RITO CELTICO: SPUNTI E RIFLESSIONI


1 DSC_0877E’ esistito veramente un popolo celtico? Sicuramente no, se pensiamo a un popolo su un territorio ben definito, con una lingua comune, un ordinamento giuridico, un sovrano o comunque un capo riconosciuto.
Si trattò invece di una stratificazione di popoli diversi, forse, ma non è certo, di origine indoeuropea, che si fusero insieme con un lento processo durato più di mille anni, in un periodo che si può situare tra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo. Questi popoli giunsero a estendere il proprio dominio sulla quasi totalità dell’Europa, dall’odierna Ungheria fino alle coste occidentali, ma rimasero lontano dai riflettori della storia sino al IV secolo avanti Cristo quando, valicate le Alpi, si riversarono improvvisamente sui grandi stati mediterranei.
Essi non si davano il nome di Celti, né parlavano celtico, ma si reputavano Brettoni, Irlandesi, Inglesi o Gaelici e prima dell’invasione romana probabilmente si definivano come gente di questa o di quella tribù.
Tuttavia condividevano una cultura, dei riti, una mitologia, una filosofia naturale legata alla madre terra ed erano governati dai re e dai saggi, i druidi.
Tra le feste rituali più importanti c’è IMBOLC (la notte che precede l’alba del 1° Febbraio). Era la festa delle greggi, quando alle pecore monta il latte e il peggio dell’inverno sta passando. Corrisponde ai “Lupercales” romani, festa della fertilità e di purificazione dalle “impurità” dell’inverno. Con il cristianesimo la festa di Imbolc non scompare, ma viene assorbita dalla festa cristiana della Candelora.

Nell’anno magico esoterico Imbolc è la celebrazione del Rinnovamento Profondo, della Purificazione più sublime, della Rinascita materiale e spirituale.
Quindi il significato principe di Imbolc è quello di presiedere alla più importante purificazione che l’iniziato compie durante il proprio cammino spirituale. Esiste un’antichissima tradizione che associa il mese di Febbraio alla purificazione, il nome latino stesso del mese, februarius, deriva da februare e significa purificatorio, dedicato alla purificazione, e la festa di Imbolc, ovvero la Candelora, è la massima festa dedicata alla purificazione.
La purificazione profonda è un momento importantissimo: è come l’inizio di una nuova vita, una rinascita che tocca tutti i settori della vita e che libera la persona dal peso doloroso delle negatività che bloccano la strada per la felicità e per la propria realizzazione. I Celti compivano i loro riti all’aperto, in radure di boschi o presso le fonti; consideravano sacri la quercia, il faggio e soprattutto il vischio. I druidi, loro sacerdoti, non solo compivano i riti, ma erano considerati guaritori, astrologi, indovini. Durante i riti si compivano sacrifici di animali e talvolta anche sacrifici umani.
Il percorso seguito per la realizzazione del servizio fotografico parte, quindi, da alcuni elementi ben distintivi di quello che è il rituale celtico e che fanno parte della natura nel suo complesso: i boschi con le piante e i fiori, le pietre e l’acqua
Il rito che si è voluto ricreare ispirandosi alle feste celtiche è quello della fertilità (della terra e della persona) e della purificazione.
Passiamo ora ad analizzarne i vari elementi.

2ALBERI E BOSCHI
I boschi, e quindi, di conseguenza, gli alberi, sono sempre stati considerati sacri dai popoli celti.
Svolgere rituali tra gli alberi, utilizzando fiori era un modo per ingraziarsi gli dei. L’albero, axis mundi, asse del mondo, l’albero cosmico, il pilastro del cielo, sono epiteti pressoché universali che fanno riemergere profonde radici nell’immaginazione dell’uomo.
La forza simbolica dell’albero sta nella sua verticalità, nella sua facoltà di rigenerazione e nella sua appartenenza a tre livelli: quello sotterraneo con le radici, quello della superficie terrestre con il fusto, e quello dell’aria con la chioma.
Albero simbolo di forza da cui dipende l’esistenza del mondo: di fatti in ogni sito celtico esisteva un albero particolare che stava a simboleggiare l’ALBERO DEL MONDO.
I due lati dell’albero simboleggiavano energie diverse: la parte settentrionale rappresentava le attività coscienti (giorno, tribù, il Dio, i vivi) mentre la metà meridionale simboleggiava i processi inconsci (notte, inverno, Dea, terra, morti).

