Presso la mole Antonelliana di Torino un giorno al museo del cinema


Archeologia del Cinema L'ottica (Ph. Giulio Lapone) (Copy)La Mole Antonelliana, simbolo della città di Torino, è dal 2000 la sede del Museo Nazionale del Cinema, un museo “non nel senso tradizionale del termine”, come lo definisce il direttore Alberto Barbera nell’introduzione della guida alla visita. E infatti quello che si apre agli occhi del visitatore è un allestimento spettacolare, proprio come la proiezione di un film. Progettato dallo scenografo svizzero François Confino, è un’installazione del tutto originale, unica nel suo genere, in grado di coinvolgere il visitatore, portandolo a immergersi nel fantastico mondo del grande schermo; un percorso avvincente, capace di interessare cinefili e non, dove ogni reperto esposto racconta un pezzo della storia di questa grande invenzione. È lo stesso scenografo Confino a definire in modo efficace questo allestimento: “Non si può pensare a un Museo del Cinema solo come un museo di oggetti e macchine, perché l’essenza del cinema è il film”.
Il visitatore non deve sentirsi tale, anzi deve sentirsi protagonista di questa grandissima scenografia, come se fosse lui stesso l’attore principale di una sceneggiatura che anziché essere scritta è fatta di oggetti, video, immagini.
Il museo si apre con la sezione denominata “Archeologia del Cinema”, alla quale si accede a metà dello scalone. Nelle otto sale tematiche si possono sperimentare in prima persona gli spettacoli ottici e i dispositivi che hanno segnato alcune tappe fondamentali per la nascita del cinema, con le funzioni visivo-tattili che consentono di conoscere il funzionamento dei vari apparecchi e comprenderne i principi tecnici.
La sezione propone anche una lunga sequenza di vetrine che racchiudono una ricca e preziosa collezione. Vi è anche la possibilità di effettuare il “Percorso breve”, che segnala le principali opere da non perdere, ma dedicare il tempo necessario a tutta la sezione riteniamo sia tempo ben speso. Didascalie digitali e Tag rendono la visita accessibile a tutti e offrono approfondimenti e curiosità sulle opere esposte.
Al centro della Mole Antonelliana l’Aula del Tempio, attraversata al centro dall’ascensore in cristallo, rappresenta il grande cuore spettacolare del Museo. L’Aula è circondata da cappelle dedicate al culto del cinema, con suggestive scenografie che illustrano alcuni grandi temi e generi della settima arte: l’animazione, il cinema dell’assurdo, l’horror e il fantastico, il cinema degli specchi, il western, il musical, la fantascienza, il cinema sperimentale e quello familiare, i melodrammi di amore e morte e il 3D. Le due ultime cappelle sono rispettivamente dedicate al capolavoro del cinema muto italiano, Cabiria, di Giovanni Pastrone, e a Torino Città del Cinema. Inoltre sono a disposizione del visitatore delle chaises longues sulle quali si può assistere alla proiezione, su schermi giganti, di tre film da venti minuti ciascuno.12 (Copy)
Nell’Aula del Tempio, in occasione della donazione al Museo dell’archivio personale del regista Marco Ferreri, ha trovato posto nel 2007 il “Corner Ferreri”, uno spazio allestito con una scultura lignea di Mario Ceroli, un ritratto di Ferreri realizzato dal pittore milanese Silvio Pasotti e un quadro realizzato per la scenografia dell’appartamento di Christopher Lambert nel film “I Love You”.
Dall’Aula del Tempio si accede infine alla rampa elicoidale che, come una pellicola cinematografica, si srotola a salire verso la cupola. Il percorso è sede delle mostre temporanee e permette di ammirare l’Aula del Tempio dall’alto, in una visione spettacolare e mozzafiato.
Il livello superiore ospita la sezione “La Macchina del Cinema”. Si tratta di un’area espositiva dedicata alle diverse componenti dell’industria del film e alle fasi di realizzazione di un’opera cinematografica: gli studi di produzione, con un omaggio a una tra le più celebri case di produzione italiane, la Titanus, la regia, la sceneggiatura, gli attori e lo star-system, i costumi di scena, la scenografia, gli storyboard, la sala cinematografica. Inattesi allestimenti scenografici, documenti di produzione, oggetti di scena, fotografie, bozzetti e montaggi di celebri sequenze, accompagnano il visitatore in un percorso che dall’ideazione conduce alla produzione e alla distribuzione di un film.

