I TRE BRIGANTI DI TORRE NAVARINO


1471140_710112922355627_1668332179_nIn contrada Gadaleta, a metà strada tra Molfetta e Terlizzi nella ridente terra di Puglia, dimenticato in un uliveto secolare si erge maestoso il complesso di Navarino.
Edificato in tempi diversi dalla famiglia Gadaleta, presenta tre strutture differenti. La prima, l’edificio principale, è una dimora settecentesca a 2 livelli alta 10 metri, che presenta quattro vani con un accesso ai sotterranei, e una scala che conduce al piano superiore. Qui ci sono altri due vani che si affacciano su altrettante terrazze, dalle quali è possibile ammirare tutto il paesaggio circostante e soprattutto le altre due strutture del complesso: il vecchio palmeto a tre archi e, poco distanti, le due torri, anch’esse alte dieci metri, unite tra loro da una strana colombaia. Torre Navarino oggi è ben lontana dalla dimora di un tempo, ridotta com’è a un rudere, immerso nel silenzio degli ulivi; ma un tempo questo silenzio fu interrotto da una triplice condanna a morte.
Nel 1749 tre viandanti, sorpresi da una notte di tempesta, bussarono alle porte di Navarino chiedendo ospitalità. L’abate Gadaleta rifocillò i tre (che in realtà erano briganti) i quali, per tutto ringraziamento, lo aggredirono e derubarono.
Avendoli riconosciuti, l’abate li denunciò al re Carlo III di Borbone, segnalando l’accaduto, e il re per giustizia e monito, stabilì che i tre malviventi fossero impiccati sul posto. Una lapide infissa sul portale, in latino, ricorda l’episodio: IL 4 LUGLIO 1749 RE CARLO III DI BORBONE FECE IN LOCO ALBERINI, IMPICCARE TRE LADRONI: M. ARCERI, A. CARIATI, C. PITURRO, A TRE ALBERI DI ULIVO.
Da quel tragico giorno la gente del posto ha iniziato a raccontare di strani fenomeni che a volte si verificano a Navarino, e si dice che qualcuno abbia addirittura visto i tre briganti aggirarsi per la struttura in cerca di pace.
1535429_710113019022284_1141786392_nQuesto scenario suggestivo ha attirato la Paranormal Society Investigation che ha voluto indagare da vicino per cercare di verificare le leggende che caratterizzano questo luogo. Il team dei ghost hunters baresi ha perciò passato tutta la notte nel complesso di Navarino cercando traccia di attività paranormali, controllando eventuali anomalie di campi elettromagnetici, monitorando la zona con videocamere a infrarossi e sensori di movimento,
L’indagine non ha fornito risultati, anche se per tutto il tempo i ricercatori sono stati pervasi da uno strano senso di oppressione e da una sensazione di costante disagio.
Ma come spesso accade nelle indagini paranormali, solo in un secondo momento, con l’analisi dei dati e delle registrazioni audio, l’attenzione dei membri della P.S.I. è stata colpita da tre anomalie audio. Il fatto è strano in quanto, pur non essendo presente nessun altro all’indagine, a parte gli investigatori, tre voci sono rimaste impresse sui registratori audio. E.V.P.; si tratta di fenomeni di voce elettronica che sembrerebbero dare un senso a quelle sensazioni di disagio provate dai componenti del team.
La prima voce, molto leggera, che sembra provenire da un luogo lontano e inaccessibile, o forse solo remoto, perduto nelle pieghe del tempo, dice “io sono allo…” ma la fine della frase risulta incomprensibile. La seconda quasi in risposta, ma su una frequenza completamente differente dice “non dissi mai…“, ma la manifestazione audio più inquietante è la terza, che alla domanda “con chi ce l’hai?” risponde con una voce rauca e profonda proveniente dalle più remote e inquietanti oscurità “con tutti”.
Quindi i dati confermano a Torre Navarino la possibilità di attività paranormale, anche se debolmente percettibile. Certamente la pena toccata ai tre briganti è stato un monito per tutti coloro che infrangono le leggi sacre dell’ospitalità, ma forse la condanna peggiore è stata quella di vagare senza riposo per le stanze di Navarino per l’eternità.

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