Mantova, la spiritualità incontra l’arte


foto Archivio Comune di Mantova (Copy)La Rotonda di San Lorenzo, dedicata al martire romano del III secolo, è la chiesa più antica di Mantova e si trova in piazza Erbe, vicino al Palazzo della Ragione.
Questa chiesa fu fondata tra la fine del XI secolo e l’inizio del XII, probabilmente nel 1083 (si tratta della data graffita nel quattrocento all’interno dell’edificio, sul paramento murario perimetrale) per volere, come dice la tradizione (anche se non si è del tutto certi), della Contessa Matilde di Canossa, quando la città virgiliana faceva parte dei suoi domini, come evocazione della Anastasis (Resurrezione) di Gerusalemme, la rotonda costruita attorno al Santo Sepolcro. La scelta di questa forma la rende quindi, idealmente collegabile alla reliquia del sangue di Cristo, ritrovata secoli prima a Mantova e ora conservato nella cripta della vicina basilica di Sant’Andrea. Il sangue sarebbe stato portato a Mantova dal centurione Longino che lo aveva raccolto sul Golgota.
La rotonda di San Lorenzo sarebbe stata annessa al palazzo comitale e avrebbe avuto la funzione di cappella palatina dei Canossa, a imitazione del palazzo di Carlo Magno ad Aquisgrana.
La struttura è monoptero-periptera, il tempio, cioè, è circondato da una fila di colonne con una cella cilindrica al suo interno. Il suo posizionamento, a un livello inferiore di circa un metro e mezzo, oltre all’esistenza di due colonne e altri particolari costruttivi in pietra, potrebbe suggerire che la chiesa fu realizzata recuperando o ricostruendo un precedente edificio romano, databile intorno al IV secolo. Si tratterebbe probabilmente di un tempio a tholos, cioè con un impianto a sala circolare coperta da una pseudocupola formata da file concentriche di conci lapidei sempre più aggettanti verso il centro fino a chiudere il vano.
La chiesa, un notevole esempio di arte romanica padana, è articolata su una pianta centrale circolare, con un deambulatorio che precede e circonda la navata, caratterizzata da otto colonne e da una piccolo abside semicircolare. Il matroneo conserva lacerti di affreschi, in particolare in alcune volticelle, attribuibili all’XI e XII secolo per via dello schema rigido della composizione, della decorazione degli abiti e dell’espressione astratta e idealizzata dei volti. Questi affreschi, che una volta ricoprivano completamente la chiesa, rappresentano un raro esempio di pittura romanico-lombarda con ancora influenze di scuola bizantina.Nell’abside un frammento più tardo rappresenta San Lorenzo sulla graticola (XV secolo).
Costruita in cotto, secondo la tradizione lombarda del periodo, la chiesa conserva due colonne di marmo, alcune formelle e pilastrini in pietra di epoca precedente (VI-VIII secolo) provenienti da edifici scomparsi. L’esterno è caratterizzato da snelle e pronunciate lesene, coronate in alto da una serie di archetti pensili, mentre l’interno, semplice e spoglio, trasmette al visitatore un senso di profonda spiritualità e lo invita al raccoglimento.
Anche se alcuni progetti di trasformazione, di Leon Battista Alberti e di Giulio Romano, non ebbero seguito, nel corso dei secoli l’edificio subì modifiche radicali fino alla sua definitiva sconsacrazione nel 1579 per un editto del duca Guglielmo Gonzaga, .
Una volta sconsacrata, la costruzione decadde rapidamente e venne alterata e coperta da superfetazioni murarie: divenne prima un magazzino quindi, in seguito al crollo della cupola, fu utilizzata come cortile circolare ad uso privato all’interno del popoloso quartiere del ghetto ebraico mantovano.
Nel 1908 l’edificio fu espropriato e restaurato, quindi venne aperto al pubblico nel 1911 e ridestinata al culto nel 1926.
Con il restauro la chiesa fu liberata dalle sovrastrutture non pertinenti e dagli edifici che l’avevano occultata alla vista e alla storia: per riportarla alle probabili forme originali fu usata a modello la coeva Rotonda di San Tomè di Almenno San Bartolomeo nel bergamasco.
Attualmente è chiesa sussidiaria della Parrocchia di Sant’Andrea, che l’ha affidata alla Fraternità Domenicana. Viene conservata, tutelata e aperta al pubblico dall’Associazione per i Monumenti Domenicani.

