MILANO, EUSTORGIO, UNA BASILICA E I TRE MAGI


“… alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»…”.
Direte voi: ma cosa ci azzecca il passo del Vangelo secondo Matteo con Milano?
Ebbene si, ha un senso, perché in Milano possiamo vedere, in una delle sue chiese più antiche, il “Sarcofago dei Magi”: nel transetto destro della millenaria Basilica di Sant’Eustorgio, situata nell’omonima piazza prospiciente Corso di Porta Ticinese, a pochi passi da Porta Ticinese, dalla darsena e dal naviglio grande, un antico sarcofago romano, secondo la tradizione, conteneva le spoglie dei “tre Magi”, conteneva…

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LA STORIA
Si racconta che Eustorgio, Vescovo di Milano dal 344 fino alla sua morte avvenuta il 18 settembre 350, portò a Milano, proprio nel 344, avuta l’autorizzazione dell’imperatore Costante, le reliquie dei “Magi” che fino ad allora erano custodite nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, portate dall’imperatrice Elena (poi Sant’Elena), madre di Costante, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa. Si racconta che i tre Magi, tornarono a Gerusalemme dopo la crocefissione di Gesù e lì morirono.
Le reliquie di Baldassarre, Gaspare e  Melchiorre (così come li conosciamo noi) furono trasportate su un carro trainato da buoi; dopo un lungo e travagliato viaggio destinate originariamente alla basilica di Santa Tecla, ancora fuori le mura, il carro inspiegabilmente si fermò, le ruote sprofondarono nel fango e diventarono pesanti come macigni, furono impiegati buoi e cavalli ma il carro non si spostava e gli animali pure: quello che si può definire un segnale divino.
Fu allora che Eustorgio prese la decisione di rinunciare a Santa Tecla come luogo per portare i resti dei “Magi” e la, dove il carro si bloccò, fece edificare una nuova basilica per deporre il sarcofago.
Racchiusi in quel sarcofago i “tre Magi” vi rimasero fino al 1164 quando, durante il saccheggio della città a opera delle truppe dell’imperatore Federico I di Svevia detto il Barbarossa, le reliquie furono trafugate e portate in dono all’Arcivescovo di Colonia, Rainaldo di Dassel, trovando la loro collocazione nella cattedrale della capitale renana, chiesa fatta costruire appositamente per ospitare quei resti che ancora oggi sono li conservati in un prezioso reliquiario.
Nel corso dei secoli furono portati avanti numerosi tentativi affinché la città di Milano potesse tornare in possesso di quanto trafugato dal Barbarossa ma nulla fu ottenuto.

Dopo lunghe trattative, finalmente, il 3 gennaio 1904,  il cardinale Ambrogio Ferroni, riuscì a ottenere, grazie all’allora arcivescovo di Colonia, Anton Hubert Fischer, la restituzione di una piccolissima parte dei resti dei “Magi”, resti che attualmente sono conservati in una teca posta sopra l’altare della cappella: nello specifico furono restituiti alla città di Milano due fibule, una tibia e una vertebra.
LA CAPPELLA DEI MAGI

Come scritto poc’anzi, nel transetto di destra della Basilica di Sant’Eustorgio possiamo ammirare la “Cappella dei Magi”.

Imponente alla vista, l’occhio cade immediatamente sul colossale sarcofago, risalente al tardo Impero Romano, forse antecedente al IV sec. d.C., formato da frammenti di marmo fasciato di provenienza orientale, presumibilmente del Peloponneso; questo manufatto è noto come la “tomba dei magi” appunto perché fino all’arrivo del Barbarossa conservava le reliquie di questi personaggi, ma oggi vuoto.
Due lati del sarcofago sono addossati al muro della cappella, sul lato lungo libero ed esposto verso l’altare il sarcofago reca la scritta “Sepulcrum Trium Magorum” (tomba dei tre Magi) sovrastata da una cometa.

Sopra l’altare della cappella troviamo l’Ancona dei Re Magi, voluta da Gian Galeazzo Visconti, un vero e proprio capolavoro di scultura gotica la cui datazione risale al 1347. Quest’opera è attribuibile a uno scultore locale che ha fatto tesoro delle lezioni di Giovanni di Balduccio che otto anni prima creò l’Arca di San Pietro Martire.
Il trittico è costituito da tre formelle cuspidate, contenenti episodi della vita dei Tre Magi: al centro è rappresentata l’Adorazione dei Magi, con un concerto angelico sullo sfondo; a sinistra, l’Annuncio dell’angelo ai magi e la loro partenza per il ritorno; infine a destra I magi sono ricevuti da Erode.
Il tutto è coronato da un tondo con la Crocefissione e da figure di Angeli.

