LA RICERCA NEl PARANORMALE


10748781_889492777750973_647624748_n (Copy)Re Saul chiese alla strega di Endor di evocare lo spirito del profeta Samuele per chiedere consiglio.” (I Samuele, 28 e segg.)
Già nell’Antico Testamento s’incontrano riferimenti all’evocazione delle anime dei defunti, come dimostra il testo citato e tratto dal primo Libro di Samuele. Risulta non fondata, quindi, la convinzione, peraltro diffusa, che queste fantasmagoriche figure siano esclusivamente legate alle fantasie del romanzo gotico europeo (a questo proposito seguirà un nostro articolo riguardante la letteratura e i fantasmi).
Risulta però evidente che un ghost hunter – che in inglese significa letteralmente “cacciatore di fantasmi” – al giorno d’oggi non può certamente accontentarsi dei riferimenti, sia pur autorevoli, al passato, e che bisogna andare avanti cercando di perfezionare continuamente il modus operandi di ricerca al fine di raccogliere testimonianze concrete delle eventuali “presenze”.
Ma in fin dei conti: in cosa consiste la vera ricerca dei gruppi di ghost hunters? Perché agiscono solo di notte e utilizzano particolari attrezzature?
Cerchiamo di sfatare alcuni miti ricorrenti e iniziamo con il dare una risposta all’ultima delle domande poste sopra: i gruppi di ghost hunters non eseguono le loro indagini di notte per puro diletto o per cercare l’atmosfera giusta; le indagini vengono svolte in orari dove c’è maggiore possibilità di evitare l’inquinamento acustico e luminoso. Tra l’altro, svolgendo spesso le loro indagini in castelli o musei o altri posti di interesse storico e culturale, sarebbe impossibile fare ricerche di giorno durante gli orari di apertura al pubblico. Questo non vuol dire, però, che le entità appaiano solo di notte.
La ricerca è puntata sulla possibilità di poter riprendere eventuali fenomeni di natura paranormale su spettri ottici differenti da quelli a cui il nostro occhio è fisiologicamente predisposto. Questo determina l’uso di quelle particolari videocamere a infrarossi e “full-spectrum” portate all’attenzione del pubblico dai vari programmi televisivi che s’interessano di ricerche paranormali.
10743792_889491911084393_679692578_n (Copy)Fra le attrezzature c’è poi quello che forse è l’apparecchio più famoso e allo stesso tempo discusso di tutto il ghost hunting: il K-2.
Il K-2 è un misuratore di campi elettromagnetici in bassa frequenza; il suo uso deriva dal presupposto che all’interno del cervello le informazioni viaggiano attraverso i neuroni mediante impulsi di natura elettrica che, a loro volta, creano campi elettromagnetici.
Per motivi ancora non ben conosciuti questi campi continuerebbero ad esistere anche dopo la morte; il K-2 quindi consente di cercare eventuali campi elettromagnetici anomali che teoricamente, anche se non scientificamente, parlando sarebbero legati a forme di coscienza.Si tenta così di stabilire una “conversazione” nella quale l’interlocutore (la presunta entità) può rispondere interagendo proprio con il K2. Nei prossimi articoli affronteremo più specificamemnte l’argomento, partendo dalle spiegazioni che la fisica quantistica propone.
Un’altra importante, ma altrettanto discussa, metodologia di ricerca prevede l’uso dei registratori vocali, utilizzati per cercare di registrare quei fenomeni E.V.P. (fenomeni di voce elettronica), noti anche col nome di Metafonia. Si tratta della registrazione di voci non umane attraverso supporti elettronici o magnetici; questa metodologia permetterebbe, secondo le teorie. un contatto diretto con l’entità, che potrebbe addirittura rispondere lasciando che la sua voce rimanga impressa sul supporto .
Fatte queste precisazioni, va sottolineato che il compito di ogni ricercatore paranormale consiste nell’osservare i fenomeni e catalogarli come un vero e proprio “empirista”, in modo da creare un archivio consultabile in attesa di trovare modelli teorici e scientifici in grado di spiegare i fenomeni di cui è stato testimone. A prova dell’obiettività delle indagini viene ogni volta realizzato un resoconto video dellattività svolta.
Un atro momento importante, a livello di gruppi di ricerca, è quello di confrontare i risultati delle indagini, per trovare una corrispondenza con i metodi utilizzati e i risultati prodotti e capire che cosa è produttivo ai fini della ricerca.
Crediamo di essere solo agli albori di questa che ci piace chiamare “ricerca”, nella quale impieghiamo tutta la nostra passione per cercare di dare una risposta alla domanda che da sempre attanaglia l’essere umano: esiste la vita dopo la morte?
Certo a spingerci è la curiosità ma, come diceva Aristotele: “La curiosità è all’origine della conoscenza”.

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