Il Filosofo e il Fantasma 2


ARISTOTELE (Copy)Nell’ultimo articolo, scritto con Donato Raspatelli, concludevamo con una citazione di Aristotele, che a proposito della conoscenza-sapienza affermava che all’origine di essa vi è la curiosità destata dalla meraviglia. “Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia[…] Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere […] Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica […] e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa.” (Aristotele, Metafisica I,2,982b).
Potrebbe, infatti, a prima vista risultare singolare e alquanto bizzarro che chi, come lo scrivente, provenga da esperienze di studi filosofici possa interessarsi al mondo del paranormale; ma a ben guardare il filosofo non tradisce il suo ruolo, perché è proprio del “fare filosofico” indagare quei fenomeni che destano “senso di dubbio o meraviglia”. Il proposito di questo contributo – diviso per motivi spazio in più parti – è quello di fare un breve excursus di natura storica che giustifichi, al di là dei luoghi comuni, l’interesse per questo specifico ambito di ricerca. Tralascerò volutamente l’approccio psicologico ed antropologico, dei quali tratterò nei prossimi articoli.

È Plinio il Giovane a fornirci alcune testimonianze che sembrerebbero provare l’esistenza dei fantasmi. La lettera qui riportata, che ha come protagonista del racconto un filosofo, è scritta all’amico Lucio Sura, un influente personaggio che sostenne la candidatura di Traiano all’Impero e che svolse accanto all’Imperatore un’attività politica simile a quella che Mecenate svolse presso Augusto. Scopo di Plinio con questa lettera è proprio quello di appurare, facendo appello alle conoscenze scientifiche dell’amico, se i fantasmi esistano davvero o se invece siano frutto della nostra fantasia dominata dalla paura.
Ecco quello che Plinio racconta:
10893802_931017736931810_453871193_n“Il tempo libero offre a me la possibilità di imparare e a te (quella) di insegnare. Pertanto vorrei proprio sapere se tu pensi che i fantasmi esistano e abbiano una forma propria e un qualche potere divino o se, inconsistenti e vani, prendano forma dalla nostra paura. Io sono indotto a credere che esistano […] C’era ad Atene una casa ampia e spaziosa, ma maledetta e mortifera. Nel silenzio della notte si sentiva un suono di ferraglia e, se si ascoltava con maggior attenzione, uno strepito di catene dapprima più lontano, poi vicinissimo: quindi appariva un fantasma, un vecchio malconcio per la magrezza e per l’aspetto trasandato, con la barba lunga e i capelli ispidi; portava ceppi ai piedi e catene alle mani e le scuoteva. Perciò gli abitanti trascorrevano nella veglia, per la paura, notti spaventose e terribili; all’insonnia seguiva la malattia e, col crescere della paura, la morte. Infatti anche di giorno, sebbene la visione se ne fosse andata, il ricordo di quell’immagine vagava negli occhi e la paura durava più a lungo della cause della paura. La casa rimase dunque abbandonata e condannata alla solitudine e lasciata tutta a quella creatura mostruosa; tuttavia veniva offerta al pubblico, sia che qualcuno, ignaro di un problema così grave, volesse comprarla, sia che volesse affittarla. Arriva ad Atene il filosofo Atenodoro, legge l’annuncio e, sentito il prezzo, poiché lo insospettiva il fatto che fosse così basso, chieste informazioni, viene informato di tutto, e nonostante questo, anzi proprio per questo, la prende in affitto. Quando cominciò a far sera, ordinò che gli fosse preparato il letto nella parte della casa più vicina all’ingresso, chiese le tavolette, lo stilo, un lume, fece ritirare tutti i suoi nelle parti più interne della casa; egli stesso concentrò nello scrivere il pensiero, gli occhi, la mano, per evitare che la mente libera si immaginasse i fantasmi di cui aveva sentito parlare e vane paure. All’inizio, come dappertutto, il silenzio della notte; poi ecco uno scuotere di ferro, un muovere di catene. Egli non sollevava gli occhi, non posava la penna, ma rafforzava il suo animo e non dava peso a ciò che sentiva. Allora il fragore incominciò a crescere, ad avvicinarsi e a sentirsi ormai come sulla soglia, ormai come dentro la soglia. Egli si volta, vede e riconosce la figura di cui gli avevano parlato. Era in piedi e faceva segno con il dito come se lo chiamasse. Costui (= Atenodoro) di rimando le fa cenno con la mano di aspettare un po’ e di nuovo si mette a scrivere sulle tavolette cerate. Quella intanto, mentre egli scriveva, gli faceva risuonare le catene sulla testa. Atenodoro si volta di nuovo e vede che gli faceva lo stesso cenno di prima, e senza perdere tempo prende il lume e la segue. Quella procedeva a passo lento, come se fosse appesantita dalle catene. Dopo che ebbe deviato verso il cortile della casa, svanita all’improvviso, abbandonò il compagno. Rimasto solo, raccolte delle erbe e delle foglie, le pone su quel luogo come segno. Il giorno seguente si reca dai magistrati e li invita ad ordinare di scavare in quel luogo. Si trovano delle ossa strettamente intrecciate alle catene, che il corpo consumato dal tempo e dalla terra aveva lasciato nude e corrose dai vincoli; raccolte, vengono seppellite a spese pubbliche. La casa da quel momento, sepolti secondo il rito quei resti mortali, fu liberata dal fantasma.
Certo, io credo a queste vicende sulla base di coloro che le dichiarano; questo fatto invece posso dichiararlo io agli altri. […] Perciò ti prego che tu metta in camp10899814_931017900265127_1291387670_no tutte le tue conoscenze. La questione merita che tu la consideri a lungo e in modo approfondito e neppure io sono immeritevole di avere la possibilità di giovarmi della tua scienza. Anche se, come sei solito fare, discuterai avanzando gli argomenti che ognuna delle due tesi possiede, tuttavia trai da una delle due una conclusione più valida, per non lasciarmi titubante e incerto, dal momento che il motivo che mi ha spinto a consultarti è stato quello di poter smettere di dubitare. Stammi bene.” (Plinio il Giovane, Epistulae VII, 27, 5-11)