Quello che colpisce di questa pregevole opera è una grazie ingenua, un racconto dal sapore quasi popolare con le storie rappresentate in modo semplice arricchite di particolari realistici.

Sull’altare, a fungere da paliotto, possiamo apprezzare un bassorilievo trecentesco che viene ritenuto un frammento della tomba di Uberto III Visconti, monumento funebre che un tempo era conservato in Sant’Eustorgio.

Al di sopra dell’altare, come già scritto, una nicchia sempre illuminata contiene l’urna dove sono conservate le reliquie dei tre Magi.

Infine, a fianco dell’arca, possiamo ammirare un affresco, anch’esso del Trecento, che rappresenta Sant’Eustorgio benedicente e sull’arcone d’ingresso un dipinto di fine Quattrocento raffigurante l’Adorazione dei Magi.

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SANT’EUSTORGIO… IN BREVE

Basilica cattolica fondata probabilmente tra il III e il IV secolo nel luogo dove si riteneva che l’apostolo Barnaba avesse battezzato i primi cristiani; i resti di una prima chiesa paleocristiana (VI secolo) sono visibili sotto l’abside.
Divenne, poi, a partire del XIII secolo, sede principale dell’Ordine domenicano in Milano (nel 1220 fu il vicario arcivescovile Ugolino ad assegnarla ai domenicani).
Nel 1234 fu affidata a Sant’Eustorgio l’Ufficio dell’Inquisizione che rimase attivo fino al 1559 quando questo fu trasferito in Santa Maria delle Grazie.

Tra il XV e il XVI secolo fu priore della basilica Teodoro da Sovico, noto per il suo “Confessionario”, opera teologica che doveva essere di supporto ai confessori nel loro ministero.
Nel Trecento e Quattrocento molte importanti famiglie fecero costruire cappelle all’interno della chiesa per suggellare il loro patronato.
Nel 1526 scontri tra soldati francesi e spagnoli provocarono imponenti danni e solo intorno al 1600 furono avviati i lavori di restauro.

Nel 1798 la Repubblica Cisalpina soppresse il convento e i locali furono adibiti a scopi militari.
A fine ‘800 fu avviato un importante intervento di restauro della Basilica che interessò in modo particolare la facciata.

Nel 1911 il complesso monastico fu acquisito dal Comune di Milano che lo destinò ad attività produttive; i bombardamenti del ’43 portarono alla distruzione di parte del convento.  Solo nel 1960 il Comune decise di intervenire per un consolidamento statico della struttura.

Nel 1999 nel secondo chiostro fu aperto il Museo Diocesano e nel 2000 furono avviati lavori di restauro conservativo che hanno portato alla costituzione del percorso museale.

 

Esterno

La facciata è il risultato del restauro in stile neoromanico effettuato tra il 1864 e il 1865: si presenta con la tradizionale forma a capanno, archetti sporgenti sotto il cornicione superiore, tre portali sormontati da una lunetta musiva, una bifora al di sopra il portone centrale e due monofore su quelli laterali.
Vicino alla facciata del convento domenicano, nell’angolo sinistro, si trova il pulpito dal quale Pietro Martire, l’inquisitore, dispensava le sue prediche.

Il fianco meridionale presenta le absidi delle cappelle gentilizie edificate tra ‘300 e ‘400 e restaurate dopo la metà dell’800.

Sul retro della chiesa troviamo il campanile che ospita sei campane e sulla sommità anziché la tradizionale croce è stata collocata una stella a otto punte, simboleggiante quella che guidò i Magi a Betlemme. Curiosità: il campanile ospitò il primo orologio pubblico italiano.

 

Interno
La basilica si presenta con tre navate e le volte a crociera, sette coppie di pilastri a fascio, dei quali cinque sono composti in modo eterogeneo con coppie alternate di semi colonne e paraste.
Altare maggiore: da ammirare l’Ancona della Passione che fu realizzata a fine Trecento da più autori, tra cui Jacopino da Tradate, per volontà di Gian Galeazzo Visconti: il polittico in marmo è formato da nove formelle scolpite in rilievo ed è coronata da statue di santi e cuspidi. Sotto la mensa, un sarcofago duecentesco accoglie le spoglie dei Santi Eustorgio, Magno e Onorato.

