LO SAPEVATE CHE: IL CORNIOLO COMUNE


FAMIGLIA: CORNACEE

NOME SCENTIFICO:
CORNUS MAS

COMUNE IN TUTTA EUROPA
IN ITALIA E ASIA MINORE

  1. corniolo (Copy)E’ un arbusto caducifoglio o, a volte piccolo albero alto da 1 a massimo 8 metri. E’ una specie abbastanza longeva, che può superare i 100 anni. Possiede corteccia bruna con crepe rossastre, rami numerosi, gemme avvolte da 2 squame acute ( 2 x 6 mm), carenate, pubescenti. Rami giovani 4 angolari. Foglie opposte, ellittico-acuminate (3-5 x 6-8 cm) con 3-5 nervi. I fiori sono riuniti in ombrelle ascellari che si sviluppano prima delle foglie, avvolte da bratee cuoriformi-acuminate, gialle o più o meno arrossate. Petali gialli 3 mm ripiegati verso il basso. Il frutto è una drupa carnosa lunga fino a 2 cm,ovoidale-ellittica, pendula, carnosa, lucida, rosso-scarlatta a maturità e di grato sapore acidulo. Fiorisce tra febbraio e aprile.
  2. I frutti del corniolo, sono delle drupe simili a piccole ciliegie dalla forma allungata, dapprima verdi e poi rosso scarlatte a maturità. Il sapore è un po’ acidulo ma quando il frutto è ben maturo diventa gradevole, rinfrescate e con leggera azione astringente. Oltre ad essere consumate fresche, le corniole sono molto ricercate, soprattutto nel Nord Italia, per la preparazione di ottime marmellate, gelatine, composte e per aromatizzare liquori. Vengono conservate anche sotto alcol (nello stesso modo delle ciliegie) e in salamoia, come avviene per le olive.
    E’ un frutto ricchissimo di vitamine, caroteni, pectine, tannini, mucillagini, fruttosio e acidi organici (acido malico, gallico e gliossalico). In particolare, le corniole presentano elevate quantità di vitamina C, più del doppio rispetto agli agrumi! E’ una delle prime piante a fiorire, nel pieno dell’inverno. I fiori gialli spiccano nel sottobosco già a metà febbraio. I frutti, però, maturano molto lentamente: impiegano almeno 7 mesi per giungere alla piena maturazione! Il legno, uno dei più duri in assoluto tra le specie europee, si leviga facilmente ed è ricercato nei lavori di tornitura, per la costruzione dei raggi delle ruote da carro e di utensili vari. Con esso gli antichi romani fabbricavano i famosi giavellotti.
  3. Cornus_m_Cornelian Cherry (Copy)In Abruzzo il decotto della corteccia era ritenuto febbrifugo e quello dei fiori era somministrato in caso di diarrea.
    Etimologia: Il termine Cornus, da cui deriva anche la parola corno, si riferisce alla estrema durezza del legno della pianta, mentre l’epiteto specifico latino mas, significa maschile in contrapposizione al Sanguinello (Cornus sanguinea) che Plinio chiamava Cornus foemina, Corniolo femmina.
  4. Ricetta storica
    “Corna et pruna condire. Corna, quibus pro olivis utantur, item pruna silvestria et pruna onychina adhuc solida nec maturrima legenda sunt, nec tamen nimium cruda; deinde uno die umbra siccanda; tum aequis partibus acetum et sapam vel defrutum misceatur et infundatur. Oportebit autem aliquid salis adicere; ne vermiculus aliudve animal innasci possit. Verum commodius servantur, si duae partes sapae cum aceti una parte misceantur”. (Colummella)
    (Conservazione delle corniole e delle prugne. Si raccolgono dunque le corniole, di sui ci serviamo come olive, e così le prugne selvatiche e quelle color onice, ancora compatte e non troppo mature, ma nemmeno troppo acerbe. Per un giorno si lasciano seccare all’ombra poi si mescola in parti uguali aceto e vino cotto e si versa il composto sopra. Sarà bene aggiungervi un po’ di sale, perché non vi nascano vermi o altri piccoli animali. Ma si conservano meglio se si mescolano due parti di vino cotto con una di aceto).
  5. file_5506edf6d4011 (Copy)Salsa di corniole:
    Quale componente base serve mosto di uva bianca selezionata, ridotto, secondo tradizione, di 2/3 dalla prolungata cottura. Prima di immettere nel paiolo le corniole, occorre non solo lavarle, ma eliminare pazientemente i noccioli, operazione che può essere agevolata da una breve sbollentatura del frutto. La polpa quindi si unisce al mosto con il relativo sciroppo di cottura e si lascia cucinare per circa mezz’ora, regolando di sale e pepe. Questa salsa più caratterizzata di ogni altra, è in grado di sostenere l’abbinamento con piatti di cacciagione da penna e con selvaggina da pelo.

    Salsa di corniole 2:
    Servono: 2 Kg e mezzo di corniole, 1 Kg di zucchero, 1 limone non trattato, 1 litro di acqua. Una volta lavate e lasciate intere, le corniole si mettono a cucinare in una pentola, per un paio di ore, nell’acqua arricchita dalla scorza di limone sminuzzata. Conclusa questa fase le corniole si lasciano raffreddare e si passano al setaccio. La polpa ottenuta viene passata in una casseruola insieme ad una quantità di zucchero di metà peso (all’incirca 1 Kg). Tale composto viene fatto bollire per 5-6 minuti, indi lasciato raffreddare, viene invasato e brevemente sterilizzato nel modo consueto, per la conservazione. A tavola si propone con i bolliti.

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