L’ABBAZIA CISTERCENSE DI MORIMONDO


22561 D610 Morimondo esterno verticaleIl Monastero di Morimondo, nome che significa “morire al mondo” cioè “vivere da risorti”, venne fondato nel 1134, in una località non molto distante da quella attuale, da un gruppo di monaci del monastero cistercense di Morimond, in Francia. Due anni più tardi i monaci si spostarono nel luogo dell’attuale complesso monastico ma, frenati dagli eventi bellici, solo nel 1182 iniziarono i lavori di edificazione della chiesa.
Quarta fondazione cistercense in Italia, e prima in Lombardia, la chiesa abbaziale di Morimondo, è sita in provincia di Milano sulla strada che collega Pavia con Abbiategrasso. La costruzione si differenzia da tutte le altre edificazioni cistercensi del XII secolo, in particolare si evidenzia un maggior slancio dato dalle navate con volte a ogiva secondo il nascente stile gotico; il posticipare i lavori ha consentito che si potesse usufruire dell’esperienza delle abbazie precedenti,
Per capire l’architettura cistercense occorre considerarla come espressione della spiritualità dell’Ordine.
Le abbazie cistercensi sono come libri aperti che aiutano a elevare la mente a Dio, a incontrarlo nell’umiltà, nella semplicità, nella preghiera e nella conversione; la loro bellezza non deriva dalla ricchezza della decorazione o dalla preziosità dei materiali, ma dalla loro funzionalità ed essenzialità, dai rapporti geometrici, dal propagarsi della luce e del suono.
L’abbazia di Morimondo con la bellezza della sua architettura, data dall’essenzialità, dalla proporzione dei volumi, dall’accostamento dei colori, costituisce di per sé un capolavoro dell’ingegno e della fede dell’uomo.
Addentriamoci ora brevemente nella visita all’abbazia.
Esterno
La chiesa di Morimondo si caratterizza per il suo stile tipicamente cistercense, con contorni netti e geometrici particolarmente accentuati nella forma rettangolare dell’abside, che permettono di individuare la distribuzione delle navate, la pianta a croce latina e nel transetto la presenza di due cappelle per braccio. All’incrocio del transetto con la navata centrale s’innalza un tiburio ottagonale; questa piccola torre campanaria, secondo la regola cistercense, conteneva una sola campana, la cui corda pendeva attraverso un foro della volta nell’antico coro dei monaci, al centro della chiesa.
La facciata “a vento” è sporgente nella parte alta al di sopra del tetto con caratteristiche finestre aperte verso il cielo, che danno un senso di leggerezza ed eleganza, per l’accostamento del colore del cielo, sempre diverso, con il rosso dei mattoni.
Nella parte alta la facciata è decorata da bacini ceramici policromi, disposti a croce, elemento decorativo tipico dell’arte romanica in Pianura Padana. Intorno al perimetro esterno gira una fascia di archetti pensili, motivo tra i più caratteristici dell’architettura lombarda del tempo.

25375 D7100 Morimondo scalinataInterno
L’interno presenta la particolare essenzialità cistercense: totale mancanza di decorazioni, armonia delle proporzioni ed eleganza nelle opere murarie, nonostante la povertà dei materiali, però influenzata dallo stile gotico nell’elevazione, nell’uso della volta a crociera e dell’arco a sesto acuto che convivono con la presenza di archi a tutto sesto e di possenti colonne che testimoniano il legame con la tradizione romanica.
Le navate sono divise da colonne di diversa forma sopra le quali si ergono colonnette poggianti su capitelli di pietra chiara lavorati in vari modi.
La parte absidale è stata sopraelevata per volere di San Carlo Borromeo poco dopo la visita pastorale del 1573, e ulteriormente decorata nel Settecento con il rifacimento dell’altare marmoreo.
Appartengono al primitivo impianto la scala che anticamente portava al dormitorio e la porta che mette in comunicazione la chiesa con il chiostro.
Come opere d’arte degne di nota si segnalano: il coro ligneo, i dipinti, l’acquasantiera formata dall‘originario lavabo del chiostro del tredicesimo-quattordicesimo secolo, il crocifisso ligneo della seconda metà del quindicesimo secolo, attribuibile forse a un maestro toscano e la porta che immette alla sacrestia, circondata da una pregevole decorazione in terracotta con motivi rinascimentali.
Quasi tutte le opere decorative e strutturali eseguite tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento sono state commissionate dai monaci fiorentini della Badia di Settimo, inviati da Giovanni de’ Medici, abate commendatario, nell’ambito di un grande progetto di riforma.

