In viaggio con Camilla e Ferdinando nelle terre dei Gonzaga


Casale_Monferrato-duomo-altare_maggiore-fotoDavide Papalini (Copy)Che cosa unisce Bruno (paesino dell’astigiano al confine con la provincia di Alessandria), Casale Monferrato (in provincia di Alessandria), Mantova e Ferrara?
Naturalmente Camilla e Ferdinando.
E posso immaginare i volti dei lettori e la loro espressione interrogativa: ma chi sono Camilla e Ferdinando?
Per scoprirlo è necessario un salto nel passato, fino al Seicento, epoca in cui si svolgono le vicende della contessa Camilla Faà di Bruno e del duca Ferdinando Gonzaga, che hanno come scenario proprio le città appena nominate.
Sono Cinzia Montagna e Roberto Maestri a raccontarci vicende e luoghi in un sintetico ma interessantissimo “In viaggio con Camilla e Ferdinando”, un opuscoletto di dodici intensissime pagine edito dal Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato” (è possibile richiederlo scrivendo a info@marchesimonferrato.com).
Questo interessante opuscolo è un chiaro esempio di turismo culturale, dove la storia s’intreccia con i luoghi e i monumenti, dove il racconto storico si sposa con la narrazione del territorio, proprio come spiega Roberto Maestri, presidente del Circolo Culturale, nella sua prefazione: “Ci è sembrato il modo corretto di far rivivere la storia e di divulgarla, unendo in un racconto il documento e il monumento, il primo da leggere, l’altro da vedere”.
La storia di Camilla e Ferdinando, raccontata da Cinzia Montagna in tre libri (“Nec ferro nec signe – Nel segno di Camilla”, “È tornato il cane nero – Gli enigmi di Camilla Faà” e “Caterina, l’altra donna”), la riassumiamo sinteticamente, giusto per non togliere al lettore la voglia di scoprirla attraverso la lettura dell’opuscolo.
Nel febbraio 1616 Ferdinando Gonzaga, duca di Mantova e del Monferrato, sposa, in quello che si prospetta come un matrimonio simulato (gli storici dibattono ancora se fosse valido o meno), la contessina Camilla Faà di Bruno in seguito a un innamoramento folgorante ma contrastato. Dalla relazione nasce un figlio, Giacinto Teodoro, ma a distanza di un anno dal “finto matrimonio” Ferdinando sposa Caterina de’ Medici, per cui Camilla e suo figlio diventano presenze ingombranti.
La vicenda si conclude con Camilla costretta a farsi suora di clausura nel convento del Corpus Domini a Ferrara, dove muore nel 1662 e dove è sepolta accanto alla tomba di Lucrezia Borgia.
Giacinto è invece accolto a corte ma non viene riconosciuto come successore del padre essendo nato da un matrimonio non regolare. Muore nel 1630, ufficialmente di peste ma, a detta di molti, avvelenato.
Questa in breve la storia. Andiamo ora a scoprire cosa c’è da vedere nei luoghi interessati da questa vicenda.

Bruno (AT)
È un paese dell’alto Monferrato, in provincia di Asti, il cui abitato si estende, su di un’altura, sul lato destro del torrente Belbo.

Il Castello
È proprietà privata della Famiglia Faà da più di quattrocento anni e s’inquadra nella struttura “ibrida” tipica dei castelli del Monferrato: più che edificio fortificato, è una residenza signorile di stampo nobiliare, forse sorta sui resti di una precedente area fortificata.
La struttura architettonica del Castello è una commistione di elementi tipici del palazzo signorile-nobiliare e caratteristiche castellari, in quanto non solo risponde ad esigenze difensive ma si pone anche come simbolo dello stato sociale del suo proprietario.
Sulla facciata occidentale si apre l’elegante ingresso, preceduto da una scala a due bracci con affaccio su un giardino d’inverno; il primo piano, realizzato con mattoni a vista, mostra decorazioni a denti di sega nella parte sottostante il tetto e due torrette pensili laterali.
Di notevole interesse la facciata meridionale, soprattutto nella evoluzione delle finestre, che passano da aperture severe, caratteristiche da fortificazione, a quelle costruite successivamente, più ampie e maggiormente adatte ad un uso abitativo.
All’interno le sale sono affrescate con pitture e stucchi di pregio; fra tutte, di particolare interesse è la “Sala delle Feste”, finemente affrescata con colori vivaci e toni intensi, che celebrano il trionfo del profano e del pagano di natura mitologica. Il tema centrale è l’Olimpo greco, in cui gli Dei si trovano a convito narrandosi le reciproche avventure, come in un racconto che si dipana attraverso le varie raffigurazioni.
Questa sala ha subito, alla fine dell’ottocento, una sorta di censura da parte del Beato Francesco Faà, il quale prescrisse per testamento che l’erede avrebbe dovuto intervenire sulle nudità più indecenti, cambiando anche l’affresco di Venere e Marte presso la porta.
Di notevole interesse sono anche il “Primo Salotto” e la “Sala del Paradiso”, anch’esse finemente affrescate con temi di natura biblico-religiosa.
Non accessibile al pubblico è l’Archivio Segreto, in cui sarebbero custodite numerose edizioni rare dei XV, XVI e XVII secolo e una collezione di preziose pergamene.