Un breve percorso didattico, realizzato da Davide Ferrario appositamente per il Museo del Cinema, introduce il visitatore ai segreti della realizzazione di un film e alla scoperta degli elementi del linguaggio cinematografico: le riprese, l’illuminazione, il montaggio, il sonoro, gli effetti speciali. Infine tre alcove esemplificano, in un percorso interattivo, l’evoluzione degli effetti speciali, dall’effetto caduta utilizzato da George Méliès, alla tecnica del matt painting ideata negli Anni Sessanta, sino alle inedite possibilità offerte dalla tecnologia digitale contemporanea. Sempre al piano si trova uno spazio per le attività didattiche e i laboratori.
Dalla Macchina del Cinema si accede poi alla Galleria dei Manifesti. Disposti come in una serie di schermi fantasmagorici e colorati di diversa grandezza, i manifesti esposti ripercorrono la storia del cinema, i film e gli autori più rilevanti e illustrano l’evoluzione del gusto figurativo, della grafica e della cartellonistica pubblicitaria.

Storia della “Mole” in breve
La costruzione della Mole, divenuta poi il simbolo di Torino, fu avviata nel 1863 dall’architetto novarese Alessandro Antonelli e, inizialmente, doveva essere il tempio israelitico della città.
Il progetto prevedLa Macchina del Cinema_Le case di produzione (Ph. Mathieu Gasquet) (Copy)eva che la costruzione fosse alta 47 metri, ma l’Antonelli lo modificò prevedendone ben 113, suscitando così il malumore della comunità ebraica.
L’allungamento dei tempi di costruzione, il lievitare dei costi e l’esaurimento dei fondi messi a disposizione portarono, nel 1869, alla sospensione dei lavori e all’apposizione di un tetto piatto provvisorio all’altezza di 70 metri.
Nel 1873 il Comune acquisì la struttura, barattandola con un terreno in un’altra zona della città, San Salvario, dove fu costruita la sinagoga attiva ancora oggi. Quindi i lavori ripresero e il Comune si fece carico dei costi di ultimazione (circa 40mila lire dell’epoca) per farne un monumento all’unità nazionale e al re Vittorio Emanuele II. Antonelli apportò alcune modifiche ispirate agli stili neogotico e neoclassico, portando poi l’altezza del monumento a 146 metri; in quel periodo fu costruita, sopra la volta, una camera di granito dove poggiano una lanterna a due piani e un altissimo cono che trasforma la pianta quadrata in circolare.
La Mole si completava con l’altissima guglia e una serie di elementi conici e cilindrici che terminavano con una cuspide di forma piramidale a base ottagonale realizzata in due parti.
Nel febbraio 1887 un terremoto, seppur di lieve entità, rallentò i lavori di completamento della guglia poiché si resero necessari altri interventi di consolidamento strutturale. Finalmente nel 1888 la guglia fu terminata. Nello stesso anno morì Alessandro Antonelli, ormai novantenne; fino alla sua morte l’architetto lavorò alla Mole, che chiamava “un sogno verticale”, utilizzando un ascensore azionato da una puleggia che lo issava in vetta alla cupola, permettendogli di verificare personalmente lo stato dei lavori.
I lavori terminarono l’anno successivo, nel 1889, per mano di Costanzo Antonelli, figlio di Alessandro: il 10 aprile di quell’anno fu posto sulla guglia un genio alato alto quattro metri e colorato in oro, con una stella sulla testa.
La Mole divenne la sede del “Museo del Risorgimento” e, tra il 1905 e il 1908, gli interni furono decorati dall’architetto Annibale Rigotti. Fu anche una delle prime costruzioni a essere illuminata di notte, all’epoca attraverso lampade a gas.
Nel 1904 un uraga
no rovesciò il genio alato, che rimase in bilico sul terrazzino sottostante e fu sostituito da una stella a cinque punte.
Nel 1938 il Museo del Risorgimento fu trasferito a Palazzo Carignano e la Mole fu utilizzata solo per mostre temporanee. Nel 1953 un temporale riuscì ad abbattere oltre quaranta metri di cuspide, sostituita poi tra il 1958 e il 1961 da una struttura metallica rivestita in pietra; contemporaneamente furono anche rinforzate le strutture inferiori, mentre la stella che si andò a porre in cima è quella attuale a dodici punte.
All’interno l’aula è a pianta quadrata, coperta da una volta a padiglione nervata; all’esterno i quattro fronti si presentano con una configurazione omogenea.
La Mole, per molto tempo, è stato il più alto edificio in muratura d’Europa, grazie ai suoi 163,35 metri di altezza; ora la presenza di cemento armato e travi d’acciaio non consente più di considerarlo tale.
Un ascensore panoramico, messo in funzione nel 1964 e rinnovato nel 1999, conduce al tempietto sotto la guglia, da dove si gode un bellissimo panorama a 360 gradi della città e delle montagne circostanti. La corsa, nella cabina di cristallo trasparente, avviene in 59 secondi in un’unica campata a cielo aperto, senza piani intermedi dalla quota di partenza, posta a 10 metri
di altezza, fino agli 85 dell’arrivo.
La Mole è dal 2000 sede del museo Nazionale del Cinema.