Il coro ligneo
Dietro l’altare c’è il complesso del coro ligneo, formato da quaranta stalli con alti schienali e trenta più bassi addossati agli inginocchiatoi. Gli stalli sono decorati con figure di santi e simboli eseguiti con incisioni a ferro rovente e con intarsi chiari di piccole losanghe prospettiche secondo la tecnica detta “alla certosina”. Fu costruito nel 1522 da un artista di Abbiategrasso, Francesco Giramo. Le strette somiglianze che esistono tra il coro di Morimondo e quello eseguito secondo l’influenza del Bramante circa dodici-quindici anni prima nella chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie sembrano indicare che la formazione del Giramo dovette avvenire nel cantiere della grande chiesa domenicana milanese, dove in quel momento si concentravano, per volere degli Sforza, le esperienze più importanti del Rinascimento milanese: Leonardo e Bramante. Originariamente il coro era posto davanti all’altare maggiore lungo la navata, in corrispondenza delle colonne ottagonali. Nel 1591 il coro venne smontato, rimontato nella parte absidale e rialzato, per distinguerlo come zona sacra rispetto al resto della chiesa.

I dipinti
Alcuni dipinti all’interno della chiesa documentano la vita e gli sviluppi della storia dell’Abbazia dopo l’epoca medioevale e l’evoluzione del pensiero religioso.
La più antica di tali testimonianze pittoriche è un grande affresco strappato dal chiostro e situato nel transetto destro. Datato 1515 e attribuito alla Scuola di Bernardino Luini, esso rappresenta la Madonna col Bambino e San Giovannino tra San Bernardo e San Benedetto, presentati in un ampio pergolato architettonico. Sotto la scena, sono 25391 D7100 Morimondo lumini Rrappresentate a monocromo le immagini simboliche delle Virtù Cardinali.
San Bernardo e San Benedetto sono poi rappresentati negli affreschi della cappella del Battistero, eseguiti da un anonimo artista locale e datati 1574.
Prossime alle opere di Daniele Crespi della Certosa di Pavia sono le grandi tele, poste nella navata destra e databili alla prima metà del Seicento, raffiguranti le due figure di San Bernardo e di San Benedetto.
Più strettamente celebrativo della figura di San Bernardo è il grande quadro rappresentante la famiglia del santo, all’inizio della navata destra, opera di Camillo Orasso, artista appartenente alla corrente artistica della “pittura della realtà”, diffusa in Lombardia, tra il Sei e il Settecento.
Risulta particolarmente interessante, infine, l’affresco situato nel transetto destro, opera di una artista anonimo della metà del XVIII secolo, che rappresenta la visione avuta da San Bernardo della “Scala Coeli” nella quale, in riferimento all’episodio biblico della scala di Giacobbe, le anime dei defunti ascendono verso il cielo con l’aiuto degli angeli.

L’abbazia
L’abbazia di Morimondo, a differenza degli edifici cistercensi tradizionali e benedettini in genere, che sono costruiti in piano, è edificata su più livelli. Infatti si trova su un avvallamento, per cui presenta complessivamente quattro livelli che ben si individuano sul lato orientale. Partendo dall’alto verso il basso, abbiamo il dormitorio, il chiostro e lo scriptorium, la sala della tessitura e infine la sala dei fondatori.
I locali del cenobio, qualunque sia lo scopo al quale essi siano adibiti, hanno una struttura simile, semplice, lineare e al tempo stesso elegante, dato che per il monaco ogni attività, e non solo la preghiera, è una lode a Dio.
Tutti gli ambienti del monastero trovano il loro punto di raccordo nel chiostro; esso occupa un posto centrale nella vita del monaco poichè è luogo di silenzio e di preghiera. Il suo nome deriva dal latino «claustrum» che significa chiuso, infatti non ha sbocchi diretti verso l’esterno e comunica solo con il cielo proprio per ricordare al monaco che l’unico motivo della sua vita è avere la mente fissa in Dio. Attualmente il chiostro di Morimondo si presenta nella sua pianta essenziale medievale. Si individuano due inserimenti più recenti: tre porticati rinascimentali del primissimo ‘500 e due palazzi della metà del ‘700. Il lato nord conserva invece l’aspetto originale.

