LIBARNA: antica città romana in provincia di Alessandria


libarna 3 fotoPercorrendo la Statale n. 35 in direzione di Genova, dopo essersi lasciato alle spalle il comune di Serravalle Scrivia s’incontra la frazione di Libarna, non un semplice nucleo abitato ma un luogo intriso di storia.
Libarna è una città romana sorta sulla riva sinistra del torrente Scrivia, sul tratto tra Genua e Dertona della via Postumia, la via consolare che univa i porti di Genova e Aquileia. Identificata dal Settecento con varie località del bobbiese e del tortonese, solo nel secolo XIX, in corrispondenza dell’affiorare alla luce dei suoi resti grazie all’opera dell’abate Bottazzi, veniva accertato il suo inquadramento storico-topografico.
Libarna era un capoluogo autonomo di un vasto territorio che confinava a est con Velleia, antica città dell’Appennino piacentino, a sud con Genua (Genova), a ovest con Aquae Statiellae (Acqui Terme) e a nord con Derthona (Tortona).
Situata in una zona particolarmente fertile, aveva un’economia agricola fondata sulla viticoltura, sulle colture arboricole per lo sfruttamento del legno, sull’allevamento del bestiame. Tra le altre attività vi troviamo la produzione della ceramica e l’industria laterizia; inoltre, grazie alla posizione geografica, costituiva un importante nodo commerciale.
Pur mancando notizie certe sull’esistenza di edifici di culto nella città, dalle iscrizioni votive ritrovate si desume che i cittadini di Libarna fossero devoti a Giove, Diana ed Ercole. E’ attestato anche il culto imperiale.
La piana dove sorgeva Libarna era sicuramente abitata fin dalla media età del Ferro (VI-V secolo a.C.) e già in epoca preromana era citata in fonti storiche. La Libarna preromana sorgeva in un’area strategica, tanto che gli stessi romani sfruttarono questa posizione per costruire la propria città. Il
suo sviluppo derivò proprio dal fatto di essere stata costruita sulla Via Postumia, dove rappresentava un luogo di transito e di sosta per i viaggiatori, e quindi un fiorente centro di traffici commerciali.
I ritrovamenti più antichi si collocano tra la metà e la fine del I secolo a.C. mentre l’attuale area visibile si riferisce all’età imperiale (I-IV secolo d.C.). Quanto si può vedere rappresenta il momento di maggior splendore di Libarna: una città ricca, con una densità abitativa elevata e frequentata da coloro che percorrevano la Via Postumia.
Di fatto a questa via furono strettamente legate le sorti della città. Alcuni reperti rinvenuti in quest’area ne testimoniano l’importanza economica e commerciale, che è andata calando a partire dal III secolo d. C. in funzione del declino della Via Postumia a seguito delle invasioni barbariche, ed al suo definitivo abbandono nel 452 d.C., quando gli abitanti emigrarono in aree vicine, in particolare quelle collinari, ritenute più sicure. Molti si aggregarono alle comunità già esistenti o ne fondarono delle nuove: Precipiano, Serravalle e Arquata.