La storia appena raccontata mette in evidenza dei particolari importanti e cioè l’atteggiamento di Atenodoro, che non lasciandosi coinvolgere dalle emozioni e dalle suggestioni affronta il “mistero” e con altrettanta razionalità prende nota degli indizi, che gli serviranno a “risolvere” il caso.
Ciò significa che scienza e metafisica (intendendo in questo contesto la metafisica come lo studio di ciò che è va oltre l’esperienza scientificamente dimostrata) non sono completamente estranee l’una all’altra. Osteggiata per decenni dalle concezioni positiviste e neopositiviste, la metafisica è stata in parte rivalutata dalla filosofia della scienza più recente. Già Karl Popper (K.R. Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino 1970 e Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972) individua nelle concezioni metafisiche un utile serbatoio d’idee, da sottoporre successivamente al controllo empirico. Inoltre altri epistemologi – si veda, ad esempio, E. Agazzi, “Considerazioni epistemologiche su scienza e metafisica” in Teorie e metodo delle Scienze (a cura di C. Huber), Università Gregoriana, Roma 1981, pp. 311-340 – hanno fatto osservare una cosa interessante: negare la metafisica equivale a sostenere che non esiste nulla al di fuori di ciò che è empiricamente accertabile (posizione tipica di quella concezione filosofica nota con il nome di “scientismo”). Tuttavia una tale affermazione è essa stessa metafisica. Infatti, fornisce un giudizio (sia pure di non esistenza) su ciò che non è empiricamente rilevabile.
Tralasciando sillogismi stucchevoli, mi piace affermare che l’approccio filosofico, che nasce dalla necessità continua di interrogarsi su ciò che non si conosce e dall’uso della ragione per cercare di “illuminare” il mistero, sia il giusto atteggiamento del ricercatore del paranormale.


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2 commenti su “Il Filosofo e il Fantasma

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