Chiesa della Madonna della Misericordia
Ha origini che risalgono al 1600, quando fu edificata a protezione del paese dalla peste. La salita alla chiesa è stata costruita e lastricata nel 1826. Appartenne alla Mensa Vescovile di Acqui per passare poi a quella di Alba che la diede in gestione alla Confraternita dei Rosarianti. Attualmente è la protettrice degli Alpini brunesi e del Soccorso Alpino.

Chiesa di Nostra Signora dell’Annunziata
La chiesa fu restaurata nel 1764.; ad essa appartiene il quadro di S. Bartolomeo, acquistato nel 1726, che si può ammirare nella Cappella di San Bartolomeo in parrocchia. Documenti e la presenza di numerose ossa nelle vicinanze sono sicura testimonianza dell’esistenza anche di un cimitero.
Info per visite: www.marchesimonferrato.com

Casale Monferrato (Al)
Casale Monferrato è un centro ricco di storia e di monumenti. Già municipio romano, fu la capitale dei Paleologi, passando poi sotto il dominio dei Gonzaga.

Duomo di Sant’Evasio
Si tratta del più antico monumento della città. È in stile romanico lombardo-piemontese e la fondazione risale all’VIII secolo d.C. a opera del re longobardo Liutprando.
La facciata a capanna è asimmetrica e incorniciata da due campanili laterali. Ai lati del portone d’ingresso principale vi sono due colonne su cui sono collocate le copie ottocentesche di due statue raffiguranti rispettivamente il re Liutprando e la regina Teodolinda.
L’interno è composto da un nartece rettangolare, un tiburio, cinque navate suddivise da grandi pilastri e, proseguendo la navata centrale, dalla zona composta dal presbiterio (che presenta nella volta e nel catino absidale i dipinti murali eseguiti da Costantino Sereno nel 1860-61 in stile neobizantino), dal coro e dall’abside.
L’altare maggiore, in marmo policromo, e il coro risalgono alla prima metà del XVIII secolo. Il crocefisso appeso all’arco, sottratto nel 1403 dalla Cattedrale di Alessandria dal condottiero Facino Cane, è in legno rivestito con pietre e cristalli mentre il Cristo è rivestito di lamine d’argento e rame. Ai muri perimetrali sono addossati gli altari laterali, che hanno subito, nel tempo, numerose modifiche. Incernierate nella torre campanaria, infine, vi sono la sacrestia e la cappella di sant’Evasio, che conserva le reliquie del Santo.

Caterina-Lovri (Copy)Chiesa di San Domenico
Fondata nel 1472 dal marchese del Monferrato Guglielmo VIII Paleologo, fu ultimata nel 1506 dal fratello, Bonifacio III e consacrata nel 1513.
Il marmoreo portale è in stile rinascimentale, opera di maestranze lombarde. L’interno è diviso in tre navate con pilastri che reggono le volte a crociera.
La quarta navata, che rendeva la chiesa asimmetrica, venne murata dai Domenicani nel 1675 e trasformata in un inutile corridoio; nel XVIII secolo la cappella marchionale fu trasformata in stile barocco.
Da ammirare i due magnifici chiostri e, inoltre, il monumento funebre di Benvenuto Sangiorgio (all’entrata sul lato destro), l’altare dedicato alla Madonna delle Grazie e il dipinto quattrocentesco di scuola fiamminga giunto a Casale al seguito della principessa francese Anna d’Alençon. A sinistra dell’altare maggiore, si trova la tela dell’Incoronazione della Vergine di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. Sul lato sinistro della chiesa, verso l’altare maggiore, si può ammirare la tela de La battaglia di Lepanto di G. Crosio. Sul portale è collocata una lunetta del ‘500 raffigurante una Madonna con Bambino. Notevole, infine, l’organo collocato sul portale d’ingresso.

