Quando la realtà supera la leggenda


Castello 1_filtered (Copy)Così si potrebbe riassumere l’indagine svolta dal team GIAP Roma (Gruppo Investigativo Attività Paranormali) la notte del 20 settembre 2014 nel castello di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia
Avevamo ricevuto, a proposito di questa struttura, numerose segnalazioni relative alla percezione di ombre fugaci, rumori improvvisi e sensazioni strane, non solo da parte di visitatori, ma anche dal personale del castello. Abbiamo quindi deciso di andare a vedere, per cercare di far luce su queste presunte anomalie.
Armati della strumentazione appropriata (Termocamera, videocamere IR e fullspectrum, sensori di movimento, registratori digitali e tanto altro) veniamo subito introdotti nei misteri che circondano questa fortezza dal responsabile di EcoGargano e guida del castello, Giuseppe Palumbo, che ci parla della presunta morte di Bianca Lancia, che sarebbe precipitata dalle mura di cinta.
Tale leggenda in realtà non trova fondamento, chiarisce Giuseppe Palumbo, in quanto Bianca, che sarebbe stata l’amante prediletta di Federico II e avrebbe abitato il castello, dov’è persino una stanza a lei dedicata, la cosiddetta “Stanza del tesoro”, in realtà passò l’ultimo periodo della sua vita da detenuta nel castello di Gioia del Colle, dove più probabilmente morì.
Chiarito il particolare sul luogo della morte di Bianca Lancia, iniziamo l’indagine cercando di capire se qualcosa di paranormale è comunque presente all’interno del maniero.
Calato il buio iniziamo con il perlustrare il piazzale, cercando di registrare qualche prima anomalia, ma è all’interno che abbiamo maggiore fortuna.
Si inizia con una voce registrata in una saletta sotto la “Sala del tesoro”: stimolata dalle domande incalzanti di un membro del team, sembra rispondere con un “MAI”. Successivamente l’attenzione si sposta in altre zone sovrastanti dove il gruppo si divide per cercare di ottenere più rilevamenti possibile. E’ in questo momento che viene catturata un’immagine che sembrerebbe la sagoma di un uomo incappucciato.
Il gruppo decide di riunirsi e proseguire, concentrando l’attenzione sulla Sala del tesoro, anche perchè più di una volta è sembrato di sentire dei passi provenire proprio da quella sala, in quel momento vuota.
Qui succede qualcosa di veramente strano a Daniel, uno dei ricercatori, che sente un forte ed improvviso calore pervadergli il collo salendo fino all’orecchio. Cerchiamo di capire cosa sia successo e scopriamo che sul collo del malcapitato sono comparsi segni evidenti di graffi con uno spiccato arrossamento del collo e dell’orecchio.
castello2_filtered (Copy)La cosa più rilevante è il fatto che Daniel pochi minuti prima si è sentito tirare l’orlo dei pantaloni ed un suo collega, che gli era di fronte, è riuscito a scattare un immagine termica che mostra una figura intera chiaramente distinguibile dietro Daniel che invece era solo, come abbiamo potuto vedere tutti, guida compresa.
A questo punto si cerca di capire cosa stia succedendo e le domande proposte all’entità diventano sempre più mirate.
Se ne ricavano ancora risposte. Una voce femminile sembra dire “VICINO”, poi un fischio invade il castello: proviene da un’apparecchiatura completamente staccato da fonti di corrente e che, a detta della guida, non funzionava da mesi ma che, stranamente ed inspiegabilmente, ha iniziato a farsi sentire proprio mentre il team chiedeva segnali più forti e concreti.
Un’ultima anomalia è stata la percezione nelle celle di un respiro, quasi un sospiro emesso da una presenza stanca e debole, e tuttavia abbastanza forte da far suonare il rilevatore di movimento proprio mentre un ricercatore cercava di convincere l’eventuale presenza ad avvicinarsi alla strumentazione.
L’indagine si conclude qui. La leggenda parla di una dama vestita di bianco che si aggirerebbe nel castello; pur non essendosi fatta vedere, le prove documentate e le sensazioni provate non lasciano dubbi sul fatto che il castello abbia molto da offrire, soprattutto se si vuole passare una notte “in compagnia”.
E’ pssibile trovare tutto questo, e molto altro, andando sulla pagina www.giaproma.it, dove i ricercatoi del gruppo archiviano tutto il materiale ricavato, fedeli al loro slogan di ricercare, documentare e condividere.

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