HARLEY SEDUCTION


DSC_0223Donne e Motori: un binomio di grande interesse e di sicuro successo. E quando, riferendosi ai motori, si parla di moto e la moto è una Harley Davidson il fascino aumenta ulteriormente.
Pronunciare il nome Harley Davidson accompagna la nostra mente a correre dietro la storia della motocicletta, perché la Harley è la storia, una moto dal caratteristico e inconfondibile rombo e dall’inimitabile stile di guida, è uno di quei miti che non sembra mai essere stato intaccato dal tempo, una moto nata per le grandi strade americane ma che, anche da noi, nonostante strade strette e tortuose, ha trovato i suoi fedelissimi.
Se vogliamo sintetizzare possiamo affermare, senza il dubbio di essere smentiti, che la Harley Davidson è un vero e proprio mito decretato dal suo design inconfondibile e, soprattutto, da chi la cavalca da lustri con un amore e una passione rimasti sempre immutati: i Bikers.
I Bikers vivono la Harley a tutto tondo, e non solo la moto ma anche tutto quello che la circonda perché “cavalcarla” rappresenta un vero e proprio stile di vita, tanto da portare a una profonda divisione tra “Harleysti” e “non Harleysti”.
Potevamo in queste pagine raccontare la storia di questo marchio però basta navigare un po’ in internet, imbattersi in Wikipedia, per leggere la nascita e l’evolversi della Harley Davidson Motor Company.
Ho pensato, invece, di documentare con un servizio fotografico la passione che ispira questa moto, ideando un progetto che ho intitolato “Harley Seduction”, proprio perché è sufficiente guardarla per innamorarsene.
Tanti i protagonisti per questo progetto: La Harley, la ragazza, l’ambiente perché, come ho già detto, il mondo Harley è un mondo a tutto tondo.
Per creare questo progetto mi sono rivolto all’amico Vincenzo Licenziato, fotografo di Carmagnola, nel torinese, “Harleysta pentito”… pentito di essersi trovato nella condizione di dover vendere la sua H.D. ormai confinata a prendere polvere nel garage.
Rivolgendomi a lui sapevo di non fallire: infatti tutto si è inanellato con grande facilità, a partire dalla location, la Gian Air Aerografie, sempre a Carmagnola, del disponibilissimo Gianfranco Novi, luogo dove si aerografano moto e non solo, che a prima vista ci rimandava al mitico garage di Arthur Davidson dove, con William Harley, fu costruita nel 1902 la prima motocicletta che portava il marchio H. D.: un segnale che mi ha ispirato ulteriormente.
Trovare la moto, grazie a Gianfranco, è stato facile: ed ecco una splendida Harley Davidson Fat Boy; il suo proprietario, Massimo Massa, è stato molto disponibile e, dimostrando grande fiducia, ce l’ha lasciata per la realizzazione del progetto.
DSC_0242A questo punto era necessario trovare la modella giusta, una che s’immedesimasse nel progetto, che vivesse il servizio in sintonia con la Harley.
Ho trovato questa “figura” in Federica Fassio, ragazza che da poco tempo collabora con me e che mi ha subito trasmesso il suo entusiasmo nel rendersi protagonista, unitamente alla Harley, di questo lavoro.
Infine, ma non meno importante, la ricerca della make up artist (mua): Marta Surian, di Asti, ha risposto al nostro annuncio ed è stata accolta positivamente nello staff del progetto.
E a questo punto, a staff completato e data fissata, siamo giunti al giorno fatidico della realizzazione del progetto.
Contrariamente agli altri progetti, nati studiando le pose a tavolino, Harley Seduction è stato un evolversi spontaneo, dove tutto si è inventato sul momento, assecondando quelle che erano le caratteristiche di Federica in un tutt’uno con l’altra protagonista, la Harley.
Ne è scaturito un lavoro dove, inizialmente, Federica ha cercato di “sedurre” la Harley ma ha finito, inevitabilmente a sua volta, col farsi sedurre, donandosi alla co-protagonista.
Passiamo ora a commentare quelli che sono stati i protagonisti.
DSC_0381-2Federica Fassio (la modella): si è dimostrata una scelta azzeccata; nel posare e interpretare ha confermato l’impressione avuta al momento della proposta. Brava nell’assecondare le richieste e altrettanto brava a portarci ad assecondarla nelle sue pose, ha giocato molto bene sia con l’espressività del viso sia con quella del corpo. Sicuramente si è calata bene nel ruolo della protagonista, seduttrice e sedotta, Dopo personaggi come Marlon Brando nel film “Il Selvaggio” o Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma”, la Harley Davidson ha sicuramente trovato un nuovo volto, quello di Federica.
Vincenzo Licenziato (il fotografo): preciso e attento, ha sempre tenuto alta l’attenzione sull’evolversi degli scatti, non perdendo mai di vista quello che era l’obiettivo del progetto. Bravo anche nella scelta della post produzione: incisiva ma mai invasiva. I suoi scatti rendono perfettamente quella che era l’idea iniziale e quello che si è voluto creare sul set.
Marta Surian (la mua): si è messa in gioco rispondendo all’annuncio e il risultato non ha deluso le attese. Precisa e puntigliosa nel truccare, attenta ai particolari, ha saputo scegliere la soluzione migliore adatta alla figura della protagonista.
Gianfranco Novi (la location): titolare della Gian Air Aerografie ci ha messo a disposizione la sua realtà lavorativa e ha realizzato lo splendido body painting degli scatti finali realizzato con grande professionalità sulla schiena di Federica. Scelta del posto non poteva che essere più indovinata.
Harley Davidson Fat Boy (la moto): cosa dire… questa moto parla da sola, ancora un grazie al suo proprietario, Massimo Massa, per la concessione del suo utilizzo.
A conclusione il pensiero dell’unica protagonista che può parlare (la Harley al massimo può rombare e lo ha fatto allontanandosi alla fine del servizio), Federica: “Sono entusiasta di aver posato per un progetto che ha visto come protagonista la mia più grande passione, la moto. Ho accettato senza esitare il nuovo ruolo che Fabrizio mi ha proposto. Si è rivelato essere uno dei progetti più interessanti a cui ho contribuito a dar vita. Il risultato ha risposto pienamente alle mie aspettative, forse anche andando oltre: sedurre l’Harley, e potermi far sedurre a mia volta, è stato mentalmente entusiasmante ma nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza la preziosa guida di un Art Director come Fabrizio, la pazienza e perfezione della ricerca dello scatto migliore di Vincenzo, con il quale mi sono trovata molto a mio agio a lavorare, le alte competenze della mua Marta, ma anche la generosità di Massimo nell’averci prestato la sua “bimba” e la professionalità di Gianfranco che ha contribuito con la sua arte per gli ultimi scatti e aver messo a disposizione la location. Un progetto che rifarei, un team affiatato, un risultato oltre i limiti dell’aspettativa iniziale”.

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