Chiesa di San Paolo
Iniziata nel 1568 su disegno dell’architetto milanese Lorenzo Binago, è caratterizzata da una pianta a croce greca.
Sono presenti numerose opere del Sei-Settecento, tra cui la Decollazione di San Paolo e Assunta, San Matteo e l’Angelo, di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, e la Vocazione di San Matteo, opera di Francesco Van Casteel. Sempre all’interno della chiesa, sul lato destro, vi è una ricca cappella costruita sul modella della Casa di Loreto e aperta nel 1645.

Chiesa di Santa Caterina
Costruita all’inizio del Settecento su progetto di Giovanni Battista Scapitta è considerata uno dei capolavori barocchi della città e mantiene inalterata la sua struttura originaria.
Consacrata nel 1726, fu la chiesa della monache domenicane. La facciata, con un leggero andamento curvilineo formato da lesene e colonne poste in avanti in prossimità del portale, è scandita in piani da cornici aggettanti e culmina con un frontone modanato. Una decorazione in stucco con foglie d’acanto modella i due piani, dietro la quale si eleva il tamburo su cui posa la cupola sormontata da un lanternino.
L’interno è interamente affrescato. Sino al cornicione ha operato Giovanni Carlo Aliberti con raffigurazioni di Santi e Allegorie delle Virtù, mentre il tamburo e la cupola sono stati dipinti dai pittori Benaschi e Vittore. La statua della Vergine Assunta, collocata sull’altare maggiore, fu eseguita nel 1780 dallo scultore Giovan Battista Bernero.

Chiesa di San Michele
È a pianta ottagonale sormontata da una cupola affrescata dal pittore pavese Giovanni Antonio Cassano. I dipinti che ornano la chiesa sono stati attribuiti al Moncalvo mentre la tela Il sogno di San Giuseppe è opera di Guglielmo Crosio.

Sinagoga
Fu edificata nel 1595. L’esterno è molto sobrio, mimetizzato con l’ambiente circostante, mentre l’interno è caratterizzato dalla massiccia presenza di stucchi d’oro. Nel matroneo è stata allestita la mostra permanente dei documenti e delle opere artistiche della comunità; la biblioteca e l’archivio storico sono collocati al secondo piano.
Di particolare pregio le Tavole della Legge in legno dorato risalenti al secolo XVIII, numerosi Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) sbalzati, cesellati o in filigrana d’argento. Ricca la collezione che comprende tessuti cerimoniali del Sei-Settecento, pergamene e documenti storici, libri di preghiera e arredi sacri.
Da vedere due bassorilievi rappresentanti le città di Gerusalemme e di Hebron, Aron Hakodesh, grande armadio che custodisce i rotoli della Legge, del 1787 e la Cantoria in legno scolpito dorato.

S.Domenico-corretto (Copy)Palazzo di Anna d’Alençon
Risalente al tardo Quattrocento è un’antica costruzione caratterizzata da un tipico cortile rinascimentale, circondato da colonne circolari di laterizio con capitelli cubiformi, un porticato con archi a sesto acuto e a tutto sesto, tipicamente rinascimentali e decorazioni a stemmi e tavolette dipinte, rappresentanti personaggi della famiglia paleologa e della stessa Anna d’Alençon. Al suo interno, nelle ampie sale, spiccano soffitti a cassettoni. Abitato in origine dalla marchesa Anna d’Alençon, dal XVII secolo appartiene alla famiglia Fassi di Balzola.

Palazzo Gozzani di Treville
Edificato tra il 1710 e il 1714 in stile barocco piemontese, è una costruzione dal notevole impatto visivo, con la sua imponente facciata curvilinea, e rappresenta l’opera più nota di Giovanni Battista Scapitta. Di particolare interesse sono l’atrio e il cortile, ricchi di luce e colore. La facciata, invece, datata 1780, segue lo stile neoclassico.

Palazzo Sannazzaro
Di origine tardo-medievale, fu profondamente rimaneggiato durante il Settecento, quando assunse l’attuale aspetto barocco. I segni della struttura originaria (le monofore) sono ancora visibili sulla facciata e sul fianco destro del palazzo. L’autore del palazzo è ignoto, mentre se ne conosce il committente: Giovanni Battista Sannazzaro. Dall’esterno, decorato in maniera sobria ed elegante, attraverso il portone d’ingresso si accede al cortile, di grande effetto scenografico.

