TFP E TFCD: UNO STRUMENTO INTERESSANTE SE USATO CON MODERAZIONE






linda camuso massimiliano di dio fabrizio capra RLavori in TF?”, “Fai servizi in TF?”, “Sei disponibile in TF?”, “Io lavoro solo in TF”…
TF è diventata ormai una sigla di uso comune nel rapporto tra fotomodella e fotografo, ed è inserita, da entrambe le parti, in qualsiasi tipo di richiesta.
Ma che cos’è il TF? In pratica si tratta di un rapporto di collaborazione a tutti gli effetti, in cui le due professionalità si compensano; pertanto non bisogna considerarlo un lavoro a titolo gratuito ma un vero e proprio scambio di professionalità.
Il TF si suddivide in due tipologie: TFP e TFCD. Il TFP – Time For Print – è l’uso secondo il quale una modella posa per un fotografo e in cambio riceve le stampe, di alta qualità e formato massimo A4, di alcune fotografie dello shooting, solitamente in un numero variabile tra i cinque e i dieci scatti che il fotografo ritiene pubblicabili, affinché la ragazza le possa utilizzare per il proprio portfolio.
Il TFCD – Time For CD – diffusosi con l’era della fotografia digitale, prevede che la modella, anziché le stampe, riceva un CD-ROM con l’insieme di tutti gli scatti. Questo sistema è particolarmente diffuso tra gli aspiranti fotografi e le aspiranti fotomodelle: se non si è conosciuti, o non si ha esperienza, chiedere un corrispettivo significa per la fotomodella non trovare lavoro e per un fotografo andare incontro a perdite nette difficilmente bilanciabili in tempi brevi.
TFP e TFCD sono, però, formule utilizzate anche da fotografi e fotomodelle affermati; i motivi possono essere diversi e vanno dalla ricerca di nuovi volti alla realizzazione di progetti particolari che possono portare un vantaggio ad entrambi.
In ogni caso, accordandosi per una delle due formule, né il fotografo né la fotomodella possono richiedere il pagamento di un compenso o di un rimborso.
Diciamo altresì che, mentre con il TFP i termini della collaborazione sono abbastanza ben definiti, nel TFCD troppo spesso il fotografo tende a evitare di fornire in CD tutte le foto, scegliendo direttamente quelle che sono le migliori.
Sostanzialmente il fotografo non ha tutti i torti: le “aspiranti fotomodelle” non appena ricevuto il CD pensano bene di sottoporre al mondo intero, in particolare attraverso i social network, centinaia di foto tutte uguali e non post prodotte, arrecando inconsapevolmente un danno sia all’immagine propria che a quella del fotografo.
Può invece accadere che sia il fotografo a non comportarsi correttamente, quando, nel consegnare solo alcune foto post prodotte, richiede il pagamento di un compenso per la consegna di tutte le foto o di un numero maggiore di foto post prodotte.
Diciamo che un numero “giusto” che varia dalle quindici alle trenta foto post prodotte, può essere un compromesso valido ma, in ogni caso, sarebbe utile sempre che fotografo e fotomodella concordassero le foto da post produrre, in modo da andare incontro ai gusti di entrambi.
In sostanza lo spirito giusto per instaurare un rapporto fotografico in TF consiste in un “do ut des” che comporti reciproca soddisfazione per ambedue le parti, e non deve essere inteso come un tentativo di sopraffazione da una parte, non importa quale, nei confronti dell’altra.
Dopo questa lunga introduzione “comportamentale” è il caso di chiederci: si tratta di uno strumento utile o no?
Diciamo che, se non se ne abusa, questo tipo di collaborazione, oggi sempre più il TFCD rispetto al TFP, può rivelarsi, sotto vari aspetti, uno strumento interessante, sia per la fotomodella sia per il fotografo.