I protagonisti della storia

Matilde_di_Canossa (Copy)MATILDE DI CANOSSA
La Grancontessa Matilde di Canossa (Mantova?, marzo 1046 – Bondeno di Roncore, 24 luglio 1115), fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale. potente feudataria e ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture.
Personaggio di assoluto primo piano, in particolare nelle terre intorno al Po, in un’epoca in cui le donne erano considerate di rango inferiore, arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della Chiesa. Nel 1076 entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia, l’Emilia, la Romagna e la Toscana, e che aveva il suo centro a Canossa, nell’Appennino reggiano. Fra il 6 e l’11 maggio 1111 fu incoronata Vice Regina d’Italia dall’imperatore Enrico V, presso il Castello di Bianello (Quattro Castella, Reggio Emilia).
Matilde è certamente una delle figure più importanti e interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni, mostrando un’innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa del suo tempo le valse l’ammirazione e il profondo amore di tutti i suoi sudditi.
Mantova è centrale, assieme alla rocca appenninica di Canossa (Reggio Emilia), nella storia di Matilde di Canossa. A Mantova suo padre Bonifacio trasferì il centro della dinastia intorno al 1012, erigendovi un palatium davanti al quale teneva un leone legato, in segno di potenza. Questo palazzo si doveva trovare tra le attuali piazza Broletto e piazza Erbe. Matilde aveva due anni quando suo padre Bonifacio partecipò al ritrovamento dei Sacri Vasi contenenti il sangue di Cristo; in questi luoghi Matilde visse la sua infanzia, sino a quando, nel 1052, il padre venne ucciso in una battuta di caccia a San Martino dall’Argine (è ora sepolto nel Duomo di Mantova).
Ella favorì con donazioni sia la canonica della cattedrale che il monastero di Sant’Andrea, fondando per esso l’ospedale di Ognissanti; in Mantova si rifugiò il suo consigliere spirituale, Sant’Anselmo di Lucca, che vi morì nel 1086 divenendone in seguiro il santo patrono, e il cui corpo incorrotto si conserva ancora sotto l’altare della cattedrale.
Il desiderio di autonomia dei mantovani fece sì che nel 1091 la città passasse dalla parte dell’imperatore Enrico IV, restando in contrasto con la Contessa sino alla vigilia della sua morte, nel 1115.

GUGLIELMO GONZAGA
Guglielmo Gonzaga (Mantova, 24 aprile 1538 – Goito, 14 agosto 1587) fu il terzo duca di Mantova e del Monferrato. Secondo figlio di Federico II Gonzaga e di Margherita Paleologa, nel 1550 succedette come duca al fratello Francesco, morto senza figli maschi.
Con il Trattato di Cateau-Cambrésis gli fu confermata la signorìa sul Monferrato. Nel 1569 assoggettò Casale, da sempre gelosa della sua autonomia rispetto al Monferrato, con una feroce repressione. Nel 1573 divenne duca, da marchese che era, anche del Monferrato. Fu un buon amministratore dei suoi domìni, mecenate nelle arti, musicista (fu lui stesso un compositore) e collezionista di opere d’arte. Ebbe anche gran cura dell’esercito. Fu politico accorto e scaltro, capace di rimanere indipendente rispetto ai potentati del tempo (Papato, Impero, potenze quali Spagna e Francia). Aumentò la produzione agricola e industriale, intensificando i commerci.
Nel 1586 fece liberare ed accolse alla sua corte il poeta Torquato Tasso, imprigionato a Ferrara dal genero duca Alfonso II d’Este durante le sue nozze.
Sotto la sua signoria Mantova divenne una delle corti più splendide e prestigiose d’Europa. Fece realizzare la Basilica Palatina di Santa Barbara e le residenze di campagna di Marmirolo e di Goito.
Guglielmo sposò il 26 aprile 1561 Eleonora d’Austria, figlia dell’imperatore Ferdinando I. La coppia ebbe tre figli. Morì nel 1587 e fu tumulato nella Basilica di Santa Barbara.

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