La grotta di San Michele a Cagnano Varano


IMG3683Una cavità naturale poco distante na cavità naturale poco distante dal lago di Varano, in contrada Puzzone, nel Comune di Cagnano Varano, E’ la Grotta di San Michele, meno conosciuta dai pellegrini rispetto a quella dell’omonimo Santuario di Monte S. Angelo, ma non meno importante.
Nel Medioevo la grotta fu consacrata all’Arcangelo, santo guerriero caro ai Longobardi e simbolo della lotta contro il male, ma probabilmente il luogo era stato adattato al culto cristiano già in epoca paleocristiana, come lasciano intendere le caratteristiche iconografiche di alcuni affreschi realizzati direttamente sulla roccia.
Si accede alla grotta mediante un sentiero che si raggiunge dopo aver superato un cancello e un arco, con una statua di San Michele Arcangelo risalente al 1991, che ha sostituito la statua del 1631. Il sentiero porta allo spiazzale antistante la grotta, dov’è presente un pozzo ed un campanile.
L’ingresso della grotta è rivolto a sud verso la valle dell’Angelo, attraversata dal canale di S. Michele. Inoltre l’ingresso è tamponato da un muro intonacato di bianco, su cui si apre la porta di accesso alla cavità, protetta da una cancellata in ferro battuto.
La grotta è lunga circa 52 metri, larga tra i 6 e i 15 metri e alta tra i 3 e i 7 metri. La pavimentazione è costituita da lastre di pietra rettangolari, su cui è facile notare delle IMG3647incisioni di mani e piedi lasciate dai fedeli, mentre verso le pareti laterali si notano sul pavimento delle stalagmiti. In origine il piano della grotta era più alto di un metro, ma intorno alla fine del 1800 fu realizzata la pavimentazione; in quella occasione venne abbassato il piano della grotta.
L’altare maggiore è posizionato in fondo alla grotta. È sovrastato da un’urna con quattro colonne marmoree sormontate da capitelli decorati, che custodisce la perfetta copia della statua di San Michele Arcangelo custodita nella basilica di Monte Sant’Angelo. L’altare venne edificato, a devozione dei cagnanesi e dei rodiani nel 1929; nello stesso anno fu realizzata la struttura marmorea, a devozione di una fedele. La balaustra antistante l’altare venne eretta a devozione dei reduci della seconda guerra mondiale nel 1943. Dietro l’altare maggiore è presente una conca calcarea piena di acqua, prodotta dal continuo stillicidio dal soffitto della grotta, che viene ritenuta miracolosa per la vista.
La Grotta di S. Michele è stata abitata sin dal Paleolitico, come testimoniano i reperti litici ivi rinvenuti, ed è stata sede di culti pagani prima della sua consacrazione al culto del difensore di Dio, avvenuta nel Medio Evo.
Secondo una delle leggende locali S. Michele Arcangelo, sceso dal cielo, entrò in questa grotta sul proprio cavallo; anche un grosso toro che aveva visto la scena volle fare lo stesso, rimanendo però con le corna incastrate nella roccia a causa dell’ingresso troppo angusto. Quando il padrone del toro riuscì a liberarlo, costui rimase abbagliato da un’enorme fonte luminosa entro cui gli apparve l’Arcangelo.
Subito dopo l’accaduto l’uomo corse a dare la notizia ai cagnanesi che si recarono in massa alla grotta dove però non videro subito l’Arcangelo ma solo le orme del suo cavallo impresse nella sabbia umida. Seguendole trovarono infine S. Michele Arcangelo stanco, assetato, genuflesso e con entrambe le mani posate a terra nel punto dove miracolosamente affiorò la sorgente d’acqua che lo dissetò. Dopodiché l’Arcangelo peregrinò ancora a lungo sul Gargano fino a quando non trovò nella grotta di Monte S. Angelo la sua definitiva dimora.

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