La Vesica Piscis


ChaliceWell(GB)SevenBowls+VesicaPool (Copy)La Vescica Piscis (detta anche mandorla) è un simbolo di semplice rappresentazione e complesso significato. Nella sua forma di base consiste in due archi uniti ai due estremi della parte concava, a formare la classica foggia della mandorla; si può facilmente disegnare tracciando 2 cerchi aventi lo stesso raggio che si intersecano in modo tale per cui il centro di ciascun cerchio si trovi sulla circonferenza dell’altro.
Questo simbolo si rinviene in moltissimi contesti su megaliti e in grotte preistoriche; fu conosciuto nelle prime civilizzazioni della Mesopotamia, in Egitto, in Cina, in India (dove è chiamato “mandorla”), tra i popoli celti ed in Africa; per gli Ebrei era il simbolo della Creazione dell’Universo, per i Cristiani era il simbolo del pesce, l’Ichthys, acronimo di Iesus Christos Theus Soter, cioè Gesù Cristo (figlio di) Dio Salvatore.
Questo simbolo ha una radice indoeuropea antichissima e legata alla Dea Madre. Si tratta della vulva della Madre Terra: la mandorla infatti è un chiarissimo richiamo al Femminino Sacro e alle proporzioni della Geometria Sacra di unione degli opposti, analogamente al concetto di Yin e Yang. Le polarità intersecantisi generano il divino figlio della Madre Terra, ossia l’Uomo: un essere superiore in grado di sviluppare dentro di sé l’illuminazione spirituale.
L’Ichthys dei primi cristiani, è noto anche come il simbolo del pesce e consisteva nella forma a mandorla, inclusa la coda. Le società cristiane del primo Impero Romano, precedenti l’Editto di Milano, proteggevano le proprie congregazioni mantenendo segreti i propri incontri. Per indicare i luoghi di incontro, ogni volta differenti, essi svilupparono un simbolo che i membri delle società avrebbero riconosciuto facilmente e che poteva essere inciso su rocce, pareti e simili prima di un incontro. Alcuni sostengono anche che l’Ichthys venisse usato come un toccamento segreto per riconoscersi tra cristiani: uno disegnava una curva singola con un bastone (mezzo Ichthys) sulla polvere e l’altro poteva confermare la propria identità di cristiano completando il simbolo.
Si può dedurre da fonti monumentali romane, quali la Cappella Greca e le Cappelle del Sacramento della catacomba di S. Callisto, come il simbolo del pesce fosse conosciuto dai cristiani già molto prima. Il simbolo cristiano potrebbe essere stato preso per opposizione o protesta nei confronti dell’apoteosi pagana dell’Imperatore romano durante il regno di Domiziano (81-96 d.C.).
Alcune monete trovate ad Alessandria si riferivano a lui come Theou Yios (Figlio di Dio). Addirittura in epoca precedente, fin dalla morte e deificazione di Giulio Cesare, Augusto (Ottaviano) già si identificava come Divis Filius (figlio del divino, cioè di Giulio Cesare) e coniò monete a questo scopo. Questa pratica fu portata avanti da alcuni imperatori anche più tardi.
Questo simbolo era considerato sacro anche tra i pitagorici. Il rapporto matematico tra la larghezza (esclusa la coda) e l’altezza veniva calcolato come 265:153, pari a 1,73203, che ritenevano un numero sacro chiamato la misura del pesce.
In realtà il calcolo pitagorico non era esatto: il rapporto geometrico fra queste dimensioni è la radice quadrata di 3 = 1,73205. Il rapporto 265:153 è solo un’approssimazione della radice quadrata di 3, con la caratteristica che non è possibile ottenere un’approssimazione migliore con numeri interi più bassi.
Il numero 153 appare anche nel versetto 21:11 del Vangelo di Giovanni ed è il numero esatto di pesci che Gesù ottenne di far pescare nella retata miracolosa (coincidenza o riferimento esoterico al credo pitagorico?). Numerose teorie sulla storicità di Gesù affermano che la cristianità ha adottato certe credenze e pratiche come sincretismo di religioni misteriche come il Mitraismo, dalle quali avrebbe ereditato l’Ichthys. A sostegno di queste teorie è il fatto che sia il simbolo che la denominazione non sono una invenzione cristiana.
Atargatis (Copy)Ichthys era, infatti il figlio della antica dea babilonese del mare, Atargatis ed era noto in vari sistemi mitici come Tirgata, Aphrodite, Pelagia o Delfina. La parola significava anche ventre e delfino in alcune lingue, e rappresentazioni di questo apparivano nella raffigurazione delle sirene.
Il pesce si ritrorva poi in altre storie, fra le quali quella della dea di Efeso (che porta un amuleto a forma di pesce nella regione dei genitali) e la storia del pesce che ingoia il pene di Osiride e che era considerato un simbolo della vulva di Iside. Inoltre nell’antica Grecia, “pesce” e “grembo materno” si esprimeva con la stessa parola: delphos.
Troviamo la Vesica Piscis nei pressi dell’Antro della Sibilla di Cuma dove è chiaramente connessa con la Luna e la fertilità. Le ventotto tacche nelle pareti tufacee lo collegano al calendario mensile lunare, associato al ciclo femminile e alle mestruazioni, simbolo a loro volta della fertilità femminile. La Dea Lunare è qui colei che genera la vita sulla Terra, nel pieno rispetto del concetto della Triplice Dea.
I riferimenti alla fertilità, alla nascita, alla sessualità femminile e alla forza naturale delle donne erano noti anche presso i celti e presso le 111 (Copy)culture pagane di tutta l’Europa del nord. Nella regione del delta del Danubio, dove vivevano popolazioni di pescatori e cacciatori nel VI millennio a.C., sono state trovate più di 50 tombe che rappresentano una divinità simile ad un pesce, di natura femminile che incorpora gli aspetti di un uovo, un pesce e una donna creatrice primordiale; presso questi popoli inoltre “La Grande Dea” era ritratta con seno cadente, glutei accentuati e un grande orifizio vaginale che assomigliava ad una vesica piscis verticale.
Tra i luoghi sacri nordici in cui si trova la Vescica Piscis c’è anche Glastonbury, in Cornovaglia: luogo legato alla religione celtica e ai miti del Graal e di Re Artù. Qui il simbolo della Vesica Piscis si confonde in quello della Triplice Dea, a conferma della sincronia dei due archetipi.
Secondo l’esoterista indiano Drunvalo Melkisedek (nel suo libro “The Ancient Secret of The Flower of Life”) la proporzione della Vesica Piscis indicherebbe la frequenza dello spettro elettromagnetico della luce. La stessa Luce del primo verso della Bibbia, quella stessa di cui Iside si fa portatrice in alcune opere dell’antichità, come il Faro di Alessandria (luce della conoscenza e della consapevolezza). Si tratta di un concetto comune anche ai pitagorici e raffigurato in diverse opere, come la statua della Legge Nuova sul Duomo di Milano e la Statua della Libertà di New York.
L’impiego esoterico e i rapporti geometrici della “mandorla” sono stati utilizzati anche nei progetti di alcune notissime opere architettoniche di epoche e luoghi anche molto distanti tra loro: Castel del Monte, la piramide di Cheope, il santuario di Karnak ed il tempio di Tell el-Amarna. E’ il segno evidente di come la Vescica Piscis sia un simbolo semplice ma dalla grande forza evocativa, che accompagna la spiritualità umana da millenni.

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