I GRANDI DELLA FOTOGRAFIA: RICHARD AVEDON



Photographer Richard Avedon is seen in this May 1979 photo. (AP Photo)

Richard Avedon nasce il 15 maggio del 1923 a New York; dopo la sua adolescenza comincia a studiare filosofia alla Columbia University. Giovane sempre in cerca di forti emozioni, ben presto gli studi gli si rivelano noiosi e nel 1942 abbandona gli studi per arruolarsi come fotografo nella Marina Militare. Comincia cosi la sua carriera fotografica, scattando foto segnaletiche e ritratti ai suoi compagni di camerata.
Nel 1944 ha un incontro decisivo con Alexey Brodovitch, leggendario art director di Harper’s Bazar, ed inizia una collaborazione artistica che li porta, nel 1959, a realizzare Observations, libro di ritratti che desta molto scalpore e per il quale Brodovitch ha curato la veste grafica e Truman Capote i testi.
Già dal 1955 aveva cominciato a farsi notare come fotografo, con la sua innovativa intuizione di portare le modelle fuori dallo studio per creare foto innovative e coinvolgenti. E’ dell’agosto di quell’anno la sua più celebre foto di moda e certo una delle più originali del periodo, “Dovima e gli elefanti”, realizzata al Cirque d’Hiver di Parigi per Harper’s Bazaar. La modella indossa un abito di Christian Dior, disegnato da un emergente Yves Saint Laurent.
Il 22 novembre 1963 realizza in Times Square una serie di foto a persone che mostrano il giornale che parla dell’assassinio di Kennedy.
Nel 1965 Avedon passa da Bazaar a Vogue quindi, nei primi anni ‘70, pubblica con Arbus un libro su Alice nel paese delle meraviglie, nel quale le fotografie hanno un aspetto teatrale per la sequenzialità e la gestualità studiata dei personaggi fotografati.
Nel 1974 espone al MOMA di New York una serie di immagini sulla lenta morte del padre Jacob Israel Avedon, sconvolgendo critica e pubblico: una commovente testimonianza dell’inevitabile declino di una personalità forte nonché una tenera testimonianza del suo rapporto con il genitore.
Più tardi, pubblica “In the American West”, un libro che infrange il mito del West a stelle e strisce (tipico dei cowboy) focalizzando l’attenzione su minatori, braccianti, piccoli impiegati e disoccupati. In seguito realizza una serie dedicata ai malati di mente del Louisiana State Hospital e, come disgustata presa di posizione contro la guerra, una sequenza sulle vittime del napalm in Vietnam.
2W2BHNHECZ7KEN2G8WVHSono queste le uniche sue opere in cui appaiano chiaramente cenni alla violenza che Avedon ha sempre rifiutato di rappresentare: “le immagini di violenza producono nuova violenza”, sosteneva. Le sue opere sono esposte a New York al MOMA, al Metropolitan Museum e al Whitney Museum of American Art. Nel 1994 il Museum Ludwig ha organizza una imponente retrospettiva e una rassegna delle sue fotografie di moda.
Richard Avedon è considerato uno dei più grandi fotografi della storia e il suo stile è inconfondibile in qualunque genere abbia visitato. Alcuni suoi ritratti costituiscono vere pietre miliari della storia della fotografia: Ezra Pound, Andy Warhol e i membri della “Warhol factory”, Marilyn Monroe, Ronald Reagan, la famiglia Ginsberg, i “Chicago Seven”.
Nei ritratti cercava di andare oltre l’immagine per mettere in evidenza la personalità del soggetto, come l’atteggiamento battagliero del diavolo-Chaplin alla vigilia del suo esilio dagli USA a causa delle sue convinzioni politiche,
Non ha mai avuto alcun riguardo a portare alla luce gli aspetti più intimi dei protagonisti-soggetti; questo ha attirato molta attenzionie sulla sua figura professionale ma anche qualche timore da parte dei soggetti fotografati; “Sia clemente con me”, lo supplicò Henry Kissinger prima di una session.
Non fotografò solo personaggi celebri ma anche gente comune, sempre cercando di andare oltre la superficie per descriverne carattere e sentimenti. La sua protagonista era la gente anche nel reportage, come quando nella notte di San Silvestro 1989, in occasione della caduta del muro di Berlino, fotografò la folla in festa accanto alla Porta di Brandeburgo.
Anziché tradizionali reportage fotografici, Avedon ha sempre proposto una sua personale selezione di significati simbolici, che spesso esprimono le sue stesse idee politiche e ideologiche.
Nella moda, infine, fu il primo ad abbandonare gli artifici della fotografia creata in studio, con le sue pose studiate e innaturali, preferendo portare le modelle on the road, nei café e nei salotti di Parigi. Ciò segnò l’inizio di una nuova era della fashion photography e il suo approccio sempre più minimal lo fece diventare un esempio per un’intera generazione di fotografi.

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