Tra sogno e illusione: i ritratti patinati di Cecil Beaton


Cecil Beaton

Vorrei vivere soltanto in mezzo agli scenari” così cita il diario di Cecil Beaton, celebre fotografo, disegnatore, scenografo e costumista attivo nella prima metà del 900.

L’eclettismo fu la dote che più lo contraddistinse, infatti nel 1927 firmò un contratto con Vogue come disegnatore caricaturista dei riti mondani dove si esibiva l’alta società.

Cecil Beaton

L’universo ovattato dei salotti mondani e il lusso sfrenato erano le scenografie ideali di Beaton, i luoghi che amava di più, la sua realtà quotidiana. E l’amore incondizionato per il mondo dei ricchi lo riversava nei ritratti e negli accostamenti improbabili che osava concedersi con la naturalezza di un’esteta.

Cecil Beaton naque a Londra nel 1904 da una famiglia benestante. Da bambino manifestò sin da subito una forte passione per il teatro e per la fotografia. A dodici anni ricevette in regalo una macchinetta Kodak e la utilizzò per creare a casa sua veri e propri tableaux vivants che avevano come protagoniste le sue sorelle.

Il gusto raffinato per la composizione era una vocazione per Beaton e già in queste fotografie premature si possono ritrovare gli elementi decorativi tipici del suo stile. Oltre a comporre meravigliose scenografie Beaton progettava tutto ciò che potesse abbellire i suoi quadri viventi come ad esempio i costumi, per lo più esotici. Beaton voleva riprodurre la bellezza nella forma più surreale e accessoria del termine, come sinonimo di sfarzosità, esoticità e lusso.


Col suo obiettivo, perennemente assetato di volti famosi dello star system hollywoodiano, ritrasse celebrità del calibro di Marilyn Monroe, Katherine Hepburn, Audrey Hepburn, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Joan Crawford ma anche artisti come Dalì, Picasso, Cocteau, Capote, Richard Burton, Maria Callas.

Le sue manie di protagonismo si scagliavano contro i limiti e le debolezze altrui e laddove la grandiosità non era all’altezza delle sue aspettative, la critica feroce non si faceva attendere.

Cecil Beaton

Ciò che disprezzava dei reali e del mondo patinato che lui stesso mitizzava era la volgarità e il cattivo gusto che faceva notare senza peli sulla lingua.

La sua critica non risparmiò né i Winsdor, di cui biasimava con tagliente sarcasmo il cattivo gusto, né celebrità come Katherine Hepburn, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Laurence Olivier, Virginia Woolf. Ma il suo bersaglio preferito fu Elizabeth Taylor considerata da lui “un mostro”. Diceva di provare per lei “ribrezzo e disgusto” e che trovava insopportabile e volgare anche suo marito Richard Burton. Li considerava come il peggio del gusto americano e inglese.

Come costumista e scenografo si aggiudicò la vittoria agli Oscar per ben due volte: Gigi e My Fair Lady. Gli sfarzosi costumi di My Fair Lady sono entrati nell’immaginario dell’età d’oro di Hollywood. Gli abiti della protagonista, Eliza Doolittle, interpretata da una sobria e accattivante Audrey Hepburn, si distinsero per classe, leggerezza ed eleganza.

Dandy e raffinato, era conosciuto per le sue manie di grandezza ed il suo essere effeminato caratterizzò anche la vita privata. La sua misoginia era dovuta al fatto che fosse un eterno indeciso a causa dell’omosessualità repressa. Dopo le prime avventure con il gentil sesso si era innamorato di un uomo che non solo non lo ricambiava ma lo tradiva con altri.

Cecil Beaton

Beaton cercava la bellezza nei vacui orpelli di un mondo sfarzoso, ma essenzialmente privo di valori. La sua vera nemica era la routine.

Lotta contro ciò che è ordinario. Le routine avranno anche i loro fini, ma sono anche le nemiche assolute della grande arte”, questo il messaggio chiave di Cecil Beaton.

Per sfuggire all’ordinarietà quotidiana Beaton creava sogni, illusioni, progettava un mondo su misura, perfetto e rassicurante dove proiettare le anime dei suoi ritratti.

Del tutto in sintonia con lo spirito dadaista e surrealista, Beaton ha voluto fare della sua vita un’opera d’arte, all’insegna della messa in scena e della finzione attraverso un’originale orchestrazione di elementi compositivi.

Lontano dal minimalismo delle forme geometriche di Steichen, grande fotografo di moda dell’epoca, fu influenzato dall’esperienza metafisica di De Chirico ma soprattutto da Hoyningen Huene, il primo fotografo di Vogue a Parigi e da De Meyer, uno dei pionieri della fotografia dell’immaginario. Nei ritratti si ispirò all’estetica del Surrealismo ed utilizzò molto gli specchi arricchendo le sue composizioni con suggestivi effetti di riflessione.

Cecil BeatonI languidi ritratti di Beaton rievocano in un certo senso un passato scomparso, dove la nostalgia non è solo apparente.

L’originalità del suo stile fu apprezzata molto da Vogue, sebbene fosse particolarmente esigente per quanto riguardava l’aspetto tecnico, in gran parte trascurato appositamente dall’artista. Le composizioni dei suoi tableaux vivents prescindevano infatti da qualunque forma di tecnicismo a favore di uno stile principalmente concettuale.

La fotografia assumeva così la stessa funzione di un attore, un mezzo attraverso cui la realtà immaginata diventava credibile.

La poetica di Beaton mescolava con maestria teatro e fotografia, lui che il teatro l’aveva amato sin dalla prima infanzia. Era il luogo perfetto della fusione tra il reale e l’immaginario e le sue scenografie davano un’illusione temporanea, quasi fiabesca, come se il tempo si fosse fermato sulla bellezza di quell’attimo.

Il mettere in scena, che derivava dalla sua passione per il teatro, si manifesta perciò come opposizione ai valori naturali trova riscontro anche nella sua sessualità.

Una pura e giocosa evasione nel fantastico assume quindi significati più complessi che sconfinano nei meandri della psicologia. E così il gusto per il ridondante, lo sfarzo, l’eccesso di decorativismo e l’eclettismo ma anche il suo atteggiamento satirico/teatrale diventano una sorta di trasgressione ma anche di difesa che si trasforma in invettiva, un attacco feroce alle regole mediocri della società borghese.

Questo era Cecil Beaton, un amante della bellezza. Voleva che le sue opere trasfigurassero la realtà in un sogno, lontano dalla vita reale e dalle trite abitudini.

Cecil Beaton

L’immagine paradossalmente più famosa di Beaton è quella che più si discosta dalla sontuosità dei suoi ambienti prediletti. Pubblicata su un numero di Vogue del 1941, ritrae di spalle una giovane modella con un tailleur che non si scompone nemmeno davanti allo spettacolo terrificante di un edificio bombardato. La fotografia, di gran lunga provocatoria, sta a significare che il sogno della moda sopravvive nonostante tutto e continua incurante il suo percorso.

Alla fine degli anni 30 i rapporti con Vogue si incrinarono e Beaton si dedicò alla fotografia di viaggio in quei luoghi esotici che tanto avevano ispirato il suo stile.

Diventerà nel 1953 il fotografo ufficiale al servizio di Elisabetta seconda e otterrà il titolo di Sir.

Dopo la lunga carriera nell’alta moda anche per Beaton venne l’era del pop, lontana anni luce dalla realtà chic a cui era abituato.

I suoi celebri scatti immortalarono Andy Wharol con cui instaurò un rapporto di reciproca stima, Keith Richards e Mick Jagger.