipa quindi a due mostre collettive nella Galleria newyorkese di Daniel Wolf, dove ha modo di conoscere diversi critici, e nel 1981 pubblica la sua prima ed unica raccolta intitolata “Some disordered interior Geometries”.
Pochi giorni dopo l’uscita del libro si lancia dal tetto del palazzo in cui abita. Aveva 22 anni.
Cinque anni dopo viene organizzata la sua prima mostra postuma, e presto la critica femminista del tempo si appropria della figura della giovanissima e geniale artista suicida come feticcio ideale per un discorso critico incentrato sull’esposizione del corpo femminile nudo, utile a decostruire lo sguardo maschile.
Nel 2011 Giuseppe Cassetti organizza una mostra di documenti inediti di Francesca Woodman, nella quale sembra che vogliai restituire alle fotografie qualcosa dell’atmosfera in cui vennero realizzate, accompagnandole con un gran numero di lettere, disegni, cartoline, istantanee inedite di Francesca all’opera, o intenta ad allestire le sue fotografie nella galleria di Ugo Ferranti.
A metà fra la memoria nPuppy between Feet 1999 Roger Ballen born 1950 Accepted by HM Government in lieu of inheritance tax from the Estate of Barbara Lloyd and allocated to Tate 2009 http://www.tate.org.uk/art/work/P13102ostalgica e la documentazione storica, i documenti in mostra parlano di progetti e pranzi, ricette e fughe al mare. Si potrebbe dire che il concetto di rarità, quale valore attribuito anche all’oggetto più insignificante in virtù della sua relazione con qualcosa divenuto importante, confermi qui lo status definitivo di Mito Artistico che Francesca Woodman ha acquisito negli ultimi vent’anni.

Dai documenti emergono notevoli riflessioni sul suo modo di lavorare: la minuziosa pianificazione di ogni singola immagine, che Francesca racconta e disegna agli amici passo per passo.
I testi esposti quasi sommergono le fotografie, quasi a sottolineare la preminenza del discorso personale sviluppato nelle lettere. Destinatari più frequenti sono lo stesso Casetti, da lei chiamato Cristiano, “Pepe” Gallo, Edith Schloss, incontrata a una conferenza tenuta da quest’ultima nella sede italiana del RISD, e l’amica Sabina Mirri con cui realizza la famosa Storia del Guanto ispirata al ciclo dell’artista tedesco Max Klinger ritrovato dalla stessa Francesca nella rivista del 1957 “Le Surréalisme, même”. Questa e altri volumi d’arte, antiche stampe, fotografie surrealiste allora inedite ritrovate nella Libreria Maldoror, costituiscono un background che ha influenzato attivamente la sua opera, a metà tra esercizio scolastico ed elaborazione indipendente.
A Roma, in particolare, Woodman realizza la serie Calendar Fish – una sorta di diario fotografico con un numero diverso di anguille e pesci a simboleggiare i giorni dal 1 al 7 marzo – e Self Deceit, riguardo al quale gli appunti di Francesca rivelano l’evoluzione del progetto.
La figura della fotografa in Italia ha avuto un gran ritorno di interesse, e questa è solo l’ultima di una serie di esposizioni monografiche dopo quelle di Siena e Milano nel 2009-10. Che questo sia indice di una volontà di ritornare su un’esperienza che in parte si è realizzata proprio in Italia, o al contrario il segno di una crescente mitologizzazione della sua figura artistica, è un dubbio non ancora chiarito.

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