Palazzo San Giorgio
Costruito nel 1778 sui resti di un palazzo precedente, stilisticamente è un’opera di transizione tra il Rococò e il Neoclassico.
La facciata è ripartita in tre ordini con finestre contornate da stucchi. Il portale, formato da colonne binate, è sormontato da un balcone con balaustra in pietra, ornata da quattro putti in marmo che rappresentano le quattro stagioni.
Le stanze interne sono notevolmente decorate con affreschi e stucchi, e anche gran parte dell’arredamento è dell’epoca. Nel cortile è possibile osservare parte dell’edificio preesistente, con sala affrescata dal Guala. Il palazzo è sede dell’amministrazione comunale.

Palazzo Magnocavalli
Attribuito per affinità stilistiche a Benedetto Alfieri, si caratterizza per l’elegante atrio e per lo scalone che si avvita intorno a due colonne che crea un certo effetto monumentale, nonostante sia stato ricavato in uno spazio ristretto.

Palazzo Langosco
Il palazzo, attuale sede della biblioteca civica, si amalgama con le diverse costruzioni costituenti il grande complesso di Santa Croce, ex convento degli Agostiniani. La parte più pregevole (scalone d’onore a due rampe e salone d’ingresso) fu costruita nel 1776 su disegno di Giovanni Battista Borra, con il contributo artistico del pittore veronese Francesco Lorenzi. Nel palazzo, al tempo dei Gonzaga, aveva sede il Senato Casalese e come Salone del Senato è tuttora indicata la grande sala d’ingresso, restaurata negli anni sessanta.

Casa Tornielli
Costruita nella seconda metà del Quattrocento (come dimostrano gli elementi stilistici), fu restaurato nel 1907 dalla famiglia Tornielli assumendo la forma attuale. Rimane comunque la più importante architettura gotica cittadina: la facciata è contraddistinta da quattro monofore ogivali. Superato il portone del XVI secolo (attribuito a Michele Sammicheli), si accede ad un porticato con basse colonne tipiche rinascimentali che conduce al cortile.

Teatro Municipale
Inaugurato nel 1791 fu considerato il miglior teatro del Regno di Sardegna dopo quello di Torino. L’edificio dispone di un prezioso interno con quattro ordini di palchi e loggione decorati con stucchi, dorature e velluti. Il palco reale è caratterizzato dalla presenza di vittorie e cariatidi, queste ultime opera di Abbondio Sangiorgio.

Torre civica
A pianta quadrata, in mattoni, domina con i suoi 60 metri di altezza tutta la città ed è uno dei suoi simboli. Venne elevata probabilmente nell 1100 insieme alla chiesa di Santo Stefano e ad altre due torri (Moneta, verso est, e Luxenta, verso sud) a scopo difensivo. Nel XVI secolo fu ristrutturata e fu costruita la parte al di sopra dell’orologio, in stile rinascimentale (tranne la cupola, aggiunta in epoca sabauda).
In cima vi è una banderuola raffigurante lo stemma della famiglia Gonzaga: croce attorniata da quattro aquile. Sulla torre due affreschi raffigurano lo stemma di Casale Monferrato.

Castello dei Paleologi
Il castello dei Paleologi fu eretto nel 1352 da Giovanni II Paleologo, per rafforzare le fortificazioni già esistenti; nel Quattrocento fu ampliato e trasformato da Guglielmo VIII Paleologo e Bonifacio V. Tuttora il castello è in parte visitabile ed è diventato un contenitore culturale della città.
L’edificio ha pianta esagonale asimmetrica, con torrioni angolari e circondato da un fossato. Sul portone principale, come simbolo del potere signorile, è presente un bassorilievo marmoreo raffigurante le insegne gentilizie dei signori del Monferrato: Aleramo, Paleologi e Gonzaga. Degni di nota sono i cammini di ronda e gli spettacolari sotterranei dell´ala occidentale ricostruiti nel Settecento, entrambi visitabili.
(www.comune.casale-monferrato.al.it/ andare alla sezione “turismo” per ulteriori informazioni).