Significato
Entrando nella chiesa, la luce e lo slancio delle arcate portano lo sguardo verso l’alto e il colore dei mattoni dà un senso di calore e di accoglienza. Colpisce nelle giornate di sole la presenza della luce sotto forma di fasci e non in forma diffusa: in questo modo, centro dell’attenzione diviene la luce stessa e non ciò che essa illumina, così da portare il pensiero alla luce soprannaturale di Dio che illumina l’anima.
Nella sua struttura muraria si possono notare molte imperfezioni e asimmetrie,che, se comprese, trasformano l’architettura in un vero e proprio linguaggio spirituale.
Elenchiamone alcune:
i capitelli delle colonne della navata centrale sono tutti diversi;
i costoloni delle volte a crociera sono realizzati in diversi modi;
gli archi della navata di sinistra sono gotici, hanno solo due volte con i costoloni in mattone, mentre quelli della navata destra sono romanici e hanno tutte le volte costolonate;
le colonne del lato destro hanno il basamento più basso di quelle del lato sinistro, quindi sono più alte;
nella navata destra la distanza tra colonne e muro perimetrale è costante, mentre in quella sinistra aumenta di un metro dall’ingresso all’altare, elemento usuale nel medioevo.
Queste particolarità sono presenti non per mancanza di precisione dei costruttori, ma per richiamare sempre al monaco che solo Dio è perfetto e per far memoria della molteplicità del creato e della fantasia del Creatore.
Come tutte le chiese antiche, è orientata, cioè ha l’abside rivolta verso est: la luce entrando la mattina dalle finestre dell’abside ricorda al monaco, già dalle prime ore del giorno, che Cristo è la vera luce del mondo.Dai basamenti delle semicolonne della navata di destra si vede chiaramente che il pavimento sale:: più ci si avvicina verso l’altare, più ci si eleva a Dio (la zona dell’altare è stata rialzata in ottemperanza agli ordinamenti emanati del cardinale Carlo Borromeo in merito alle chiese monastiche parrocchiali, i lavori sono stati eseguiti nel 1591).
Anche le colonne hanno un loro significato: pur essendo forti per sostenere il peso dell’edificio, così come forte deve essere la fede, sono fatte di materiale umile, così la fede, che deve essere arricchita dall’umiltà. Ogni mattone occupa ordinatamente il suo posto, come il monaco, che deve vivere nell’obbedienza alla Regola. Le colonne sono ottagonali, a forma dei primi fonti battesimali, e ricordano “l’ottavo giorno”, il giorno della Risurrezione. Il coro originariamente partiva da queste25374 D7100 Morimondo scalinata colonne, terminava al transetto e occupava, nella pianta a croce latina della chiesa che riproduce l’immagine di Gesù in croce, il posto della cassa toracica, perché la preghiera del monaco è il respiro di Cristo e l’ossigeno per l’umanità.

La Fondazione
La “Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo” gestisce un museo riconosciuto dalla Regione Lombardia e suddiviso in due sezioni:
– Il “Museo dell’Abbazia” nato per valorizzare e far conoscere i vari ambienti del complesso monastico.
– Il “Civico Museo Angelo Comolli” finalizzato a conservare i cartoni dell’artista e farne conoscere l’opera.
Il museo dell’Abbazia è costituito dagli ambienti stessi dell’abbazia: sono oggi visitabili il chiostro, la sala capitolare, le sale di lavoro dei monaci, la sala dei fondatori, il loggiato, il refettorio, il dormitorio. Gli ambienti si sviluppano su quattro livelli edificativi.
L’accesso al monastero è consentito solo con visita guidata: per orari, costi e prenotazioni si consiglia di andare sul sito della Fondazione
La Fondazione ha sede in Piazza Municipio 6 a Morimondo (Mi): tel e fax 0294961919 – email fondazione@abbaziamorimondo.it – www.abbaziamorimondo.it
Il dolce
Concludiamo questo servizio con una nota dolce.
Si chiama ‘Abatino’ o dolce dell’Abbazia. È fatto con farina di grano tenero e di grano duro, latte, uova, burro, zucchero, miele, noci e albicocca, il tutto impastato e messo in forno per venti minuti. È simile al pan mein. Un dolce semplice e genuino che incontra l’apprezzamento di ogni palato.

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