PIETRA
Le pietra, il sasso, gli erratici, i massi, le vette, sono qualche cosa di magico che incanta. La Pietra è l’essenza o la manifestazione del pianeta Terra, è il tangibile dell’intangibile.
Per gli antichi celti, il sasso è la manifestazione della divinità. La vetta delle montagne è la Sommità, il Grande Tempio da dove contemplare la creazione. Il luogo più vicino al misterioso cielo, dove scrutare le stelle, quel cielo che a volte manda acqua, fuoco, neve, grandine, pietre incandescenti, quel cielo dove viaggiano il Sole e la Luna. Per i celti, dalla pietra delle montagne nasceva l’acqua, la fertilità. Il menhir era la pietra lunga, il fallo che veniva eretto come simbolo di fecondazione tra il Sole e la Terra. La grotta all’interno della montagna, era come l’utero femminile, era il rifugio, era il sacro. Il cristianesimo pur fondando la sua chiesa sulla Pietra,ha cercato di cancellare la memoria dei sassi sacri, delle pietre della fertilità, ha abbattuto i menhir, ha chiuso le grotte mistiche, o le ha tramutate in Chiese o cappelle. Ma malgrado il lavoro secolare del cristianesimo per eliminare la memoria dei sassi e delle grotte, la pietra e le grotte non smettono di esercitare il loro immenso fascino ammaliante e mistico. La pietra è la materia, l’esistente, è la base sulla quale poggia la terra fertile, poggia l’acqua, è la sostanza di tutto il Pianeta
Le Pietre della fertilità sono spesso pietre lisce e venivano usate come scivoli per garantire la fertilità. Si trovano in genere vicino a massi coppellari, o vicino alle cappelle o chiesette dei villaggi più antichi. Le donne usavano strusciarsi o scivolare su queste pietre, o anche girarvi intorno.

9ACQUA
Per i Celti le sorgenti, gli stagni, le paludi e le confluenze di fiumi erano luoghi sacri, carichi di valenze spirituali, dove si deponevano gli ex voto o dove si facevano sacrifici, come ricorda Lucano, scrittore romano del I sec. a.C.
Per mezzo di rituali iniziatici l’acqua conferisce una nuova “nascita”, col rituale magico guarisce, con i rituali funebri garantisce la rinascita dopo la morte, e non dimentichiamo che l’immersione nell’acqua è il rito di purificazione per eccellenza.

UN PROGETTO FOTOGRAFICO SULLE TRACCE DEI CELTI

Creatività, fantasia e approfondita analisi storica sono alla base del progetto fotografico che ho voluto intitolare “Il Rito Celtico”.
Dopo aver “partorito” teoricamente l’idea di ricreare fotograficamente un rito celtico si è passati, obbligatoriamente, alla fase dello studio: ore passate a cercare su internet nozioni, informazioni e qualsiasi cosa che potesse rendere reale questo progetto.
Il rito che più si addiceva alla mia idea trovava ispirazione nelle feste celtiche che ponevano al proprio centro la fertilità (della terra e della persona) e la purificazione.
Una volta completato il progetto, composto da dieci scatti in sequenza, si è partiti alla ricerca del fotografo e della modella.
Stefano Pollastro, fotografo di Galliate, provincia di Novara, mi garantiva professionalità e disponibilità al dialogo. Sul set Stefano si è sempre dimostrato attento nel saper consigliare al fine di cogliere la giusta luce e le corrette prospettive e, nel realizzare il progetto è stato sempre attento, con la semplicità che lo contraddistingue, a non perdere di mira la perfetta realizzazione degli scatti che sono andati a comporre il progetto. In sintesi: bravo nello scattare, puntiglioso nel ricercare, preciso in tutte le fasi fotografiche.
5La scelta della modella è caduta su Erika Cardano, anche lei di Galliate, che entusiasticamente, convinta dal progetto, ha risposto alle caratteristiche ricercate per questo lavoro. Sul set Erika si è rivelata ciò che ci si aspettava: grande capacità di interagire con il sottoscritto, ideatore e art director del progetto, e con il fotografo. Il resto l’ha fatto la forte espressività e immedesimazione frutto della consapevolezza di essere lei la protagonista, parte attiva del progetto.
La location consigliata da Stefano, infine, conteneva tutti gli elementi fondamentali per la realizzazione del rito celtico: alberi, massi, sassi e acqua, e sulle sponde del Ticino, nella zona di Turbigo, abbiamo trovato tutto questo, in un’atmosfera adatta, dove questi elementi erano ben amalgamati tra loro.
Vi lascio, ora, al risultato, ottenuto tramite internet, delle mie ricerche, risultato che costituisce la base del progetto fotografico “Il Rito Celtico”, un qualcosa di non esaustivo ma sicuramente significativo.

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