Mantovapalazzo_Ducale4 (Copy)
Di Mantova e dei suoi monumenti ne abbiamo parlato ampiamente nel numero di gennaio 2015.
Ricordiamo i principali monumenti da visitare in questa città, Capitale della Cultura 2016, riprendendo l’articolo già pubblicato.

Palazzo Ducale e Castello di San Giorgio
Forse è più giusto parlare di città-palazzo, in quanto il complesso architettonico è costituito da numerosi edifici collegati tra loro da corridoi e gallerie, ed arricchito da cortili interni, alcuni pensili, e vasti giardini. La reggia dei Gonzaga, per estensione dei tetti, è la seconda in Europa superata unicamente dal Vaticano.
Non appare improprio definire la reggia gonzaghesca come “i Palazzi Ducali”, stante l’abitudine di quasi ogni Duca di edificare una propria dimora che si andava aggregando a quanto precedentemente costruito. Già prima dell’avvento al potere dei Gonzaga erano stati edificati i primi nuclei del Palazzo, ma la storia del complesso si identifica soprattutto con quella della famiglia che governò la città fino al 1707.
Celeberrima è la cosiddetta Camera degli Sposi nel Castello di San Giorgio (oggi chiuso per consentire i restauri post terremoto del 2012), parte della “città-palazzo” affrescata da Andrea Mantegna e dedicata a Ludovico III Gonzaga e a sua moglie Barbara di Brandeburgo.
Il Castello di San Giorgio è il maniero a difesa della città-fortezza di Mantova, edificato dal 1395 al 1406 da Bartolino da Novara su committenza di Francesco I Gonzaga. Diventata Mantova austriaca, le ristrutturazioni sono proseguite fino alla seconda metà del XVIII secolo per opera dei governatori inviati dall’Imperatore.

Basilica Palatina di Santa Barbara
Chiesa della corte dei Gonzaga voluta dal duca Guglielmo, che incaricò del progetto l’architetto mantovano Giovan Battista Bertani. L’edificazione della chiesa, parte integrante del Palazzo Ducale, fu conclusa nel 1572.

Cattedrale di San Pietro
In stile romanico con aggiunte gotiche, costruita tra il 1395 e il 1401 e ristrutturata da Giulio Romano, nel 1545 che ne modificò le forme ispirandosi alle basiliche paleocristiane.
L’attuale facciata risale al 1761. Sul fianco destro sono ancora visibili inserti gotici con rosoni, cuspidi e pinnacoli. All’interno si può ammirare il soffitto a cassettoni che sovrasta le tre navate: la principale è ornata di statue di sibille e profeti risalenti al Cinquecento. Interessante il battistero originario della precedente chiesa.

Casa del Rigoletto
Verso la fine di Piazza Sordello si trova questa casa dove la tradizione vuole che abitasse il buffone di corte dei Gonzaga, protagonista della celebre opera verdiana.
La struttura è quattrocentesca ed era adibita ad abitazione dei canonici del duomo. Nel piccolo cortile interno c’è la scultura del Rigoletto, opera di Aldo Falchi. Ospita la sede dello IAT.

Palazzo del Podestà o Palazzo del Broletto
Costruito nel 1227. Sulla facciata è visibile una statua duecentesca raffigurante Virgilio in cattedra (la vècia in dialetto), con la berretta dottorale e le braccia poggiate al leggio che reca incisa l’iscrizione “Virgilius Mantuanus poetarum clarissimus”. Il palazzo ha subito diversi rifacimenti e modifiche architettoniche. Del quattrocento è la merlatura cieca posta a coronamento dell’edificio.

Rotonda di San Lorenzo
E’ la chiesa più antica della città, costruita sotto la dominazione dei Canossa. A pianta centrale rotonda, conserva un matroneo e tracce di affreschi di scuola bizantina (vedi articolo numero di dicembre 2014).

Palazzo della Ragione
Edificato in epoca comunale, quando era podestà Guido da Correggio (1242), aveva funzioni pubbliche e in particolare lo scopo di consentire le assemblee e le adunanze cittadine. Al piano terreno il palazzo ospitava, come ora, numerose botteghe, mentre nell’ampio salone al piano superiore si amministrava la giustizia.
Sulle pareti di questo ambiente sono visibili i resti di affreschi medievali della fine del XII e del XIII secolo recentemente restaurati. A questo salone si accede tramite una ripida scala posta sotto la Torre dell’Orologio, innalzata nel Quattrocento, epoca alla quale risalgono anche i portici che si affacciano su Piazza Erbe. Il Palazzo è ora adibito a sede espositiva e ospita mostre d’arte organizzate dal Comune di Mantova. In orario di apertura, allo scoccare di ogni ora è possibile vedere il movimento degli ingranaggi dell’Orologio della omonima torre.

