VIGEVANO: ALLA SCOPERTA DELLA PIAZZA, DEL CASTELLO E DEL DUOMO


 1216_IMG_3855RRRRRRR  Una piazza (Ducale), un castello (Sforzesco) e un duomo (dedicato a Sant’Ambrogio) che ha cambiato orientamento alla sua facciata…
Ci troviamo in provincia di Pavia, per la precisione a Vigevano.
Piazza Ducale accoglie il visitatore con la magnificenza del suo stile rinascimentale, che rappresenta uno dei migliori esempi dell’architettura lombarda del XV secolo. A volerla fu Ludovico il Moro, che la immaginò come anticamera del castello, nel frattempo trasformato a tutti gli effetti in palazzo ducale; i lavori ebbero inizio nel 1492 sotto la direzione di Ambrogio da Corte, Maestro di Camera del Duca, e terminarono due anni dopo.
Ecco come si presenta oggi la piazza agli occhi del visitatore: lunga 138 metri e larga 46, è edificata su tre lati con edifici omogenei, facciata e portici uniformi a contorno di un forum che va a ricalcare il modello romano descritto da Vitruvio. Il quarto lato è occupato dal Duomo a destra del quale, in posizione sopraelevata, troviamo il Castello.
All’epoca di Ludovico il Moro la piazza si presentava con un aspetto diverso: due archi trionfali interrompevano i portici in corrispondenza delle attuali via del Popolo e via Silva, mentre una lunga ramscuderia foto J.LattariRRRRRRRRRRRRRRpa di pietra, percorribile da cavalli e carri, interrompeva il lato sud della piazza e consentiva l’accesso al castello, in linea con l’ingresso attuale sotto la Torre. Il lato ovest continuava fino alla scarpata del castello; alcune arcate, con le colonne originali, attualmente sono inserite nel caffè Commercio. Era completamente assente la facciata barocca del Duomo.
Nel 1680 il vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz ne fece modificare definitivamente l’assetto, eliminando la rampa d’accesso al castello e i due archi trionfali, facendo inserire uno scalone a completamento del tratto mancante del lato sud e inglobando nel corpo sud una parte del lato ovest, verso il castello. Furono inoltre introdotti portici e arcate sorretti da 84 colonne, con capitelli tutti diversi e un medaglione su ogni colonna, che ritrae personaggi dell’epoca romana e rinascimentale con la presenza di motti e proverbi. Infine il Caramuel fece costruire la nuova facciata della cattedrale: l’espediente architettonico rendeva simmetrico il duomo rispetto alla piazza e mutava la “funzione politica” di quest’ultima portandolo da “ingresso” del castello (potere civile) a “anticamera nobile” del duomo (potere ecclesiastico).
La statua di San Giovanni Napomuceno, che ancora oggi caratterizza il lato occidentale della piazza, venne collocata dagli occupanti austriaci nella prima metà del Settecento.
La pavimentazione con ciottoli e lastre di serizzo risale alla metà dell’Ottocento, quando venne sostituita anche la pavimentazione dei portici, originariamente in mattoni a spina di pesce, con quella attuale. Nel 1911, ad opera dell’architetto Moretti, fu realizzato il disegno con ciottoli bianchi e neri provenienti dal Ticino e vennero inseriti i lampioni in ghisa. Tra il 1905 e il 1910 venne realizzato un ampio restauro, a opera dei pittori vigevanesi Casimiro Ottone e Luigi Bocca, che riportò alla luce i lacerti degli affreschi sforzeschi, nascosti dalle pitture settecentesche, integrandoli con una nuova decorazione pittorica in stile rinascimentale. Durante i lavori furono rifatti i tetti, con la realizzazione di camini dalle differenti forme e installati i lampioni attuali.
Tra il 1992 e il 1996, in occasione del 500° anniversario della sua costruzione, venne eseguita la ripittura della decorazione di inizio secolo e il restauro di ciò che resta degli affreschi sforzeschi originari.
Oggi la piazza rappresenta il salotto di VigevanUnesco Li Vigni HR-17RRRRRRRo, cuore antico e moderno della città, uno spazio scenografico di grande suggestione e armonia. I portici, una volta occupati dalle botteghe di commercianti in lana e seta, ospitano caffè, bar, gallerie d’arte e negozi per lo shopping di qualità.
Piazza Ducale rappresenta ancora oggi l’accesso principale al Castello. Salendo lo scalone sotto la Torre del Bramante si può accedere al cortile e visitare gli spazi già recuperati, o salire sulla Torre stessa per un visione d’insieme di tutta la città.

