LO SAPEVATE CHE: IL CRESPIGNO (Sonchus oleraceus)


  1. Sonchus oleraceus L. Asteraceae - Grespino comuneRIl crespigno è una pianta polimorfa, assai comune e nota per il suo uso alimentare, presente nelle regioni eurasiatiche e pressoché cosmopolita. In Italia si può trovare in tutto il territorio, dal livello del mare fino alla media montagna. Cresce bene su diversi tipi di suolo, in quelli coltivati e negli orti come negli incolti e nei ruderi, lungo i muri e i bordi delle strade, frequente anche nelle aree urbane, tanto da poter essere considerato talvolta pianta infestante.
    Pianta erbacea annuale o biennale, alta anche fino ad un metro e talvolta oltre, ha fusto cavo e debole, spesso cedevole, ramificato e radice a fittone.
    I fiori ligulati sono di colore giallo, più intenso verso il centro. Raggruppati in capolini, compaiono da marzo a ottobre, anche se non rimangono aperti a lungo durante il giorno perché non sopportano una lunga esposizione al sole.
  2. I frutti sono acheni oblunghi con coste longitudinali.
    La varietà fogliare, soprattutto quella basale, è notevole, tanto che non è facile distinguerlo da specie simili e sottospecie per via delle foglie (più facile la distinzione per gli acheni).
    Le foglie basali sono comunque glabre come i fusti, per lo più glauche, tenere e molli e riunite a rosetta, in genere partite a lobi, più o meno ampi, anche triangolari, con margini finemente dentati, ma possono anche essere spatolate o lanceolate, talvolta roncinate. Quelle del fusto sono più ridotte e più regolari, amplessicauli, acute in cima, talvolta con evidenti nervature. Le foglie secernono alla rottura un latice bianco, del tutto innocuo. Il primo termine del binomio scientifico si fa derivare dal greco “ sónkhos ”, vuoto, molle, con pressoché sicuro riferimento alla cavità del fusto, mentre il nome della specie fa riferimento all’appartenenza alle verdure dell’orto, per estensione alle specie buone da mangiare. Sembra che Linneo abbia attribuito il nome al genere rifacendosi al greco “ sogkos ”, che indicava un cardo, però di incerta individuazione. I nomi comuni fanno riferimento per lo più al carattere delle foglie ma abbondano gli etimi locali, essendo pianta utilizzata da sempre e pressoché ovunque in Italia per scopi alimentari.
  3. Il crespigno è pianta conosciuta fin dall’antichità per il suo uso alimentare nella maggior parte delle regioni mediterranee. Plinio scrisse che Hecate aveva preparato un piatto di questa verdura per Teseo, prima che costui si avventurasse nel labirinto del Minotauro. In passato essa veniva assunta per svolgere anche funzioni terapeutiche, usata come astringente e antiscorbutico, depurativo, diuretico, ecc., ma l’uso risulta oggi abbandonato a favore di altre specie.
    Come altre piante che secernono latice, veniva ritenuta nelle credenze popolari buona per i periodi di allattamento, e similmente ad altre specie simili, le radici tostate venivano usate talvolta, per essere unite ad altre come succedaneo del caffé.
  4. Sono specie simili e utilizzate per scopi alimentari più o meno allo stesso modo: il più spinoso
    Sonchus asper , crespigno spinoso, che ha foglie lisce e opache e acheni spinosi, utilizzato in maniera diffusa in alcune aree italiane e del Mediterraneo, anche se il gusto non eguaglia il crespigno comune; il Sonchus tenerrimus , crespigno sfrangiato, dalle foglie più profondamente
    incise e pressoché senza spine, e il Sonchus arvensis , crespigno dei prati, le cui radici in diversi luoghi venivano utilizzate come classico succedaneo del caffè. Da segnalare anche il Sonchus asper subsp. Nymanii.
  5. Immagine 031RIn cucina il crespigno viene usato crudo per ottime insalate (fra le erbe migliori), da solo o come componente di misticanze primaverili condite con olio, sale, limone o aceto – buone per accompagnare uova sode – o cotto, in minestre, zuppe o, come altre erbe amare, per classiche ripassate in padella, da usare col pane. Le tenere foglie della rosetta si consumano dopo rapida cottura – per intero la pianta se il fusto è ancora assente – e come per altre specie simili si possono usare come ottimo contorno, sostitutivo anche della cicoria. Così viene usato in Puglia per accompagnare la purea di fave e la “ callaredda ”, tipica preparazione delle Murge a base di carne di agnello.

    Caponata di verdure
    1 kg di verdure selvatiche (ottima la combinazione di crespigno, radicchiella, costolina, silene, borragine), 6 cucchiai di olio, 4 spicchi d’aglio, aceto, capperi secondo il gusto, 50 g di acciughe, pangrattato abbrustolito, fettine di limone. Pulire e lavare accuratamente tutte le erbe. Cuocerle in acqua bollente salata, strizzarle e ripassarle per dieci minuti circa in padella con aglio ed olio. Spruzzare con l’aceto mescolando più volte. Adagiare la “caponata” sul piatto di servizio, guarnendo con i capperi e le acciughe. Spolverare il tutto con pan grattato fatto dorare in precedenza e decorare con fettine di limone.

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