Cimitero paleocristiano: scavi effettuati a metà del secolo scorso hanno portato alla luce parti di sepolture, lapidi e vasi che hanno evidenziato l’utilizzo in antichità della basilica come area di inumazione dei deceduti.

Sala Capitolare: faceva parte dell’ex convento domenicano e conserva la statua in pietra raffigurante Sant’Eugenio Vescovo, vissuto nell’XI secolo e sostenitore del rito ambrosiano. La statua è databile intorno alla fine del XIII secolo.

Sacrestia monumentale: vi si trovano reliquie e preziosi reliquiari, oggetti votivi in argento e metalli dorati databili tra il XIV e il XVII secolo.

Organo a canne: fu costruito nel 1962 dalla ditta milanese Balbiani Vegezzi-Bossi.

Cripta e Cappellina degli Angeli: dietro l’altare maggiore, sotto il livello del pavimento, in corrispondenza dell’abside si possono vedere i resti di una primitiva aula paleocristiana.
Nel sottocoro si trova una piccola cappella decorata con stucchi e affreschi che rappresentano episodi della Bibbia e dei Vangeli, opera realizzata da Carlo Urbino nel 1575. Sempre di Carlo Urbino la Leggenda dei Sette dormienti presente sulle pareti della cripta.
Cappelle

Cappella Brivio: edificata nel 1484 dalla famiglia Brivio, importanti feudatari e magistrati della corte di Ludovico il Moro. Ospita un polittico del XV secolo di Ambrogio da Fossano rappresentante Madonna con bambino fra San Giacomo apostolo e Sant’Enrico Vescovo. Sulla parete di sinistra c’è il monumento sepolcrale di Giacomo Stefano Brivio avviato dallo scultore Francesco Cazzaniga e completato, alla sua morte, dal fratello Tommaso e da Benedetto Briosco. Il sarcofago rettangolare in marmo bianco si eleva su colonne a candelabro decorate con motivi floreali. Al di sopra del sepolcro il Padre Eterno benedicente fra Angeli inginocchiati e una Madonna col bambino. L’arca è ornata da cinque bassorilievi: l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Circoncisione e la Fuga in Egitto.
Cappella Torelli o di San Domenico: edificata tra il 1422 e il 1439 in stile gotico. Interessante il monumento funebre a Pietro Torelli attribuito a Jacopino da Tradate. Il sarcofago poggia su sei eleganti colonne tortili, cui fanno da basamento tre leoni accucciati con espressioni fortemente caratterizzate e diverse fra loro. Una raffinata decorazione tardo-gotica copre la cassa, entro cui si aprono cinque nicchie con quattro santi ai lati e al centro la Madonna col Bambino. Il gruppo centrale è composto da Madonna in trono col Bambino, che pone la mano sul capo del defunto inginocchiato in contemplazione. La morbidezza delle vesti e l’inconsueto gesto protettivo della Madonna conferiscono grande dolcezza alla rappresentazione. Sopra il sarcofago si trova il defunto giacente e un baldacchino coronato da una fastosa edicola con Dio Padre benedicente. Decorazioni e affreschi sono del Seicento mentre l’altare, dedicato a San Domenico, è del XVIII secolo.

Cappella del Rosario o Crotta Caimi: originaria del quattrocento ora si presenta nelle sue forme tardo barocche per mano di Francesco Croce (1732). Si può vedere la venerata statua della Madonna del Rosario. Sulla parete sinistra, grande tela di Ambrogio da Figino raffigurante Sant’Ambrogio sconfigge gli ariani e, sotto di essa, il sarcofago funerario trecentesco di Protasio Caimi, attribuito a Bonino da Campione.

Cappella Visconti o di San Tommaso: fu Matteo Visconti a commissionarla nel XIII secolo; il crocefisso è dello stesso periodo. Sulla volta, affreschi trecenteschi con i Quattro Evangelisti, sulla parete sinistra affresco del Trionfo di San Tommaso ed il monumento funebre di Stefano e Valentina Visconti, opera di maestri campionesi.

Cappella di San Vincenzo Ferrer: furono Carlo Urbino e Andrea Pellegrini, nel tardo ‘500, a decorarla. La Pala d’Altare è opera del Fiammenghino e raffigura la Madonna col Bambino, San Francesco e Santa Lucia.

Cappella Visconti: vi troviamo l’Arca di Gaspare Visconti, dei signori di Angera e Fontaneto e di Agnese Besozzi risalenti alla prima metà de l ‘400. Inoltre da vedere la pala con San Tommaso davanti al crocifisso attribuita alla scuola di Camillo Procaccini.

Cappella dei Torriani o di San Martino: Michelino da Besozzo ha realizzato gli affreschi databili intorno al 1440 che impreziosiscono la volta e che rappresentano i simboli dei quattro evangelisti. A sinistra c’è l’opera di Giovan Cristoforo Storer La strage degli innocenti.
Cappella di San Paolo: situata tra la Sacrestia Monumentale e la Cappella Portinari viene chiamata anche dell’Annunciata o Secchi. Lo volta fu decorata nel 1620 da Daniele Crespi con il San Paolo rapito in cielo e, sulla parete di sinistra, la Visitazione. Antistante la cappella troviamo l’affresco strappato della Madonna del latte, opera attribuita al maestro dei giochi Borromeo.

Cappella di San Francesco: detta anche degli Arluno, situata sul lato opposto di quella di San Paolo. Sulla parete destra affresco trecentesco con Cristo che appare a San Domenico.

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CAPPELLA PORTINARI

La cappella prende il nome da Pigello Portinari, fiorentino, agente del Banco Mediceo a Milano, che la volle far edificare tra il 1462 e il 1468 in onore di San Pietro Martire, il predicatore e inquisitore domenicano ucciso nel 1252 da un eretico. Pigello Portinari fu sepolto nella “sua cappella” nel 1468.
Si presenta a pianta centrale, composta da due vani a pianta quadrata sormontati da cupole: chiaro esempio dell’architettura in stile fiorentino trapiantato a Milano nel XV secolo.

Sconosciuto il nome di colui che ha fatto il progetto e le decorazioni scultoree. Gli affreschi che “raccontano” episodi della vita del Santo e della Vergine sono opera di Vincenzo Foppa; il ciclo è composto da: Annunciazione (parete frontale), Assunzione della Vergine (parete d’ingresso), il Miracolo del Piede risanato e il Martirio di San Pietro Martire (parete sinistra), il Miracolo della nube e il Miracolo della falsa Madonna (parete destra).

Nei pennacchi, all’interno di quattro oculi sono raffigurati i quattro padri della chiesa: San Gregorio Magno, San Gerolamo, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino.

Sull’altare c’è  il ritratto di Pigello Portinari inginocchiato davanti a San Pietro Martire.

All’ingresso della cappella si conservano, nella loro collocazione originaria, i due grandi candelieri in bronzo fuso realizzati nel 1653 attribuiti al Garavaglia.

Arca di san Pietro martire: collocata al centro della cappella, il capolavoro di Giovanni di Balduccio (scuola di Giovanni Pisano) fu commissionato dai domenicani per riporvi i resti del Santo. La paternità dell’opera è confermata dall’iscrizione posta sul sarcofago: “MAGISTER IOANNES BALDUCII DE PISIS SCULPSIT HANC ARCAM ANNO DOMINI MCCCXXXVIIII” (“Il maestro Giovanni di Balduccio da Pisa scolpì quest’arca nell’anno del Signore 1339”).
Si tratta di un sarcofago in  marmo di Carrara, cassa rettangolare, coperchio a tronco di piramide su cui è collocato un tabernacolo a cuspide sovrastante le statue di Maria assisa, san Domenico e san Pietro Martire.
Sorretto da otto pilastri in marmo rosso di Verona ha addossate otto statue raffiguranti le virtù teologali frontali da sinistra Giustizia, Temperanza, Fortezza e Prudenza e morali posteriori da sinistra Obbedienza, Speranza, Fede, Carità).
Le formelle che circondano il sarcofago rappresentano, da sinistra: i Funerali del Santo, la Canonizzazione del Santo, il Miracolo della Nave, la Traslazione del corpo del Santo, il Miracolo del muto, il Miracolo della nube, la Guarigione dell’infermo e dell’epilettico, l’Uccisione del Santo.

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PERCORSO MUSEALE
L’entrata al Museo è in corrispondenza del portico meridionale del primo chiostro. Dal portico si accede alla necropoli paleocristiana, quindi alla ex sala Capitolare del primitivo convento domenicano.
La visita prosegue nella sacrestia monumentale, dove è esposta una preziosa raccolta di reliquie e arredi liturgici, per concludersi alle Cappelle Solariane e alla Cappella Portinari.

Il Museo è accessibile dal portone a sinistra della basilica, in P.zza Sant’Eustorgio 3.

Orario di apertura: tutti i giorni 10,00 – 18,00
Ingresso: euro 6,00 – euro 3,00 (ridotto, maggiori di 60 anni, studenti) – euro 1,00 (studenti fino a 14 anni)
Museum shop all’ingresso

Per informazioni, tel/fax 0289402671

 

STORIE & TRADIZIONI

Vi sono diverse tradizioni e storie legate alla basilica di Sant’Eustorgio.
Uno di queste è quella della “tomba dei Magi” che ha fatto da traino a questo articolo.
Ne abbiamo scelte altre due invitando il lettore ad approfondire anche questi aspetti tramite una facile ricerca su internet.

FONTE BATTESIMALE E SAN BARNABA
A sinistra, spalle alla Basilica, l’occhio viene colpito da un edificio color rosa che reca sulla sua facciata una lapide che ricorda la presenza del primo fonte battesimale di Milano, costruito nei tempi apostolici e che il cardinale Federico Borromeo fece restaurare nel 1623.
L’area fu scelta perché scorreva il Vettabbia, un corso d’acqua che l’evangelizzatore utilizzo per fondare questo primo fonte, e perché in prossimità vi era un cimitero pagano.

I primi cristiani di Milano furono battezzati da San Barnaba, uomo di fiducia degli apostoli e compagno di San Paolo nel primo dei suoi viaggi tra i gentili. Barnaba sarebbe così entrato in Milano da Porta Ticinese, quartiere nel quale è situata la Basilica di S. Eustorgio e il vescovo che entra in città per prendere possesso della sua diocesi lo fa da qui, da Porta Ticinese.

I QUATTRO SANTI VESCOVI
Sant’Eustorgio è stato il primo di quattro santi vescovi di cui si custodiscono i resti in basilica. Quelli di Eustorgio, come già scritto, sono conservati in un’urna sotto l’altare maggiore, assieme a quelli di S. Onorato e S. Magno che vissero nel VI secolo, in un’ora drammatica per Milano, a seguito della calata dei Longobardi di re Alboino.
Il quarto santo vescovo è Eugenio, un transalpino, consigliere e confessore di Carlo Magno, al quale i milanesi sarebbero debitori della loro stessa identità religiosa. Fu Eugenio che ottenne dal Papa, nel 774, che il rito ambrosiano, che rischiava di essere soppresso, rimanesse nei secoli, salvando così quella diversità e quella autonomia simbolo di fierezza e di capacità creativa della città.
UNA BASILICA… MAGICA
La cappella Portinari è portatrice di un mistero.
Pietro da Verona entra nell’ordine domenicano contro il volere del padre, predica in molte città del nord Italia e finisce con l’approdare a Milano vestendo i panni dell’Inquisitore Generale per la Lombardia, procurandosi non pochi nemici.
La sua fine fu tragica: nel 1252 due sicari lo assassinarono con un colpo di falce alla testa e un pugnale nel petto : nello stesso anno fu canonizzato e da allora viene raffigurato come martire con una ferita sanguinante alla testa.

L’arcivescovo Giovanni Visconti, che governò la diocesi circa cento anni dopo l’assassinio del santo, fece riporre i resti in una splendida urna tenendo per se la testa di Pietro da Verona per conservarla in casa a stretto contatto.

Mai fu errore più grave: da quel momento l’alto prelato fu afflitto da continue e gravi emicranie; lui sempre più stremato dal male, i medici impotenti.
Allora Giovanni Visconti fu folgorato sul fatto che la decapitazione post mortem poteva non essere piaciuta al santo, riportò la testa nell’arca di marmo e il malessere svanì immediatamente.

Una notizia del genere si diffuse rapidamente e San Pietro da Verona venne proclamato protettore delle emicranie.

Ancora oggi moltissimi fedeli, in occasione della festa di San Pietro martire, il 29 aprile, vanno alla Cappella Portinari per chiedere la guarigione dai mal di testa. La tradizione vuole che basti toccare con la mano o con il capo l’urna e per tutto l’anno l’emicrania sarà evitata.

di Fabrizio Capra
INFORMAZIONI

Al fine di programmare al meglio le visite questi gli orari delle celebrazioni:
la chiesa è aperta tutti i giorni dalle 7,45 alle 18
Feriali: ore 7,45 – 17,00
Prefestiva: ore 17,00

Festive: ore 9,30 – ore 11,00 – ore 12,30 (in Cappella Portinari) – ore 17,00

Basilica di Sant’Eustorgio
Piazza Sant’Eustorgio, 1 – 20122 Milano
Tel. 0258101583 – Fax 0289400589
E-mail parrocchia@santeustorgio.it

http://www.santeustorgio.it





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