Il Castello
Il Castello di Vigevano, con la Piazza Ducale che funge da regale atrio d’ingresso, si può considerare una piccola città nella città, essendo per estensione uno dei più grandi complessi fortificati d’Europa.
Il primo nucleo risale all’età longobarda (VII-X secolo), mentre la sua trasformazione in residenza signorile si deve ai Visconti, specialmente a Luchino Visconti, e agli Sforza, in particolare a Ludovico il Moro. Certo è l’intervento del Bramante nella fase progettuale mentre Leonardo Da Vinci, che era presente ai lavori, ne trasse ispirazione per alcuni disegni contenuti nei suoi codici. Con la fine della dinastia sforzesca (1535) il castello passò agli spagnoli e iniziò il suo lento declino. Nel 1696 i plenipotenziari dei governi europei, qui convenuti per firmare la pace di Vigevano, lo dichiarano inagibile e quando agli inizi del Settecento diventò sede di una guarnigione austriaca, vi furono avviate trasformazioni radicali. Verso la metà dell’Ottocento divenne Caserma dell’Esercito Sardo e quindi del Regio Esercito Italiano, rimanendo sede militare fino al 1968.
Situato sul terrazzo naturale della valle del Ticino, nel punto più alto di Vigevano, il complesso architettonico del Castello rappresenta uno dei complessi fortificati più grandi d’Europa. Si presenta come un insieme di edifici inseriti in un perimetro comune che occupa una superficie di oltre 70mila metri quadri, 25mila dei quali coperti, a cui vanno aggiunti i 36mila metri quadri di cortile; una superficie enorme, che potrebbe contenere due volte Buckingham Palace, tre volte la basilica di San Pietro e sei volte il Duomo di Milano.
Complesso fortificato per rispondere ad esigenze difensive e militari, ma anche residenza di prestigio, di rappresentanza, come luogo preferito per gli svaghi e diletti della corte: in tal senso rappresenta sia una anticipazione del palazzo rinascimentale, spesso evolutosi proprio da un castello preesistente (si pensi a Urbino e a Mantova), sia una versione raffinata della tradizionale cittadella viscontea.
Totalmente separato dalla città e occultato alla vista dalle case che vi si addossano, il Castello di Vigevano appare nel suo insieme grandioso e molto suggestivo.
Il complesso è costituito dalla torre d’ingresso, detta del Bramante, tre grandi scuderie, delle quali quella vicina alla torre è detta “di Ludovico”, un atrio d’ingresso neogotico, un corpo con loggiato, detto falconiera, un ponte con loggia aerea, l’edificio principale (il maschio), due corpi ottocenteschi posti tra il maschio e la torre, il grande edificio della strada sopraelevata coperta e la rocca vecchia posta a est, che racchiude una grandiosa cavallerizza. Gli edifici sono tutti legati tra di loro in modo tale da apparire come una struttura unica con molte articolazioni.

La Torre del Bramante
La Torre, situata nel punto più alto della città, risale al 1198 e fu terminata dal Bramante alla fine del XV secolo, mentre nel XVII secolo fu aggiunto il cupolino barocco “a cipolla”, in sostituzione dell’originaria guglia conica. Alta ben 75 metri dal livello della piazza, la Torre del Bramante è l’attuale Torre Civica della città di Vigevano, di cui da sempre ne è il simbolo.
L’edificio ha una forma originale, costituita da sezioni che vanno gradualmente restringendosi man mano che ci si avvicina alla cima. Dal primo terrazzo è possibile godere di una suggestiva visuale della Piazza Ducale, del Castello e di tutta la città. La cella campanaria, inaccessibile al pubblico, ospita “il campanone”, una grande campana seicentesca collegata all’orologio della Torre, che nell’ottocento fu resa “fessa” attraverso il taglio di uno spicchio, allo scopo attutirne il suono durante la notte e permettere agli abitanti della Piazza di dormire.