ORIZZONTE-n°8-2016_2p-11Cenni architettonici
La forma del monumento è particolare e unica, frutto di un’azzardata e singolare tecnica architettonica eclettica ottocentesca, tipica dello stile artistico misto e rivoluzionario, caratteristico della fantasia di Alessandro Antonelli.
La massiccia parte inferiore, costruita esclusivamente in muratura, è a base quadrata, di dimensioni maggiori rispetto ai moduli sovrapposti. L’ingresso della struttura è un pronao esastilo, con colonne in stile architettonico neoclassico, mentre l’austerità dei prospetti del basamento è scandita da pilastri alternati a semicolonne e stemperata da ampie superfici vetrate nel registro superiore. La copertura è a falde ripetute su tutti i lati, che si raccordano al modulo centrale suddiviso in due registri; in quello sottostante vi è il
loggiato, che presenta venti colonne per ciascun lato, mentre quello superiore è caratterizzato da vetrate semicircolari. Entrambi i registri riportano vistose cornici marcapiano.
La grande cupola è caratterizzata dalla volta allungata con pareti convesse in muratura autoportante, formata da una sorta di guscio, costituito da pareti perimetrali inconsuetamente sottili (appena dodici cm di spessore), separate tra loro da un’intercapedine di due metri.
La cupola è sovrastata da una struttura denominata “tempietto”, che ripropone il tema sottostante del colonnato. Essa è posta a metà altezza, a quota 85,24 metri, ed è raggiungibile mediante un elevatore senza guide fisse, che risale dal centro dell’atrio sottostante, dando ai visitatori una panoramica interna della cupola a 360 gradi. Di forma quadrata, la struttura del tempietto è sorretta da due ordini di sei colonne per lato ed è disposta su due piani ma l’accesso ai turisti è consentito soltanto a quello sottostante.
Sopra la struttura mediana si staglia la lunga guglia, costituita da una cuspide assai sviluppata in altezza, che s’ispira all’architettura neogotica. Per tal motivo, fu giudicata un bizzarro tentativo di mediare tra forme neoclassiche e neogotiche, miste alle innovazioni tecnologiche del tempo. Antonelli sperimentò l’impiego del ferro, sfruttandolo in tutte le sue potenzialità strutturali, senza però tralasciare il linguaggio architettonico tradizionale. La guglia fu poi rinforzata con l’impiego dell’acciaio a seguito del rovinoso nubifragio del 1953. Il resto della guglia, oggi inaccessibile ai turisti, termina poi con tre terrazzini circolari a otto colonne, sovrastati da altri tre analoghi in metallo e altri sei piccoli circolari in cemento armato, fino alla stella a dodici punte posta in cima.

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