L’UNIVERSITA’ SI TINGE DI VERDE



La forte contingenza economica riversa i nuovi iscritti nelle facoltà di Agraria e di Biotecnologia e conferma l’ormai avviato trend della passione per le lingue. Il nuovo orientamento universitario non tiene più conto del fascino profuso da alcuni mestieri, ma la scelta viene operata con un occhio alle statistiche.
Si tratta di scelte frutto di estrema razionalità che, in taluni casi, non rinunciano a sconfinare nelle utopie, bucoliche o futuristiche che siano. Il panorama economico e congiunturale ha trasferito nei giovani che, con dati alla mano, si accingono a diventare matricole, una disillusa obiettività, incrementando notevolmente le iscrizioni alle facoltà di Biotecnologia, +40%, Mediazione Linguistica, +30%, Agraria, +25%, Medicina ed Odontoiatria con un +21%.
In picchiata risultano invece le iscrizioni in Farmacia con -27%, Scienze della Formazione, -16%, Architettura, -15%, Professioni Sanitarie, -11%, ed Economia che si assesta al -10%. Queste ultime facoltà risultavano, sino ad alcuni anni fa, molto considerate ed ambite, specie Farmacia ed Architettura, ma le reali opportunità emerse negli ultimi anni, in particolar modo per il mondo del lavoro dei farmacisti, hanno dato una luce più realistica sugli sbocchi lavorativi una volta ultimati gli studi.
Stazionarie le iscrizioni nelle facoltà di Giurisprudenza, Lettere, Ingegneria: stiamo prendendo in considerazione dati relativi al 2011. Nella decisione che porta a proseguire gli studi vi è la consapevolezza che si va verso un mondo sempre più specializzato, in cui, sempre più spesso, ci si deve ritagliare un mercato di nicchia.
Anche i dati statistici, alla lunga, premiano un maggior livello di scolarizzazione. Infatti, dopo 5 anni, solo il 6% dei laureati è a spasso, contro il 13% di chi non ha proseguito gli studi dopo il diploma. Dipenderà forse da questo che il numero dei neodiplomati che si sottopone ai test di ingresso a livello nazionale, come quelli per Medicina, Odontoiatria e Architettura, o anche ai test che alcuni atenei decidono di istituire per corsi universitari come Biotecnologie, Agraria, Scienze della Formazione e via dicendo, sono sempre più numerosi.
Per come si stanno mettendo le cose nel panorama economico mondiale, gli unici sbocchi che possono contribuire alla crescita economica del Belpaese, possono essere proprio i prodotti tipici, della nostra terra. In tutto il mondo, ma in special modo in Cina, i prodotti Made in Italy “taroccati”, sono ormai scartati, in particolar modo gli alimenti. Si registra una notevole richiesta di prodotti originali. Senza tralasciare l’enorme museo a cielo aperto che abbiamo la fortuna di aver ereditato, e qui entra in campo il gap, che dovremmo colmare, della competenze linguistiche.
Questo sarebbe il nostro investimento in capitale umano per un futuro sostenibile ed in crescita e in cui il nostro Paese dovrebbe tornare ad investire.

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