Le scuderie ducaliCitta_di_Vigevano_-_Castello_foto_Li_Vigni_1RRRRRRRRRRRR
La scuderia di Ludovico il Moro è la più recente delle tre scuderie ducali. Edificata nel 1490 circa su richiesta di Ludovico il Moro, è consequenziale rispetto alle altre due esistenti. Lunga 94 metri e larga 12, si presenta all’interno tripartita da monolitiche colonne di serizzo. Ludovico il Moro fece affrescare le tre scuderie con decorazioni tipicamente bramantesche a disegni geometrici e finte architetture.
La seconda scuderia fu realizzata nel 1473 da Galeazzo Maria Sforza; ha due piani e presenta un’impostazione che rispecchia ancora lo stile gotico. Il piano terra è a vani divisi in tre navate e campate con colonne in serizzo e volte a crociera; attualmente è utilizzato per mostre temporanee. Il piano superiore ospita il Museo Internazionale della calzatura e la Pinacoteca. Sul lato posteriore si apre un cortile con tettoie e colonne, anticamente adibito alla ferratura dei cavalli.
La terza scuderia è ubicata oltre il portone neogotico d’ingresso al Castello (corso Repubblica) ed è collegata all’edificio della Falconiera. Si presenta suddivisa in tre navate; l’esilità delle colonne e le proporzioni tra gli elementi portano a pensare a una datazione anteriore rispetto alla seconda scuderia. È sede del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina (ingresso libero).

Il Maschio
Il maschio corrisponde all’antico castrum probabilmente di origine longobarda. Documenti datati intorno al XII-XIII secolo parlano di un complesso castellano che occupava l’altura poligonale al cui centro sorgeva il castello, che era “fortissimo” e aveva per prima difesa una gran fossa.
Fino al 1340 il Maschio svolgeva una funzione di difesa per coloro che vi abitavano e di rifugio sicuro per gli abitanti del borgo e dei sobborghi; dal 1345 iniziò la sua trasformazione in palazzo ducale. Fu soprattutto Ludovico il Moro, con il contributo di Donato Bramante, a conferirgli l’aspetto di un palazzo rinascimentale. Grazie all’opera di artisti e artigiani lombardi gli ampi saloni vennero affrescati e magnificamente arredati per accogliere la corte ducale, personaggi illustri e sovrani, ma anche sale per i giochi e il divertimento.
La Sala dell’Affresco prende il nome dal rinvenimento e recupero di un’antica testimonianza pittorica risaliente agli anni di Galeazzo Maria Sforza (1466-1476), primogenito di Francesco Sforza. L’affresco, oggi restaurato, consiste di lacerti che fanno presumere come la rappresentazione, in origine, dovesse apparire vivacissima dal punto di vista dei colori e affollata sul piano compositivo. Secondo gli studiosi si tratta di una delle rare testimonianze superstiti delle grandi imprese decorative avviate da Galeazzo Mario Sforza nei castelli di Milano e Pavia.

La Falconiera
Il nome della Falconiera deriva dalla sua destinazione ad allevamento dei falchi da preda. La sua costruzione è databile intorno al 1488 e la parte più antica è costituita dal piano terreno che si presenta diviso in ampie sale coperte da volte a lunetta. Il leggiadro loggiato aereo superiore, recentemente restaurato, è attribuito a Donato Bramante e presenta arcate a tutto sesto sostenute da esili colonnine di granito, con capitelli simili a quelli delle scuderie ducali. Sulle arcate sono stati recuperati affreschi con motivi decorativi d’epoca rinascimentale. Le cronache del tempo narrano che dall’edificio della Falconiera venivano fatti levare in volo i falconi per accompagnare la corte ducale nelle cacce lungo i boschi del fiume Ticino e nelle campagne della Lomellina.