Basilica di Sant’Andrea
Progettata da Leon Battista Alberti è stata edificata a partire dal 1472 e conclusa dopo ben 328 anni, con la costruzione della cupola su disegni di Filippo Juvarra.
Nella prima cappella di sinistra è conservato il monumento funebre di Andrea Mantegna, sovrastato dall’effige in bronzo del pittore della corte dei Gonzaga. Nella cripta è custodita all’interno dei Sacri Vasi la reliquia del Sangue di Cristo, portato a Mantova dal centurione romano Longino.

Palazzo Te
Opera di Giulio Romano, che nel 1525 lo ideò su commissione del marchese Federico II Gonzaga, il quale intendeva farne il luogo dei suoi svaghi. Il Palazzo sorgeva al centro di un’isola ricca di boschi e circondata dalle acque di un lago, ora prosciugato. Misterioso, ricco di simboli e di miti che risaltano nelle sale stupendamente affrescate anche dallo stesso Giulio Romano, come la celeberrima Sala dei giganti e quella di Amore e Psiche e, non ultima, la Sala dei cavalli, che celebra le scuderie gonzaghesche all’epoca famose in tutta Europa.

Palazzo di San Sebastiano
Costruito tra il 1506 e il 1508 per volere del marchese Francesco II, dal 2005 è adibito a Museo della Città. Nelle sale, che conservano ancora tracce di affreschi del glorioso passato, come la Camera del Crogiuolo, la Camera delle Frecce, la Camera del Sole, e nella Loggia dei Marmi, sono esposti dipinti, statue, busti, fregi e altri reperti architettonici

Casa del Mantegna
Era la dimora del celebre pittore e consiste di un edificio quadrato di mattoni rossi, con al centro un cortile cilindrico spalancato su un tondo di cielo, riproposto nella celeberrima Camera degli Sposi in Palazzo Ducale. (www.comune.mantova.gov.it/index.php/turismo).

Ferrara
La città estense offre molti monumenti da visitare: ne proponiamo alcuni.

Duomo
Dedicato a San Giorgio, la sua costruzione è iniziata nel XII secolo sulle macerie delle mura altomedievali e rappresenta uno degli edifici storici più importanti di Ferrara,
La facciata è in stile romanico e presenta logge, arcate, statue, rosoni e bassorilievi. L’interno risulta differente rispetto al corpo esterno; è articolato attraverso tre navate decorate in stile barocco. Nella cappelle laterali si possono ammirare dipinti del Guercino, Garofalo e Francesco Francia. L’abside è opera dell’architetto Biagio Rossetti e nel catino absidale troviamo l’affresco del “Giudizio Universale”.
Il campanile in marmo rosa e bianco è stato attribuito a Leon Battista Alberti. Vi è sepolto papa Urbano III

Museo della Cattedrale
Nella trecentesca ex chiesa di San Romano, a pochi passi dalla Cattedrale, sono esposte opere provenienti dallo stesso duomo, che spaziano dall’alto medioevo all’ottocento. Il museo conserva ancora l’antico chiostro intorno al quale sono state sistemate alcune sale espositive.

Monastero del Corpus Domini
Fondato nel 1406 conserva, nella sala del Coro, le tombe di alcuni estensi: Ercole II, Eleonora d’Aragona, Alfonso I e la sua seconda moglie, la celebre Lucrezia Borgia, Alfonso II, ultimo duca. Inoltre Eleonora, figlia di Alfonso I, e Lucrezia, figlia di Ercole II. Vi si conserva anche il corpo incorrotto di Santa Caterina de’ Vigri.
La facciata in cotto conserva gli elementi decorativi originali, come il portale gotico sormontato da un piccolo rosone.
La chiesa pubblica, decorata in epoca tardo barocca, propone sull’altare maggiore la pala con la Comunione degli apostoli di Giambettino Cignaroli (1768) e sul soffitto della navata l’affresco della Gloria di Santa Caterina Vigri di Giuseppe Ghedini (1770-1773).

