LO SAPEVATE CHE: Malva (Malva Sylvestris)


  1. malva 1.1È il nome di una pianta erbacea perenne (Malva sylvestris) (ing. mallow, fr. mauve, ted. Malve, sp. malva) appartenente alla famiglia delle Malvaceae, genere Malva, che cresce spontanea nei luoghi erbosi in Europa e nell’Asia occidentale. È molto diffusa in tutta Italia, dal mare alle regioni montane, specie ai margini dei campi, lungo le strade, tra le macerie, nelle radure erbose dei boschi. Ha una radice a fittone molto polposa, un fusto eretto, alto quasi un metro, che porta foglie pentalobate, con lobi dal margine dentellato. I fiori, riuniti in grappoli, sbocciano durante l’estate ed hanno quel tipico colore rosa-violaceo tanto particolare da aver dato origine all’aggettivo che designa una delicata e particolare sfumatura di rosa vicino al viola: il color malva, appunto. Il frutto è una capsula che contiene semi reniformi.
  2. La pianta è nota fin dall’antichità per gli usi medicinali e alimentari, ed è ancora una delle specie che svolgono con maggiore frequenza la funzione di alimento-medicina, in italia non meno che al trove. Di essa si usano le radici, le foglie e i fiori e con essi vengono preparati da sempre i più svariati rimedi domestici per curare molti malanni. Alla Malva sono attribuite,in parte con riscontro delle ricerche scientifiche più recenti, funzioni e proprietà emolienti, antiflogistiche, bechiche, diuretiche, espettoranti, lassative, analgesiche, rinfrescanti e sedative. Si usa ampiamente come automedicazione per lenire il gonfiore degli occhi e le infiammazioni della bocca e della gola, per preparare bagni calmanti e impacchi decongestionali, per accellerare la maturazione dei foruncoli.
  3. Pianta emolliente per eccellenza, la malva deriva il suo nome dal greco malacòs, che vuol dire “molle” e dal latino mollire, ossia ammorbidire. Ma le molteplici proprietà salutari di questa pianta hanno fatto sì che la tradizione popolare ne interpretasse il nome come “mal va”, ossia come contrazione di “male, vattene via!”. La conoscevano malva 3.3già gli antichi Greci e i Romani, i quali, per la verità, la apprezzavano non solo come erba medicinale, ma anche e soprattutto come gustosa verdura. Foglie e germogli di malva venivano infatti utilizzati sia per salutari tisane e per benefiche applicazioni sulla pelle, sia per insalate, zuppe e deliziosi manicaretti, come il celebre pasticcio di malva di cui tanto ghiotto andava Cicerone e che costò al grande oratore una solenne indigestione e una potente diarrea. Non va infatti dimenticato che tra le molte proprietà della malva vi è anche quella di essere un ottimo lassativo. Per questo motivo Marziale la consigliava come sicuro rimedio dopo abbondanti banchetti e laute libagioni, mentre Orazio nelle sue “Odi” diceva che, per mantenersi in buon salute, mangiava spesso un’insalata di cicoria, malva e olive. Plinio, dal canto suo, asseriva che un po’ di succo di malva, preso ogni giorno, bastava a tener lontano qualsiasi malessere. Apicio la consacrò nella cucina ricca, pur essendo cibo contadino e popolano, dedicandole un capitolo nel quale la consiglia per preparare salse di vario tipo. Ma c’è di più: erba dai mille poteri, la malva era considerata benefica anche per lo spirito e la pace dei sensi. Pitagora infatti la raccomandava ai suoi discepoli dicendo che teneva lontano i cattivi pensieri, rendeva più acuta la mente e liberava il cuore dalla schiavitù delle passioni.
  4. Le foglie crude molto giovani, quando sono ancora un po’ chiuse, sono ottime nelle insalate, perché con il loro sapore dolce e gentile armonizzano perfettamente con le altre erbe dal sapore forte. Se vengono cotte, insieme ad altre erbe selvatiche possono entrare a far parte di zuppe, di minestre, di risotti, frittate e torte rustiche. Anche i fiori, di un bel colore rosa-violetto, trovano impiego nelle insalate alle quali, oltre al sapore, donano anche un simpatico tono di colore. Un tempo anche le radici, dopo lessate, venivano utilizzate per fare gustose frittelle con la pastella di acqua e farina.
  5. Note : Anche se la pianta ha una tradizione plurisecolare e il suo uso è pressochè sicuro, va data l’avvertenza che a volte essa vegeta su terreni ricchi di nitrati, che tendono a concentrarsi in alti livelli proprio nelle foglie.

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