La Loggia delle Dame
La Loggia delle Dame rappresenta la parte superstite del “Palazzo delle Dame”, che sorgeva accanto al Maschio e fu realizzato intorno al 1490 da Donato Bramante su incarico di Ludovico il Moro. La Loggia presenta i caratteri tipici degli edifici bramanteschi ed è da supporre che fosse riccamente decorata da affreschi eseguiti dallo stesso Bramante; presenta un profilo a sette arcate a tutto sesto in marmo bianco, che poggiano su colonne dai raffinati capitelli in pietra scura e a motivi floreali. Era, questa, la residenza riservata a Beatrice d’Este e alle sue dame e originariamente si affacciava su un giardino pensile coltivato con essenze ricercate, noto come il “Giardino della Duchessa”. Sotto la quota del giardino erano interrate le cantine del Castello. L’eliminazione del giardino con relativo sterramento è una conseguenza dei pesanti e spesso sconsiderati interventi eseguiti nel corso dell’Ottocento e finalizzati alla trasformazione del Castello in caserma per l’esercito regio.

La Cavallerizza
Maestoso edificio con una bellissima struttura a capriate in legno, realizzato nel 1837 sull’area della distrutta Rocca Vecchia. Il progetto dell’ing. Ludovico Inverardi, Commissario Delegato del Genio Militare, rispondeva all’esigenza di disporre di un maneggio coperto per i cavalli alloggiati nel castello a partire dal 1811. Accanto all’attuale Cavallerizza, oggi ristrutturata e utilizzata per manifestazioni ed eventi, sorgeva un analogo edificio crollato negli anni sessanta in seguito ad abbondanti nevicate. Al suo posto ora è stato realizzato un giardino pubblico.

La strada coperta
E’ un manufatto unico in tutta l’architettura castellana europea e rappresenta una delle più formidabili opere d’ingegneria militare medievale. La strada coperta, chiamata anche “strada serrata” o “pensile”, ha proporzioni gigantesche: è lunga 167 metri e larga 7. Supera un dislivello di 10 metri tra il Maschio del Castello e il luogo in cui un tempo sorgeva la Rocca Vecchia, fortilizio affacciato sulle campagne al limite delle mura.
Fu realizzata nel 1347 da Luchino Visconti per consentire ai signori di Milano di entrare e uscire dal Castello senza essere visti dagli abitanti del borgo, e di fuggire in caso di pericoli incombenti. È una costruzione possente che é rimasta intatta nella sua colossale struttura: i militari vi fecero transitare pesantissimi cingolati fino alla metà degli anni ‘60 del secolo scorso, senza alcun danno per la struttura. La sua realizzazione portò all’abbattimento di diverse abitazioni del borgo.

Le strade sotterranee
Si tratta di due imponenti e suggestive strutture di collegamento che, in successione, dalle immediate vicinanze di Piazza Ducale conducono, attraverso piani rialzati, all’antico fossato del Maschio del Castello e alla spazio della Cavallerizza.
Completamente percorribili grazie a un recente restauro, si presentano divise in due sezioni di grandi dimensioni che ospitano nel corso dell’anno mostre ed eventi di richiamo.
Il passaggio, specialmente del secondo tratto, consente di ammirare le stratificazioni storiche e funzionali: da scuderia, a partire dal XVIII secolo, a luogo di lavoro per le maestranze della corte ducale degli Sforza. E’ visibile il locale adibito a ghiacciaia.

Il Museo della Calzatura
Dedicato a “Pietro Bertolini”, che fin dagli anni ’30 iniziò a raccogliere calzature storiche e altri cimeli, rappresenta, in Italia, l’unico museo pubblico dedicato alla storia e all’evoluzione della calzatura, grande patrimonio economico vigevanese. È diviso in quattro sezioni: storica, etnica, moderna e curiosità. Tra i numerosi “pezzi” esposti è da ammirare la “pianella di Beatrice d’Este”, ritrovata nel castello durante lavori.