Castello Estense
È il monumento più rappresentativo di Ferrara. Fu concepito alla fine del trecento come fortezza militare, ad opera dell’architetto Bartolino da Novara, A quel periodo risalgono la massiccia imponenza, il fossato, i ponti levatoi, le torri austere. Un passaggio coperto, ancora esistente, univa l’edificio militare al palazzo dei marchesi, oggi Palazzo Municipale.
Con il passare dei secoli il castello divenne reggia signorile: fu abbellito e slanciato per divenire la magnifica residenza della corte, arricchito con le altane sopra le torri, i balconi di marmo, il cortile d’onore di linee cinquecentesche e i fastosi appartamenti affrescati, ancor oggi visitabili all’interno del percorso museale.
Le imponenti torri, poste ai quattro angoli del Castello svettano ancora oggi sulla città, simbolo indelebile della grandezza e magnificenza della Famiglia D’Este: a sud-est la Torre Marchesana e a sud-ovest la Torre di San Paolo, a nord-ovest la Torre di Santa Caterina, a nord-est la splendida Torre dei Leoni, punto panoramico da cui ammirare la città.

Palazzo Municipale
Fu la prima dimora degli Estensi. La costruzione ha forma rettangolare, edificata su quattro lati. La parte di facciata che si trova di fronte al Duomo è un rifacimento in stile medievale degli anni 1925-28. In quell’occasione si costruì anche la Torre della Vittoria, sotto la quale si trova la scultura La Vittoria del Piave (1918) di Arrigo Minerbi. Originale è il Volto del Cavallo, il grande arco che porta alla Piazzetta Municipale: è fiancheggiato dai due monumenti di Nicolò III d’Este a cavallo e del Duca Borso in faldistorio. Sono originali anche la colonna e l’arco che li sorreggono, attribuiti a Leon Battista Alberti, mentre le statue sono copie che hanno sostituito gli originali, distrutti durante l’occupazione napoleonica.
Il lato destro presenta ancora le finestre marmoree dell’appartamento estense. Entrando nella Piazzetta, si vede di fronte un loggiato rinascimentale. Il cortile interno, una volta adibito a cortile ducale, vede campeggiare lo Scalone d’onore, imponente scalinata con cupola cinquecentesca. Da vedere anche il Camerino delle Duchesse, un piccolo ambiente concepito, forse, per Eleonora e Lucrezia d’Este, splendidamente decorato nella seconda metà del ‘500, e la Sala dell’Arengo, affrescata tra il 1934 e il 1938 da Achille Funi.

Tizian_063 (Copy)Palazzo dei Diamanti
Importante struttura architettonica che ospita mostre e la Pinacoteca Nazionale. La particolarità del palazzo, da cui deriva il nome, è la sua composizione esterna: 8.500 blocchi di marmo bianco e rosa a forma di punta di diamante ne coprono le due facciate. L’architetto Biagio Rossetti ne fece un capolavoro urbanistico, soprattutto ponendo la decorazione principale sull’angolo: un artificio destinato a sottolineare l’importanza dell’incrocio e a fare dell’edificio un’opera del tutto originale, creata per la veduta prospettica anziché di facciata.
L’angolo, infatti, è impreziosito da due splendide candelabre scolpite da Gabriele Frisoni e da un grazioso balconcino, di poco posteriore, che accentua la direttrice visiva verso la vicina Piazza Ariostea. La struttura interna si sviluppa su tre ali, con una pianta a U originariamente simmetrica, ma alterata dai rifacimenti successivi.

Palazzo Schifanoia
Vera delizia cittadina, era antica dimora di svago della famiglia estense da cui il nome che significa “schivare la noia”. Il palazzo, la cui costruzione iniziò alla fine del Trecento, ospita il Salone dei Mesi, decorato con un ciclo di affreschi fra i più rappresentativi del XVI secolo. La facciata, un tempo coronata di merli e affrescata a finti marmi policromi, è caratterizzata da un elegante portale marmoreo disegnato da Francesco del Cossa.
Il palazzo ospita le collezioni dei Musei Civici d’Arte Antica, le cui ricche raccolte sono distribuite nell’ala tardo trecentesca dell’edificio e nelle sale del Quattrocento: si tratta di un interessante nucleo di ceramica greca, etrusca e romana, di una consistente collezione numismatica, degli straordinari codici miniati (come la Bibbia della Certosa decorata da Gugliemo Giraldi), della collezione di avori e di quella di bronzi e placchette.
(www.comune.fe.it/index.phtml?id=243 – www.ferraraterraeacqua.it/)

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