katherine perez roberto veronesi fabrizio capra RPer la fotomodella vi è la possibilità di aggiornare il proprio portfolio aggiungendo scatti di fotografi differenti e rendendolo completo, sia per situazioni sia per generi fotografici.
Il fotografo, dal suo canto, ha la possibilità di sperimentare studi sulla luce, sulle pose, su nuovi generi o su nuove idee.
Questo sistema può essere realizzato, altresì, per testare la modella, al fine di valutare, prima di avviare lavori pagati (progetti, workshop, modelsharing e altro) se si tratta della persona adatta.
Il tutto però deve sempre essere basato sullo scambio di professionalità che deve essere dimostrato da entrambe le parti: non è concepibile, basandosi sul fatto che non c’è compenso, che il fotografo. la fotomodella o entrambi non si impegnino, perché alla fine si tratta di un lavoro come tutti gli altri, dove il TF è solo una modalità per regolare il rapporto tra le parti.
L’avvento del digitale ha portato ad una proliferazione di fotografi e fotomodelle amatoriali, che ha largamente esteso il significato del TF senza sapere chi alla fine ne trae effettivamente vantaggio; sicuramente ad esserne svantaggiate sono le persone che di questo lavoro ne fanno una professione.
Voglio sottolineare inoltre che un servizio in TF (salvo differenti accordi) non può essere considerato il book della modella.
Per rimanere un valido strumento il TF deve essere, da entrambe le parti, utilizzato con moderazione senza abusarne e senza inflazionarlo. Troppo spesso si richiedono solo dei TF, senza nessun concept alle spalle, senza un’idea di base e solo con l’obiettivo di scattare foto.
Il TF deve avere motivazioni solide e convincenti, altrimenti si tratta di un rapporto strettamente lavorativo, con pagamento di un corrispettivo a fronte di una prestazione.
Parliamo, infine, brevemente dell’aspetto finale: le foto!
Il fotografo è tenuto alla consegna delle foto o del cd realizzate in TF: per evitare ogni tipo di fraintendimento successivo è bene stabilire prima della realizzazione del servizio il numero di foto, il genere, lo stile.
IMG_2893Ridimensionata VanessaE’ pertanto sempre opportuna un’apposita liberatoria in cui siano indicate tutte le condizioni relative al servizio e che comprenda l’autorizzazione, con valenza per entrambe le parti, all’uso delle foto non a scopo commerciale (la liberatoria sarà tema di una prossima puntata della rubrica).
Come consuetudine concludiamo l’articolo con l’intervento della fotomodella genovese Stefania Merello (http://smerello72.123homepage.it/).
“Eccomi nuovamente coinvolta su un tema davvero molto sentito. Purtroppo ho rilevato davvero un abuso circa l’uso del TF, spesso utilizzato per sfruttare la modella gratis. Ci sono fotografi che pagano la sala di posa e gli accessori, mentre chi posa deve accontentarsi di ricevere in cambio alcuni scatti. Credo che in proposito vada fatta una premessa: per chi è agli inizi questo può essere un modo per imparare a posare e farsi un piccolo portfolio personale. Invece per la fotomodella di esperienza un TF deve avere requisiti diversi: intanto il fotografo deve aver realizzato scatti di un certo livello, poi deve proporre un progetto comune che possa portare vantaggi a entrambi. Insomma anch’io ne consiglio l’uso con moderazione, anche per un rispetto generale verso fotografi e modelle seri e professionisti. Con l’abuso di questo metodo si sta danneggiando proprio chi vive con questo lavoro duro e competitivo. Per cui farne uso si, ma con buon senso, perché davvero non diventi tutto un baratto discutibile…”
Un’ultima battuta la riserviamo al fotografo Paolo Tallarigo, noto per la sua collaborazione con testate come Playman e Playboy oltre che diverse per riviste estere: “Sinceramente non ho mai amato tutte queste sigle, tuttavia trovo che il TF sia quella più adatta alle mie esigenze. Penso che sia un modo per scoprire nuovi volti e che risulti molto utile per le modelle, anche se oggi, purtroppo, molti improvvisano e, devo dire, con una qualità piuttosto scarsa, sia da parte dei fotografi sia da parte delle modelle”.

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