La masseria Don Giacomo


masseria don giacomo 2Giacomo D’Aprile aveva tre figli, due maschi e una femmina, e viveva con la sua famiglia a Gioia del Colle, in una masseria sulla via per Turi, circondata da una vasta distesa di campi coltivati di grano, a circa cinque chilometri dal centro abitato.
Fin dall’adolescenza i ragazzi D’Aprile avevano iniziato a frequentare altri coetanei della zona, fino a stringere una stretta amicizia con uno di loro, che abitava a poche centinaia di metri dalla masseria. Il ragazzo frequentava spesso la famiglia D’Aprile, dove veniva accolto come un fratello e dove aveva conosciuto l’ultima figlia di Giacomo D’aprile e sorella dei suoi due amici. Preso dalla bellezza della giovane, ne fu subito attratto e se ne innamorò; dal suo canto la ragazza ricambiò questa attrazione e per diverso tempo i due giovani s’incontrarono di nascosto per condividere i loro momenti d’intimità.
Ma ad un tratto la loro relazione fu scoperta dal fratello maggiore della giovane, che vide i due innamorati mentre si allontanavano di soppiatto nei campi. Il giovane tornò verso la masseria, dove incontrò il fratello e lo informò di quello che aveva visto. Insieme si armarono di bastoni e si avviarono verso il posto dove la coppia si era appartata; giunti a pochi metri chiamarono a gran voce la sorella e a quel richiamo i due amanti, sorpresi e impauriti per essere stati scoperti, si mostrarono cominciando a indietreggiare. I due fratelli si avvicinarono, afferrarono il braccio della ragazza e con un gesto le intimarono di tornare a casa, rimanendo soli col giovane ragazzo.
arco masseria d'aprile1La ragazza piangendo corse verso la masseria, inconsapevole di quello che stava per accadere al suo fidanzato, mentre i due fratelli, delusi per quello che ritenevano un tradimento da parte del loro amico, lo spinsero verso un muretto a secco e iniziarono a bastonarlo. Si sentivano amareggiati e furiosi i fratelli D’Aprile; dopo averlo accolto in casa e trattato come un fratello non si aspettavano una cosa del genere, non era giusto, bisognava dargli una lezione e, mentre il rancore cresceva, lo picchiarono a morte.
Sfogata la rabbia, i due si accorsero però che il giovane fidanzatino, steso per terra e insanguinato, non si muoveva più. I fratelli caricarono il corpo su un carretto dirigendosi verso Sammichele; giunti a U casele (Il Casale), gli misero un fucile a tracolla, per simulare un incidente di caccia, e lo buttarono in un vecchio pozzo, che i contadini utilizzavano per l’irrigazione. Per la fretta, tuttavia, non si assicurarono che il corpo fosse caduto giù ma coprirono il foro con alcuni rami e tornarono indietro.
A distanza di pochi giorni il corpo del giovane, che era rimasto impigliato con la tracolla del fucile tra le radici che fuoriuscivano nel pozzo, fu ritrovato da alcuni contadini che avevano i terreni nelle vicinanze, giunti al pozzo per attingere acqua.
Intanto i due fratelli avevano sparso la voce di aver visto il loro amico che si allontanava per una battuta di caccia, mentre loro, per impegni nella masseria, non avevano potuto accompagnarlo. Ma il ritrovamento del corpo rappresentò un duro colpo per i fratelli D’aprile e la loro famiglia, dato che sul corpo erano stati rinvenuti i segni della violenza e a loro rimandava la proprietà del fucile trovato col cadavere. Per avere giustizia i parenti della vittima si affidarono a un noto avvocato ed iniziò così il declino della famiglia altare chiesaD’Aprile, di cui rimase solo il nome della masseria, ancora oggi chiamata “Masseria don Giacomo”.

La masseria è stata costruita nel 1788 da un certo Pasquale Milano che, a poche centinaia di metri, quasi sul confine della proprietà, fece costruire anche una cappella, in cui è ancora presente l’altare in stile barocco. Sulla facciata principale di quest’ultima fece incidere la data di fondazione “anno 1788”, su una lapide incastrata nella parete, poi rimossa a seguito di atti sacrileghi perpetrati nei confronti dell’edificio sacro.
Da circa cinquanta anni nella cappella non si celebrano più riti religiosi e l’edificio è andato degradandosi, come dimostra lo stato attuale delle pareti, che presentano diverse lesioni. All’interno c’era un bassorilievo in pietra, che aveva inciso sulla cornice la data 1889. Oggi la cappella, ormai sconsacrata da tempo, è adibita a deposito di fieno.
C’è anche un recinto all’aperto per il bestiame, formato da uno spesso muro a secco nel quale sono state ricavate arcate sovrapposte adibite a mangiatoia.
Con un originario impianto settecentesco, unico esempio tra le masserie presenti nel territorio gioiese, il fabbricato si sviluppa intorno ad una corte centrale. Sul portone d’ingresso, sormontato dal campanile a vela, è incisa la data 1838, che si riferisce al completamento dell’edificio originario. Nella volta a botte del vano d’ingresso è presente un’apertura comunicante col terrazzo sovrastante, che il massaro utilizzava per la cernitura del grano.
Nel Novecento la masseria fu acquistata da Giacomo D’Aprile, che provvide a restaurarla e fece aggiungere di fianco alla cappella un’altra costruzione, con uno scantinato che fu adibito a deposito di vino.
Dopo gli avvenimenti che abbiamo raccontato, la masseria subì diverse vicende, fino a quando, negli anni ’40 – ’50, fu acquistata dalla famiglia Borrelli, che ne è l’attuale proprietaria.

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