Sommario n° 6 Giugno 2016


IN PRIMO PIANO

6 Bombe su Roma Storie di bunker e di rifugi.

Cultura

14 In viaggio con Camilla e Ferdinando nelle terre dei Gonzaga.

Notizie e Curiosità

28 Volontari per insegnare l’italiano agli immigrati.

50 AmiCOniglio ONLUS: un coniglio per amico.

32 Mostre all’Orizzonte.

Fashion & Models

62 Aspiranti Fotomodelle: L’importanza dell’alimentazione.

68 Jungleland la Giungla urbana di Ayala Bar.

Rubriche

45 Orizzonte Food Peperoni alla spagnola.

49 Le riflessioni di Fabrizio Capra Benessere al naturale.

56 Lo sapevate che La Rosa canina.

73 Oroscopo del mese.

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EDITORIALE

Che ne è della lingua italiana? Ah certo, lo so che la lingua si trasforma, e non intendo certo riferirmi alla lingua di Dante, e neanche a quella beceramente distorta che circola usualmente sui media attuali o, peggio, sui social. Mi soffermerò solo marginalmente sullo scempio che ogni giorno si perpetra sull’italiano, sui vari “che c’azzecca” o c’ho fame” che ormai ci aggrediscono un po’ dovunque (o, peggio, ”ciò fame”, che a Bari è addirittura l’insegna di un panificio). Oppure sulle varie espressioni “provare l’occhiale”, “stirare il pantalone” o “prendere la forbice” ormai pesantemente nell’uso comune, in spregio alla regola che vuole “occhiali”, “pantaloni” e “forbici” utilizzati solo al plurale in quanto nomi difettivi.
D’altra parte, se lo stesso Papa parla di “essere misericordiati” ci restano poche speranze.
Tuttavia l’aspetto peggiore del problema è nella sempre più invadente presenza dell’inglese nella nostra lingua. Traggo da un messasggio di posta elettronica: “Ti mando il link dell’e-commerce che ha i jeans che cerchi; è frendly anche da smartphone o tablet, e tratta una serie di marche low cost. C’è anche il settore promotions e ti fanno 10 euro di sconto se ti iscrivi alla newsletter.”
La lingua di un popolo è la principale espressione della sua identità, con tutte le sue evoluzioni nel tempo, le sue storpiature e distorsioni. Questo vale anche per la lingua italiana. L’esempio precedente dà la misura dell’invasione anglosassone nel linguaggio corrente, ma questa peggiora notevolmente quando si entra nell’ambito degli affari.
In un curricum vitae si legge: “Sono group leader in ambito industrial: coordino un team di project engineering nel data security del portale web, con responsabilità di problem solving nell’implementazione del software.” E’ una vera e propria colonizzazione, significa che la nostra stessa identità va lentamente ma inesorabilmente sfumando; e non ce ne stiamo neanche rendendo conto, anzi facciamo di tutto per agevolare questo assoggettamento, sbrodolandoci di terminologia english, rotolandoci nei linguaggi del business e dell’hi-tech e contribuendo alla distruzione della lingua patria e della nostra individualità di popolo.
Applausometro al top e standing ovation!
Franco Ardito

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