La Pinacoteca
La Pinacoteca Civica “Casimiro Ottone” è composta da dieci sale che ospitano interessanti opere di artisti lomellini e alcuni strappi di affreschi originali del XV-XVI secolo provenienti dalla Piazza Ducale. Da ammirare una preziosa opera di Bernardino Ferrari risalente al 1515.
Il Duomo
Terminiamo il nostro viaggio con la visita al Duomo, dedicato a Sant’Ambrogio. Sorto su una primitiva chiesa del Trecento, a sua volta edificata su fondamenta più antiche, risalenti a prima dell’anno Mille, fu voluto dal duca Francesco II Sforza, che ne fece avviare la costruzione nel 1532 su disegno di Antonio da Lonate. Della chiesa trecentesca fu salvata la parte absidale e alcuni frammenti degli archetti decorativi del cornicione, in stile gotico-lombardo.
Dopo la morte del duca, nel 1535, i lavori si fermarono, riprendendo diversi anni dopo grazie alle offerte dei fedeli. I lavori terminarono nel 1606 ma il completamento definitivo si ebbe nella seconda metà del ‘600, quando il già ricordato vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz progettò e fece realizzare la straordinaria facciata scenografica, giustapposta a quella preesistente per rimediare all’asimmetria dell’edificio con la piazza antistante. La particolare curvatura ellissoidale e lo straordinario equilibrio architettonico pongono l’opera tra gli esempi più raffinati di architettura barocca.
Durante tutto l’Ottocento si susseguirono numerosi lavori di restauro tra cui la costruzione dell’altare maggiore (1828-1830), opera di Alessandro Sanquirico, e la decorazione del grandioso e luminoso interno a tre navate, opera di Francesco Gonin, Mauro Conconi, Vitale Sala, Cesare Ferrari e del pittore vigevanese Giovan Battista Garberini.
L’interno è a croce latina a tre navate, e conserva notevoli opere d’arte.
La seconda cappella della navata sinistra, oltre ad un pregevole altare seicentesco ospita il Polittico Biffignandi di Bernardino Ferrari, mentre nella cappella di San Carlo o del santissimo Sacramento sono conservate altre due opere del pittore vigevanese, recentemente restaurate: il Trittico Gusberti e un San Tommaso di Canterbury tra le sante Elena ed Agata. Nelle altre cappelle laterali si conservano interessanti dipinti del ‘500 lombardo, opere di Cesare Magni e Ferdinando Gatti (detto il Soiaro). Nel terzo altare a sinistra dell’ingresso troviamo un polittico a tempera di scuola leonardesca.
Sull’altare maggiore spicca un paliotto settecentesco, con inserite figure ricamate in seta e oro tratte da un paramentale cinquecentesco. Nel transetto destro è invece possibile ammirare alcuni dipinti attribuiti a Macrino d’Alba e Bernardino Ferrari.
Di grande interesse è anche l’organo a canne che si trova in presbiterio, nella cantoria di destra, costruito nel 1782 dai Serassi di Bergamo e recentemente restaurato.
Il campanile sfrutta come base una torre trecentesca (probabilmente l’antica torre civica) su cui sono stati realizzati un primo sopralzo, nel 1450, e un secondo nel 1818, con la costruzione dell’attuale cella campanaria sormontata da merli. Nel 1716 venne completata la cupola con la copertura in rame e nel 1753 venne terminata la sacrestia capitolare.
Negli anni ’70 è stato inaugurato, nei locali dell’antica Sagrestia superiore, il Museo del Tesoro del Duomo (con accesso da Piazza Sant’Ambrogio 14), costituito in massima parte da doni di Francesco II Sforza alla novella Diocesi di Vigevano (1534). Vi sono conservati preziosi corali e codici miniati da Agostino e Ferrante Decio, un pastorale in avorio, un preziosissimo reliquiario in argento dorato cesellato di scuola lombarda (XVI sec.) denominato “La Pace”, calici e reliquiari di varie epoche, una paramentale cinquecentesco ricamato in oro zecchino e usato a Monza nel 1805 per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte. La dotazione più importante è costituita dalle due serie di arazzi fiamminghi provenienti da Bruxelles (1520) e Auderaarde (inizi XVII sec.), raffiguranti la parabola del figliol prodigo, storie di Ester e Assuero, storie di Giuseppe Ebreo e di Alessandro Magno.

Il Duomo è aperto tutti i giorni nei seguenti orari: 7-12 e 15.30-19.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *