PERCHÈ VIAGGIAMO?



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Nell’era di Internet, delle comunicazioni rapide, del turismo low cost, quando il mondo, tutto il mondo, sembra a una manciata di minuti da noi, pronto a essere guardato, toccato e mangiato ci chiediamo perchè ancora viaggiamo.
In mezzo alla folla, armata di fotocamere per catturare nient’altro che uno scatto di cartoline già viste, e pesante di souvenir da riportare a casa come trofei, questa domanda dal sapore filosofico giunge inaspettata. Esiste ancora il senso profondo e reale del viaggio? E che cos’è il viaggio, chi è il viaggiatore?
Ci ricordiamo da dove viene la voglia di aprire un atlante, l’eccitazione di puntare il dito su una qualunque regione del globo, la voce straniera che ci ingiunge di andare? Quanti di noi siamo pronti ad aprire nuovamente gli occhi e guardare alla scoperta?
Quanti di noi accetterebbero questa sfida? Senza aver programmato il come e il perché, chiudere uno zaino, girare la chiave nella toppa e voltare le spalle alla porta di casa per lasciare spazio ai sensi ritrovati che, soli, liberi da guide e manuali, ci condurranno a scoprire i colori dell’altrove e gli odori dell’ignoto.
Quanti di noi sono pronti a tornare ‘viaggiatori’ e non solo essere ‘turisti’? Il ‘turista’ va in un posto. Il ‘Viaggiatore’ lascia che sia il posto ad entrare in lui…
Accogliamo dunque la sfida di riscoprire un senso più profondo e quasi filosofico del viaggio. Non a caso molti filosofi nei corso dei secoli hanno esaltato i vantaggi di viaggiare: amplia gli orizzonti; sviluppa l’intelligenza, l’apertura mentale, la tolleranza; migliorare le nostre doti di socievolezza.
Se chiediamo a chi non ama viaggiare il motivo di questa riluttanza, quasi sicuramente riceveremo una delle seguenti risposte: viaggiare è costoso, richiede tempo e offre molte delle opportunità che si possono sperimentare anche senza muoversi dalla propria città. A casa come in una città sconosciuta infatti si utilizzano i mezzi pubblici, si mangia un sacco di cibo spazzatura, si scattano foto, si esce per andare a divertirsi o al bar per un caffè e un cocktail.
Chi adduce a queste motivazioni come giustificazione del proprio atrofizzato senso di avventura è decisamente un turista e non un viaggiatore.
Viaggiare non è semplicemente vedere posti nuovi o attrazioni turistiche che tutti conoscono. Certo è meraviglioso salire a piedi sulla Torre Eiffel, oppure avere una proprio foto ricordo scattata nel Gran Canyon. Ma non si viaggia solo per questo.
Non si viaggia nemmeno solo per rilassarsi o svagarsi.
1883964RNon si viaggia nemmeno per fuggire alla propria quotidianità o ai propri problemi: essi al ritorno saranno lì ad aspettarci. Tutti abbiamo intrapreso un viaggio per uno o più di queste ragioni, ma il vero viaggiatore si mette in cammino per ricercare il cambiamento. Riflettiamoci.
Si viaggia per cambiare scenario ed ambiente.
Si viaggia per cambiare vestiti (in inverno si va in qualche meta tropicale per non indossare più maglioni e stivali ma costume da bagno e infradito).
Si viaggia per cambiare modo di pensare confrontandosi con altre culture.
E da ogni viaggio si torna un pochino cambiati… a volte sono cambiamenti profondi a volte si è semplicemente più rilassati e motivati.
In un modo o l’altro, quando rientriamo da un viaggio non siamo mai uguali a quando siamo partiti. E questo piccolo o grande cambiamento influisce positivamente sui nostri familiari e sull’ambiente di lavoro. Chiediamoci dunque perchè viaggiamo! Arrivare alla consapevolezza di avere ciascuno di noi una propria filosofia di viaggio non può che portare benefici nella nostra vita.
E alla vigilia della nostra prossima partenza poniamoci come obiettivo quello di voler riscoprire il senso di avventura e la gioia di scoprire tipica dell’infanzia. Solo così sapremo abbracciare il vero senso del viaggio e tornare positivamente cambiati. Al prossimo viaggio ripromettiamoci dunque di vivere le persone che incontriamo; gli odori, i colori e i sapori dei luoghi che visitiamo. Sediamoci in terra laddove è più sporco; lasciamoci colorare dalla polvere, dall’aria e dal cibo dei luoghi. Lasciamo che tutto ciò ci attraversi, pervadano il nostro corpo, così da diventare noi stessi, materia stessa del Viaggio.
Così facendo anche in un tempo molto breve sapremo assorbire tutta l’essenza del luogo che abbiamo visitato e torneremo a casa un po’ cambiati e sicuramente arricchiti.

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