IL CASTELLO DI TRANI


TRANITra il 1230 e il 1233 Federico II di Svevia, fondo il castello di Trani, la cui data di inizio lavori, è riportata in una lapide affissa su un accesso al cortile:

Iam nati xristi domini annis mille duecentis / cum triginta tribus federici cesaris anno / imperii trino deno ierusalemque octavo regni / cum mensis ivnii ac indiccio sexta foret opus / hoc hinc surgere cepit..

L’ultimazione delle opere di fortificazione, condotte dal Conte di Conversano e Acquaviva, Filippo Cinardo, insieme al tranese Stefano di Romoaldo Carabarese, risalgono al 1249, secondo quanto attestato in una seconda lapide posta sopra l’antica porta verso il mare:

Caesaris imperio divino more tonante fit circa castrum munitio talis et ante huic operi formam seriem totumque necesse philippi studium cinardi protulit esse quoque magis fierent studiis hec facta tranensis prefuit his stephani romualdi carabarensis anno incarnationis iesu xisti MCCXLIX indic. VII.

TRANI1Il castello è stato edificato in una zona di basso fondale e su un solido banco di roccia, nello stesso punto dov’era costruita una torre, i cui resti sono stati trovati sotto l’ingresso principale. Inizialmente si trattava di una costruzione era quadrangolare, con torri quadrate agli angoli, tutte della stessa altezza, e un cortile centrale sempre di forma quadrata. Sui tre lati verso terra, fu in seguito aggiunto il muro di cinta, originariamente con un camminamento suddiviso in tre percorsi, che creava dei ristretti cortili esterni. Le tre parti del castello non bagnate dal mare erano inoltre difese da un fossato che si presume fosse di origine naturale.
Il castello ha un passato doloroso: vi venne infatti imprigionata la coraggiosa contessa di Caserta Siffridina, consuocera di Federico II, avendo suo figlio Riccardo de Lauro conte di Caserta sposato la figlia dell’imperatore, Violante di Svevia. Per espressa volontà di Federico II fu mantenuta a pane e acqua e morì nel marzo del 1279. Inoltre, ad una torre del castello Federico II fece impiccare Pietro Tiepolo, preso prigioniero nella battaglia di Cortenova del 1237, figlio del doge di Venezia Jacopo Tiepolo.
Il castello di Trani fu dimora prediletta di Manfredi, figlio di Federico II, che vi celebrò le sue seconde nozze con Elena d’Epiro; con gli Angioini venne sottoposto ad ulteriori lavori sotto la direzione di Pierre d’Angicourt. Il suo passaggio, insieme alla città, all’imperatore Carlo V comportò interventi sostanziali volti al suo adeguamento alle mutate esigenze imposte dall’impiego delle armi da fuoco, come attesta un’iscrizione, datata 1533, collocata nella parete sud del cortile centrale, all’altezza del secondo piano, a testimonianza della ristrutturazione dell’ala sud del cortile. Questi lavori conferirono al castello un carattere più “moderno”, stravolgendo il vecchio impianto medievale svevo cui appartengono il mastio, le tre torri angolari e la cortina verso il mare; la parte verso la città si riferisce invece all’intervento cinquecentesco. L’ampio fossato era una volta direttamente in comunicazione con il mare, mentre un ponte levatoio (oggi sostituito da un ponte di pietra) permetteva il collegamento con la piazza antistante.
Dal 1586 al 1677 il castello fu sede della Sacra Regia Udienza della Provincia di Bari; dal 1832 al 1844 fu completamente rimaneggiato per essere trasformato in Carcere Centrale Provinciale. Cessata nel 1974 la funzione detentiva, nel 1976 l’edificio venne consegnato alla Soprintendenza per i Beni AAAS della Puglia, che nel 1979 ne avviava i restauri, giunti da poco a conclusione.
Nella sua attuale configurazione il castello di Trani si presenta come il risultato dei tre fondamentali momenti costruttivi, riferibili alla fondazione medievale, all’adeguamento cinquecentesco e al massiccio rimaneggiamento ottocentesco. L’edificio originario, di impianto quadrangolare, con quattro torri quadrate agli spigoli e cortile centrale, appare oggi inglobato sui tre lati verso terra da un antemurale che ha dato origine ad altri tre cortili sui lati est, sud ed ovest, corrispondenti allo spazio tra l’antico e il nuovo perimetro.

Il castello si affaccia con il prospetto orientale su piazza Manfredi. Vi si accede attraverso il ponte in muratura – realizzato nel XIX secolo – che sovrasta il fossato, e quindi oltrepassando il portale aperto nell’antemurale, sormontato dalla summenzionata iscrizione del 1553 che documenta la ristrutturazione avvenuta sotto Carlo V, ad opera del castellano Giorgio Manriquez e del vice castellano Pietro di Montalbano.
La torretta dotata di orologio, il cui meccanismo è stato restaurato di recente, risale invece al 1848, durante il periodo in cui il castello era adibito a carcere.
Oltre l’androne – anch’esso cinquecentesco – si apre il piccolo cortile orientale, dal quale è possibile accedere tanto al varco aperto in corrispondenza dell’ala sud, quanto al cortile centrale ed al museo. Grazie al restauro, che lo ha liberato dalle numerose aggiunte ottocentesche, è stata individuata l’estensione e la quota di calpestio originaria dell’androne medievale. Dal quest’ultimo, attraverso un portale ad arco acuto, si passa all’ala sud, in origine occupata da un monumentale porticato ad arconi acuti distrutto nel 1533 ed “inghiottito” da un poderoso terrapieno. Lo svuotamento operato dai recenti restauri (circa 2000 m3 di riempimento) ha permesso di recuperare l’antico paramento murario, le imposte delle arcate e le finestre del piano superiore, restituendo un gran numero di frammenti scultorei relativi alle demolizioni delle antiche decorazioni interne ed esterne.
Da questo spazio si perviene al primitivo ingresso monumentale di età federiciana, in posizione opposta a quello attuale e comunicante con il cortile occidentale, sovrastato dall’iscrizione del 1233.
Fulcro di tutto l’edificio è il cortile centrale, nel quale è possibile recuperare qualche altro elemento originario dell’edificio, perdutosi nel corso degli eventi storici e bellici: le tracce della primitiva scala d’accesso ai saloni del piano superiore, alcune mensole ancora in loco (tra cui quelle raffiguranti Adamo ed Eva, l’Angelo dell’Annunciazione e la Vergine, una cariatide danzante, un’aquila ad ali spiegate) che testimoniano l’esistenza di una originaria copertura a crociere del corridoio ed evidenziano, a livello iconografico, stretti rapporti con la decorazione della vicina cattedrale.
Sono inoltre visibili le finestre e le cornici dell’ala nord, che solo vagamente suggeriscono la grandiosità con cui doveva presentarsi questa costruzione, spettacolare apparecchiatura residenziale e rappresentativa, fusa in un contesto militare e fortificato.
E’ invece andato perrduto il monumentale porticato ad arconi acuti che si apriva sul lato sud, insieme all terrapieno, i cui poderosi pilastri a sezione quadrata rimasero inglobati nelle pareti del piano terra dove il restauro li ha rimessi in luce.
In età manfrediana il castello ebbe una cappella, oggi corrispondente al locale adibito a reception e bookshop, riconoscibile dalla conca dell’abside nonché dalla crociera costolonata in corrispondenza dell’area presbiteriale.

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