libarna 5 fotoLa scoperta di Libarna
I primi reperti affiorarono, a partire dal 1820, nel corso dei lavori per la costruzione della Strada Regia che doveva collegare Genova con Torino e, successivamente, per quelli della ferrovia Torino Genova (1846-1854). Vennero riportati alla luce due quartieri, l’anfiteatro, il teatro e alcune strade urbane, che rappresentano l’attuale area archeologica e costituiscono una piccola porzione di una città molto più estesa. Le terme (ubicate tra il quartiere dell’anfiteatro e il teatro, occupavano la superficie di quattro isolati) e il foro (situato al di fuori dell’attuale perimetro dell’area archeologica, lungo il decumano massimo in direzione opposta all’anfiteatro) dopo gli scavi vennero reinterrati.
Secondo Wikipedia, così appariva la città di Libarna a un viaggiatore di allora: “La città sorgeva su un terreno pianeggiante, ricco di acque, circondato da colline. Era attraversata in senso longitudinale dalla via Postumia, che ne costituiva il principale asse da Nord-Ovest a Sud-Est. Altro asse principale era il decumano che, orientato da Sud-Ovest a Nord-Est, conduceva all’anfiteatro. Le strade dividevano la città in tanti spazi di forma tendenzialmente quadrata, ma di dimensioni differenti. Esse erano lastricate, rettilinee con collettori di scarico convogliati verso l’odierno Rio della Pieve. La città riceveva acqua tramite un acquedotto, era ricca di sorgenti, pozzi e fontane. Nel punto d’incontro tra le due principali vie, sorgeva il foro, grande piazza lastricata su cui sorgevano portici e edifici, finora solo parzialmente esplorato. Le terme erano situate nell’estremo settore Nord-Est e verso il limite settentrionale sorgeva il teatro”.
Questo è invece ciò che si vede oggi, secondo la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte: “Sono visibili i resti di due isolati di abitazioni, posti ai lati del decumano massimo ed incorniciati dai decumani e cardini minori. Gli isolati si suddividono in abitazioni, la cui costruzione è databile intorno alla fine del I secolo a.C. con rimaneggiamenti nei secoli successivi. Una precisa lettura delle diverse fasi costruttive non è sempre possibile; si possono comunque osservare i differenti ambienti caratteristici delle domus romane, come atrio, cubicula, tablinum, triclinio, peristili; in alcune di esse sono presenti ambienti identificati come botteghe. Di notevole interesse è la pavimentazione musiva della domus che occupa l’angolo superiore dell’isolato posto a sinistra rispetto all’ingresso dell’anfiteatro. Il mosaico, di grandi dimensioni, rappresenta il mito di Licurgo; la scena figurativa centrale è posta tra due tappeti musivi a decorazione geometrica in bianco e nero.
L’anfiteatro, costruito probabilmente nel I secolo d.C., è posto ai margini dell’abitato in posizione scenografica al termine del decumano massimo. L’elevato non è conservato, ma la monumentalità dell’edificio è ugualmente evidente dalle dimensioni dell’ellisse. Si notano le fondazioni dei corridoi d’ingresso che conducevano alle gradinate e sono visibili l’ambulacro e la sala ipogea, gli ambienti sotterranei all’arena. In base a calcoli volumetrici ottenibili dalla misura delle fondazioni, è stato ipotizzato che potesse ospitare circa 7000 spettatori.
Il teatro, anch’esso databile intorno al I secolo d.C., è maggiormente conservato, pur essendo privo del portico post scaenam, obliterato dalla sede dei binari ferroviari. Sono visibili le fondazioni degli ingressi, dei corridoi di accesso, della cavea e della scena, oltre a porzioni di elevato. Secondo le ipotesi ricostruttive il teatro poteva contenere circa 3800 spettatori”.
Andando via, prima di ritornare sulla strada, possiamo ancora ammirare sulla sinistra un tratto della vecchia Via Postumia, riportata alla luce e ben visibile.
I reperti di scavo sono per la maggior parte conservati nel Museo di Antichità di Torino, dove figurano, tra le opere di maggior pregio, pavimenti musivi, marmi, bronzi e ambre figurate; altri reperti sono presso il Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli.
Per completare la giornata dedicata a Libarna consigliamo di visitare la Sala Espositiva Archeologica presso il Palazzo Municipale di Serravalle Scrivia; sarà una visita di grande interesse per chi abbia visitato la zona archeologica e voglia arricchire la sua conoscenza della vita quotidiana nell’antica città romana: frammenti architettonici, vasellame da mensa, lucerne.
libarna 6 fotoLa prima parte della sala contiene i circa sessanta pezzi della collezione raccolta dal canonico novese Giovanni Francesco Capurro e databili ai primi secoli dell’Impero: di particolare interesse, la grande epigrafe dello scrivano Catius Martialis, datata al II secolo d.C., la parte centrale di un pinax, due anfore integre e un’ansa contrassegnata da un bollo ancora non identificato. Nella seconda parte della sala sono esposti i reperti di proprietà Statale: vasellame da mensa in ceramica, lucerne fittili, una fontana decorata con motivi marini, due piccole erme e un interessante frammento di pavimentazione in opus sectile, realizzato nel II secolo d.C. con pregiati materiali marmorei.
Una serie di pannelli informativi e tavole illustrate accompagnano il visitatore.

Informazioni
Area Archeologica di Libarna: Serravalle Scrivia, frazione Libarna, via Arquata 63
Tutela e Competenza: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, Piazza San Giovanni 2, Torino, Tel. 0115214069, Fax 0115213145
Orari di Visita: Lunedì: Chiuso; Martedì, Mercoledì, Giovedì e Venerdì: 9-12 (Visite Individuali e Gruppi con Prenotazione); Sabato e Domenica: 10-16 (Visite Individuali. Per quanto riguarda la visita di Gruppi si potrà verificare caso per caso al momento dell’eventuale richiesta).
Ingresso gratuito
Per prenotazioni: Biblioteca Comunale di Serravalle Scrivia Piazza Carducci 4, Tel. 0143633627, 0143634166, Fax. 0143686472
Accessibilità:
in Auto: (Autostrada A7 Milano – Serravalle, Uscita di Serravalle Scrivia) – da Milano km 87; da Torino km 105, da Genova km 50
in Treno: (Stazione FS di Serravalle Scrivia, oppure di Arquata Scrivia e di Novi Ligure)
in Autobus: Autolinee C.i.t. (Novi Ligure – Serravalle Scrivia – Arquata Scrivia)
in Bus Navetta Outlet Serravalle (Novi Ligure FS – Outlet Serravalle – Libarna – Arquata Scrivia FS)
Sala Espositiva Archeologica: Palazzo Municipale – Serravalle Scrivia – Via Berthoud 49, piano terra
Visitabile in orario di apertura uffici comunali (Lunedì e Giovedì: 9.30 – 12.30 / 15.30 – 18.00; Martedì, Mercoledì, Venerdì: 9.30 – 12.30; Sabato: 9.30 – 12.00) o su prenotazione. Ingresso gratuito.
Per informazioni rivolgersi alla Biblioteca Comunale (Orario di apertura al pubblico: Lunedì, Martedì e Venerdì: 8.30 – 12.30 / 15.00 – 18.30; Mercoledì: 8.30 – 12.30; Giovedì: 15.00 – 18.30; Sabato: 8.15 – 11.45)
Per integrare quanto riportato in questo articolo consigliamo di scaricare la brochure prodotta dal comune di Serravalle Scrivia attraverso il link: http://www.comune.serravalle-scrivia.al.it/docs/Libarna/Brochure_Libarna.pdf
Fonte principale: sito del Comune di Serravalle Scrivia

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