Chi era L’EREMITA di POLIGNANO A MARE?






IMG2422Polignano a mare è una cittadina pugliese a circa 20 chilometri da Bari, ed è nota nel mondo per la sua caratteristica conformazione che lo vede arrampicato su una scogliera a strapiombo che si affaccia su un mare azzurro e trasparente.
A poche centinai di metri dalla costa, alla periferia sud del paese, sorge l’isolotto di San Paolo, chiamato anche Scoglio dell’Eremita, Si tratta di una piccola formazione rocciosa, dalle pendici scoscese, che emerge dall’acqua per circa trenta metri d’altezza.
Racconta un’antica e ormai scolorita leggenda che in un periodo imprecisato, ma presumibilmente riferibile all’XI secolo, un misterioso personaggio andò a stabilirsi sullo scoglio conducendovi vita solitaria e contemplativa. Non si sa bene chi fosse: forse un pellegrino reduce dalla Terra Santa che, attratto dalle suggestioni del luogo, decise che quello era il posto migliore per racchiudersi in mistica meditazione; più probabilmente un monaco basiliano in fuga dall’Oriente (e questo ci porterebbe ancor più indietro nel tempo, all’epoca dell’editto di Leone III Isaurico, nel 726, e della conseguente lotta iconoclasta).
Quest’ultima ipotesi darebbe ragione di una vicenda successiva, storicamente accertata: agli inizi del Seicento, nel 1612 per l’esattezza, i pescatori di Polignano decisero di costruire sulla sua sommità una cappella dedicata a S. Antonio Abate. Il Santo, com’è noto, era anch’egli un anacoreta che si era distaccato radicalmente dal mondo, vivendo in povertà, castità e preghiera; probabilmente per questo motivo la cappella, edificata su un terreno già abitato da un eremita, venne a lui intitolata.
IMG2389La cappella durante l’epidemia di colera del 1837 venne adibita a lazzaretto ed oggi ne restano solo poche rovine; il tempo ne ha cancellato le tracce anche nella memoria dei polignanesi, che poco o nulla ricordano delle vicende che la riguardano. Sullo scoglio sono ancora visibili le rovine del pozzo per la raccolta dell’acqua piovana e una croce in ferro, fissata da alcuni missionari nel 1901 in occasione delle feste centenarie in onore del santo patrono San Vito Martire.
La leggenda dell’eremita racconta poi che ogni tanto qualche pescatore polignanese approdava all’isolotto portando al sant’uomo un pezzo di pane e qualche pesce per il suo sostentamento; fino a quando uno dei pescatori lo trovò esanime in un anfratto, a conclusione della sua vita terrena, e lo seppellì. La vita ascetica dell’uomo rese sacri il sepolcro e lo scoglio stesso agli occhi dei pescatori che lo conobbero, ed essi tramandarono nel tempo questa sacralità, che fu sancita molto tempo dopo dalla costruzione della cappella dedicata a S. Antonio Abate.
Termina qui la leggenda dell’Isola di S. Paolo, a Polignano a mare, che si perde lontano nei secoli, che sfuma nella memoria e della quale ormai resta solo l’appellativo di uno scoglio.

 


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