Incontro col commissario Lobosco


IMG_0729 (Copy)Strane morti subacquee, carrette del mare, ecomafie: in una Bari settembrina che stempera l’estremo sole dell’estate nella brezza marina del tramonto si srotola l’ultima indagine del commissario Lobosco. La morte inaspettata di due giovani sub apre casualmente uno spiraglio sui meandri di una vicenda oscura, che s’interseca con segreti di cui è meglio non parlare, vicende mormorate a mezza voce e con circospezione, che raccontano di rifiuti tossici, di relitti dimenticati, di navi affondate e mai recuperate.
Mare nero, appunto. L’ultimo giallo di Gabriella Genisi vede il commissario della Omicidi Lolita Lobosco impegnata in una storia di navi a perdere, dove l’invenzione letteraria si accosta ad inquietanti realtà. E’ così che, accanto ai containers della inesistente Nostra Signora di Bonaria, affondati col loro carico di veleni, troviamo altre navi, vere questa volta, apparse sulle cronache e presto lasciate cadere nell’oblio. Compaiono così la Cavtat, affondata nel ‘74 al largo di Otranto col suo carico di 909 bidoni di rifiuti tossici, la Eden Five, incagliatasi in circostanze misteriose nelle acque del Parco Nazionale del Gargano con un carico di circa 2 tonnellate di materiale radioattivo, o l’Alessandro Primo, affondata nel 1991 al largo di Molfetta con 3.550 tonnellate di rifiuti tossici Enichem.
Di tutto questo Gabriella Genisi ha parlato diffusamente alla Libreria Campus di Bari, introdotta e sollecitata da Emma Cannavale. ”I miei libri hanno più chiavi di lettura – ha detto – fra queste ci sono anche le problematiche di carattere sociale. Questa volta il tema è stato quello dei rifiuti tossici; un tema d’importanza fondamentale, che coinvolge la salute nostra e dei nostri figli, con risvolti oscuri, difficili da chiarire, perché gli interessi in gioco sono molti e importanti.”
MareNero (Copy)Ma Lolita Lobosco non è solo un’accorta investigatrice, è anche baresità, intesa come appartenenza e filosofia di vita a un tempo, modo di essere, che traspare da un linguaggio che sa di commercio e di salsedine, di fatalismo e disincanto: “Non è facile vivere qui Mariè. Ma non è facile neppure andarsene. Essere ruvide aiuta, almeno nel mestiere che faccio. E poi credi a me, meglio tosta che ‘ngileppata nel vincotto come le cartellate che preparava mia nonna Dolò. Divoravi la prima poi la seconda, ma dopo aver mangiato la terza ti saliva la nausea. No grazie Mariè, tu tieni la capa fresca e lo so che mi vuoi bene, io però sto bene come sto.”
Una prosa leggera e scorrevole quella di Gabriella Genisi, che si lascia leggere facilmente e rapidamente, dove alla trama noir fanno da contrappunto la ricetta della pasta al forno e acquerelli di vita vissuta: “I panzerotti a Bari sono un rito collettivo. Un modo per rimettere insieme amici e famigliari almeno un paio di volte l’anno. Perfetti per festeggiare vigilie, campionati, riappacificazioni, compleanni e ogni altro tipo di occasioni. … La consuetudine secolare sancisce che tutti gli invitati alla panzerottata collaborino alla riuscita della stessa. … E pure a casa di Carmela stasera c’è una bella atmosfera. Una volta tanto niente tensioni, menomale. Mia madre impasta insieme a zia Chechella, zio Ciccillo apre i buatti dell’olio e mia sorella condisce la mozzarella intanto che il ragioniere e i bambini mettono in tavola.”
Mare nero, certo, ma Bari è sempre Bari.

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